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Abitudini

Si usa dire che l'abitudine è una seconda natura. Ma il duca di Wellington andava più in là. Egli affermava: "L'abitudine è la natura!".
E nessuno meglio di un vecchio soldato come lui poteva saperlo.

Il grande segreto dell'abitudine sta nel convertire il nostro sistema nervoso da nemico in alleato.

Fin dagli anni più teneri il bambino non viene forse abituato a rendere automatiche e abituali quante più azioni possibili?

Il libero arbitrio è stato concesso all'uomo per saggiare di che stoffa sia fatto. Chi vuole può, e la volontà non è altro che un insieme ordinato di buone e utili abitudini.

E quali sono le buone abitudini dei giovani che studiano, che lavorano, che si affacciano ora alla vita?

Crearsi un orario quotidiano che contempli l'antico e sempre valido adagio: "Prima il dovere e poi il piacere".

Sostituire al vagabondaggio sfrenato della mente e del corpo non tanto un programma, quanto un armonioso e proficuo sistema di vita.

"Semina un'abitudine e mieterai un carattere", dicono i saggi.

Non è mai troppo presto, né mai troppo tardi per iniziare o riformare un modo di vivere. Ma per fare questo non bastano le massime, né i sentimenti: occorrono le azioni.
"Non ho potuto fare quello che avevo in mente perché mi è mancato il tempo".

Eppure, le ventiquattro ore di cui disponiamo ogni giorno ci danno tutto il tempo necessario a realizzarci. Dipende dalle buone o cattive abitudini che vi mettiamo dentro.

I grandi realizzatori hanno un'abitudine fissa che mette in sott'ordine tutte le altre, compreso il nutrimento e il riposo: un certo numero di ore dedicato all'esercizio tenace. A queste ore è subentrata la loro giornata.

Attorno a queste ore ruota tutta la loro vita.
"L'abitudine - diceva Massimo D'Azeglio - è una delle grandi forze che guidano il mondo. L'abitudine, infatti è una maestra prepotente e sorniona che si insinua in noi, a poco a poco, quasi di nascosto, con la sua autorità e, piano piano, si trasforma in tirannia".

Chi si trastulla con la vita non riesce in nulla; chi non comanda a se stesso rimane sempre un servo.

Perché è così facile desiderare e tanto difficile volere?
Perché il desiderio non costa sforzo, mentre nel volere occorre la forza del carattere.
"Lavora - diceva Charles Dickens al figlio - Lavora e chi sa mai ? A forza di lavoro, qualcosa ne uscirà".

È l'abitudine che crea dal nulla una nuova qualità.

A volte la vita quotidiana ci appare uggiosa a causa delle sue monotone abitudini. Le novità sono poche e sono le sole che riescono a suscitare meraviglia, slancio, immaginazione.
L'inclinazione a coltivare la propria immaginazione può portarci a conquiste insperate e sorprendenti!
Basta guardare la gente che ha avuto in sé il senso dell'avventura e si è fatta una posizione individuale e di grande soddisfazione. Oppure gli artisti: gente che ha visto e vede il mondo da una diversa angolazione e sotto una nuova luce.
L'abitudine ad esprimersi in questa personale maniera ha fatto di loro quello che sono.

Tenersi assiduamente occupati in ogni ora della giornata dà soddisfazione e pienezza alla nostra vita quotidiana.

Una delle migliori abitudini dei giovani che studiano è quella di coltivare le idee. Studiando le grandi discipline per tradurle a misura d'uomo, è necessario saper cogliere le intuizioni che esse suscitano.

Mozart ebbe l'idea del quintetto del "Flauto magico" giocando al biliardo e Berlioz trovò una frase musicale che inseguiva da tempo dopo un tuffo nel fiume.

Stanco, malato, costretto a non aprire bocca per paura delle emorragie Stevenson continuò impavido a scrivere ogni giorno. La preghiera entrava sempre nei suoi programmi: "Signore, concedimi coraggio, gaiezza e serenità". E fu con questi principi, con queste abitudini, che diffuse luce e coraggio su quanti lo circondarono.

Non vogliamo parlare soltanto delle grandi abitudini da coltivare, ma anche e soprattutto delle piccole, quotidiane abitudini accessibili a tutti, specialmente ai giovani che cominciano a vivere e già si dibattono nell'eterna lotta tra il fare e il non fare, tra ciò che è bene e ciò che è male.

È necessario, prima di tutto, abituarsi a una visione serena e ottimistica della vita; a utilizzare i momenti vuoti; percorsi in treno, in auto, in filobus.

Poi correggere le abitudini dannose: la pigrizia, la disattenzione, lo spreco sistematico di parole e di sentimenti.

Non dobbiamo considerare solo l'aspetto meno attraente dell'abitudine che è quello di rendere monotone le cose.
Se guardiamo più attentamente, scopriamo la forza positiva dell'abitudine, che non è nello scialbo grigiore di un ripetersi di azioni, ma nel coraggio di proporsi nuove mete, di trovare proprio nelle azioni quotidiane lo spirito di eterna avventura che trasforma la vita in un viaggio rischioso, ma affascinante.

Chi è giovane è sempre proiettato verso il futuro e verso la novità. La vita però non è solo fatta delle cose che non abbiamo, ma anche e soprattutto di quelle che abbiamo, che non sappiamo di avere o non sappiamo apprezzare.

Un nuovo modo di vedere le cose vicine, le cose dell'oggi, è un viaggio di scoperta e di avventura, forse più bello e più nuovo che non un viaggio d'evasione.

Occorre abituarsi a vedere con occhi nuovi ciò che abbiamo creduto di vedere tutti i giorni.

Se abbiamo fede in noi, nella vita, in Colui che ci custodisce, sapremo vedere con spirito diverso, con rinnovata attenzione la realtà quotidiana, e non ci sentiremo mai soli.

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