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"UN LIBRO DIVERSO NELLA BIBLIOTECA DELL'UMANITÀ"

I grandi libri dell'umanità sono numerosi. Tuttavia nessuna opera, antica o moderna, può venire paragonata alla Bibbia: essa ha una storia e uno scopo del tutto singolari.

Quando diciamo "Bibbia", usiamo una parola greca che significa "il libro" o "i libri" o "biblioteca".

Infatti, per gli Ebrei e per i Cristiani quest'opera è "il libro per eccellenza"; ai loro occhi riveste un'importanza unica e straordinaria perché lo considerano come divino: in esso trovano la Parola di Dio e la Storia di Dio nel Suo rapporto con l'umanità.

In questa rubrica d'informazione biblica potrete leggere un contesto biblico, le relative "osservazioni" sul medesimo, ed infine, una rubrica costituita da interessanti "puntualizzazioni" su parole o frasi.

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Le acque curative

Le sorgenti di acqua calda erano conosciute e utilizzate a scopo di cura fin dalla lontana antichità. Spesso erano considerate manifestazioni soprannaturali e poste sotto la protezione degli dèi.

Lo storico greco Erodoto (morto verso il 425 a.C.) può dirsi quasi l'inventore della "crenoterapia", cioè della cura con acque di particolari sorgenti: egli ha stabilito la tecnica dei bagni e la durata dei trattamenti, indicando anche le stagioni più propizie.

Dopo di lui il filosofo greco Aristotele (384-322 a.C.) ha esaltato le virtù salutari dei vapori di sorgenti calde.
Il poeta Pindaro (contemporaneo di Erodoto) cantò i bagni di Himera, in Sicilia.

I Romani furono maestri in materia. Crearono a Baia, presso Napoli la stazione termale più frequentata e più raffinata dell'antichità. E dopo la conquista di Giulio Cesare, organizzarono anche in Gallia (Francia) molte stazioni termali. Tra esse, quella di Plombières, dove 19 secoli dopo si incontrarono - con la scusa delle cure - Camillo di Cavour e Napoleone III per trattare l'alleanza franco-piemontese.

All'epoca di Gesù erano famose nel Medio Oriente le stazioni termali di Damasco, di Antiochia e di Dura-Europos. In Palestina, conosciamo, di quel tempo, almeno due sorgenti d'acqua calda frequentate a scopo di cura. La prima è quella di Emath, o El Hammam, presso il lago di Tiberiade (citata dal Talmud e dallo storico Flavio Giuseppe). L'acqua sgorgava a 60 gradi e bisognava lasciarla raffreddare prima di immergersi: conteneva solfuri, cloruri e magnesio, efficaci contro reumatismi e malattie cutanee.

La seconda, citata ancora da Flavio Giuseppe, è quella di Call�roe, a est del Mar Morto, la cui acqua calda era anche "buona da bere": era un insieme di dieci sorgenti, disseminate lungo alcuni chilometri ne zampillava un'acqua solforosa, alla temperatura di 70 gradi. C'erano poi le terme in cui Erode il Grande andò a curare le orribili piaghe che infestavano il suo corpo e che lo portarono a morte. Ma di esse. finora non è stata ancora trovata traccia.

IL FLAGELLO DELLE CARESTIE

L'Impero Romano, anche al culmine della sua prosperità, ha conosciuto spesso gravi crisi alimentari dovute all'irregolarità dei rifornimenti in cereali.

Le province di Grecia e di Asia Minore, con piogge irregolari, sono spesso minacciate dalla carestia, specie dopo la loro annessione a Roma, che le ha separate dai tradizionali "granai" della Russia meridionale.
Quanto all'Egitto, la sua ricchezza dipende dalle piene del Nilo: una siccità insolita può dunque rivelarsi catastrofica.
Và sottolineato, inoltre che la prosperità romana è legata al commercio fra le province, e perciò alla regolarità delle comunicazioni.

E i trasporti marittimi sono a volte insidiati dalla pirateria, mentre quelli terrestri hanno l'inconveniente di essere lenti e spesso costosi.
Bastano certi incidenti di viaggio, dei ritardi, un naufragio, per provocare carestie parziali o generali.

Così, a partire dal primo secolo dopo Cristo, si registrano carestie in Asia Minore e anche in Italia. In Africa, si ha notizia di carestie parziali, dovute alle difficoltà nei trasporti. In Macedonia, la frequente penuria è dovuta invece alla necessità di rifornire innanzitutto le guarnigioni romane che la presidiano.

Queste crisi alimentari sono pericolose anche per i disordini sociali che ne derivano. Per fronteggiarli, i responsabili fanno quasi sempre appello ai cittadini più ricchi, incaricandoli di rifornire il mercato locale a loro spese, e compensandoli con distinzioni onorifiche. Nei casi più gravi, si arriva anche alle requisizioni presso i grandi proprietari.
Gli stessi imperatori, di fronte al pericolo, tentano di dare un'organizzazione all'agricoltura. Nel primo secolo dopo Cristo, Domiziano promulga un editto per frenare l'estendersi dei vigneti a danno dei campi di cereali.

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