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"UN LIBRO DIVERSO NELLA BIBLIOTECA DELL'UMANITÀ"

I grandi libri dell'umanità sono numerosi. Tuttavia nessuna opera, antica o moderna, può venire paragonata alla Bibbia: essa ha una storia e uno scopo del tutto singolari.

Quando diciamo "Bibbia", usiamo una parola greca che significa "il libro" o "i libri" o "biblioteca".

Infatti, per gli Ebrei e per i Cristiani quest'opera è "il libro per eccellenza"; ai loro occhi riveste un'importanza unica e straordinaria perché lo considerano come divino: in esso trovano la Parola di Dio e la Storia di Dio nel Suo rapporto con l'umanità.

In questa rubrica d'informazione biblica potrete leggere un contesto biblico, le relative "osservazioni" sul medesimo, ed infine, una rubrica costituita da interessanti "puntualizzazioni" su parole o frasi.

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L'alleanza con Noè e con l'umanità

Testo biblico: GENESI capitolo nono

"Poi Dio benedisse Noé e i suoi figli, e disse loro: 'Siate fecondi e moltiplicatevi e riempite la terra. Il timore e il terrore di voi sia in tutte le fiere della terra e in tutti gli uccelli del cielo. Tutto ciò che striscia sul suolo e tutti i pesci del mare sono dati in vostro potere. Ogni rettile che ha vita sarà vostro cibo; tutto questo vi dò, come già le verdi erbe. Soltanto non mangerete la carne che ha in sé il suo sangue. Certamente del sangue vostro, ossia della vita vostra, io domanderò conto: ne domanderò conto ad ogni essere vivente; della vita dell'uomo io domanderò conto all'uomo e a ognuno di suo fratello!
Chi sparge il sangue di un uomo, per mezzo di un uomo il suo sangue sarà sparso; perché quale immagine di Dio ha Egli fatto l'uomo. Quanto a voi, siate fecondi e moltiplicatevi; brulicate sulla terra e soggiogatela".

Poi Dio disse a Noé e ai suoi figli: " Quanto a me, ecco che io stabilisco la mia alleanza con voi e con i vostri discendenti dopo di voi, e con ogni essere vivente che è con voi: con gli uccelli, con il bestiame e con tutte le fiere della terra che sono con voi, da tutti gli animali che sono usciti dall'arca a tutte le fiere della terra. Io stabilisco la mia alleanza con voi: nessun vivente sarà più distrutto a causa delle acque del diluvio, né più verrà il diluvio a devastare la terra".

Poi Dio disse: "Questo è il segno dell'alleanza che io pongo tra me e voi e tra ogni essere vivente che è con voi, per tutte le generazioni future: io pongo il mio arco nelle nubi, ed esso sarà un segno di alleanza fra me e la terra. E quando io radunerò le nubi sulla terra e apparirà l'arco sulle nubi, allora mi ricorderò della mia alleanza, che è tra me e voi e ogni essere vivente in qualsiasi carne: le acque non diverranno mai più un diluvio per distruggere ogni carne. L'arco apparirà nelle nubi e io lo guarderò per ricordare l'alleanza eterna tra Dio e ogni essere vivente in ogni carne che è sulla terra".

Poi Dio disse a Noé: "Questo è il segno dell'alleanza che io ho stabilito tra me e ogni carne che è sulla terra".

NOÉ E I SUOI FIGLI

"I figli di Noé che uscirono dall'arca furono: Sem, Cam e Iafet; e Cam è il padre di Canaan. Questi tre sono i figli di Noé, e da questi fu popolata tutta la terra. Noé incominciò a fare l'agricoltore e piantò una vigna. Bevuto del vino, si inebriò e si scoperse in mezzo alla sua tenda. Cam, padre di Canaan, vide il padre scoperto e uscì a dirlo ai suoi due fratelli. Allora Sem e Iafet presero il mantello, se lo misero ambedue sulle spalle e, camminando a ritroso, coprirono la nudità del loro padre: e siccome avevano le loro facce rivolte dalla parte opposta, non videro il padre scoperto.
Quando Noé, risvegliatosi dalla sua ebbrezza, seppe quanto gli aveva fatto il figlio minore, disse: 'Sia maledetto Canaan! Sia schiavo infimo dei fratelli suoi!".

Disse poi: "Benedetto sia il Signore, Dio di Sem! Ma sia Canaan suo schiavo! Dio dilati Iafet e dimori nelle tende di Sem! Ma sia Canaan suo schiavo!".

E Noé visse, dopo il diluvio, trecentocinquanta anni. E l'intera vita di Noé fu di novecentocinquanta anni, poi morì".

OSSERVAZIONI

Alla nuova umanità Dio riserva la stessa benedizione delle origini.
Infatti in Genesi 1:28 si diceva: "Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra e soggiogatela, dominate sui pesci del mare, sugli uccelli del cielo, sul bestiame e su ogni essere vivente che striscia sulla terra".

Si ripetono ora parole analoghe (vv.1-2 e 7); si aggiunge, però, la possibilità di superare la dieta vegetariana presentata in Genesi 1:29: ora l'uomo potrà cibarsi anche degli animali, ma con una riserva, quella della carne col sangue, sulla scia di ciò che si imporrà poi a Israele in Deuteronomio 12:23: "Astieniti dal mangiare il sangue perché il sangue è la vita".

I Testimoni di Geova, leggendo alla lettera (e non nel suo vero spirito) questo testo, proibiscono la trasfusione di sangue, che considerano come un "mangiare sangue".
In realtà, come si spiega nel nostro passo, il sangue è il simbolo della vita e l'autore sacro vuole in questo modo esaltare il primato assoluto di Dio sulla vita.
Per tre volte si martella quel "domandare conto" della vita uccisa da parte dell'unico Signore della vita. E ciò che viene poi ribadito con un'antica formula proverbiale modellata in modo ritmico e destinata a condannare ogni violenza: "shofek dam ha-adam, ba-adam damo jisshafek"; che in ebraico letterale dice: "chi sparge il sangue di un uomo, per mezzo di un uomo il suo sangue sarà sparso" (v. 6).

E si aggiunge subito la ragione profonda di questo monito: l'uomo è stato creato a immagine di Dio.

Alla base della difesa della vita di ogni creatura umana c'è, dunque, una ragione squisitamente religiosa che risale alla pagina stessa della creazione.

Per due volte nel capitolo 1º della Genesi, infatti, si affermava: "Facciamo l'uomo secondo la nostra immagine, come nostra somiglianza ... Dio creò gli uomini secondo la sua immagine; a immagine di Dio li creò" (1:26-27).

E dopo il delitto di Caino, il testo biblico ritornerà sul tema:
"Quando Dio creò Adamo, lo fece a somiglianza di Dio"(5:1).
L'uomo porta in sé il sigillo stesso di Dio ed è per questo che la sua esistenza, simboleggiata nel sangue, è affidata solo al Creatore.

Nel libro di Giobbe si dirà: "Il Signore ha in mano l'anima di ogni vivente e il respiro di ogni carne umana" (12:10). E al monito sul sangue da non spargere farà eco anche Gesù quando dirà, nel Getsemani: "Tutti quelli che mettono mano alla spada, di spada periranno" (Matteo 26:52).

Alla benedizione, che ricalca quella degli inizi della creazione, si aggiunge ora un nuovo elemento importante, l'alleanza tra Dio e Nob.

Il legame che si stabilirà poi in modo intenso con Abramo e quindi con Israele è qui anticipato: tutta l'umanità ha un vincolo profondo col Creatore; anzi, tutto l'essere è unito a Dio attraverso un impegno di solidarietà e di salvezza. Infatti, il Signore promette di tutelare la sua creazione, anche se in essa talora affiora il male.

Per Abramo, nel capitolo 17 della Genesi, il segno vivo dell'alleanza sarà la circoncisione; per Nob e per l'intera umanità il segno è cosmico ed è l'arcobaleno che sfolgora nel cielo dopo il diluvio.

Nelle parole di Dio si nota un'insistenza particolare sul tema del "segno dell'alleanza", dell'alleanza stessa e dell'"arco nelle nubi".

Si è pensato che l'arcobaleno sia visto qui come l'arco di guerra che il Dio guerriero e vendicatore del diluvio depone trasformandolo in quel pacifico e multicolore segno di quiete dopo la tempesta. Per molte culture l'arcobaleno è quasi il ponte tra terra e cielo.

Attraverso questo simbolo la Bibbia vuole esprimere il dialogo e l'alleanza che intercorrono tra Dio e l'intera umanità. E' quella che si potrebbe chiamare "la rivelazione e la salvezza cosmica". E Dio ripeterà in Isaia:
"Per me è sempre come ai giorni di Noé, quando giurai che non avrei più riversato le acque di Noé sulla terra"(54:9).

La storia di Noé si chiude ora con un curioso episodio, che ha innanzitutto lo scopo di descrivere le origini della viticoltura, una coltivazione tipica dell'area mediterranea. Certo, secondo quanto dice il Salmo 104:15, "il vino allieta il cuore dell'uomo"; ma, come si rappresenta vivacemente nel nostro racconto e in altri deliziosi testi biblici (a suo tempo leggeremo Proverbi 23:29-35 e altro), il vino è rischioso e può umiliare l'uomo.

Infatti, Noé ubriaco "giace scoperto in mezzo alla sua tenda". Suo figlio Cam "vede il padre scoperto" e lo racconta ai fratelli Sem e Iafet, che, con rispetto, "coprono la nudità del loro padre". Qual è il peccato di Cam?

Alcuni pensano che, dietro il velo del racconto, si voglia alludere a una violazione da parte di Cam dell'harem del padre, con un incesto: l'espressione "scoprire la nudità" nel linguaggio biblico significa appunto "compiere un atto sessuale".
Tuttavia, dato che poi i fratelli "coprono la nudità del padre Noe, è più facile ritenere che qui si voglia solo condannare la mancanza di rispetto nei confronti del padre e capofamiglia da parte di un figlio.

In pratica una violazione del quarto comandamento. Ma la sorpresa è nella maledizione che Noé scaglia, una volta risvegliatosi dall'ebbrezza. Essa, infatti, non colpisce Cam ma Canaan, suo figlio.

Da questo si riesce a comprendere come il passo biblico non voglia assolutamente affermare la superiorità della razza semita e ariana (o "giapeta" da "Iafet") nei confronti di quella camito-africana, come purtroppo è stato in passato teorizzato.

Canaan, come è noto, era la popolazione indigena della Palestina e aveva spesso rappresentato la grande tentazione per Israele attraverso i suoi culti idolatri sessuali. Risalendo al suo ideale capostipite, la Bibbia vuole ora condannare in Canaan non solo un avversario d'Israele ma soprattutto l'emblema dell'idolatria e della degenerazione religiosa. Il primato, per ragioni opposte, è riservato a Sem, da cui discende Israele, a cui è dedicata la benedizione più solenne.

PUNTUALIZZAZIONI.

  • L'ARCOBALENO.
    È il segno dell'alleanza con Noé, cioè la nuova umanità. "Arcobaleno" e "arco" in ebraico si indicano con lo stesso termine.
    Nel mondo antico l'arcobaleno era infatti considerato l'arco degli déi.
    Quando compariva, al termine delle piogge violente indicava che gli déi avevano cessato di combattere, deponendo l'arco. Per questo era comunemente ritenuto un segno di pace.

  • L'ALLEANZA.
    La storia di Noé è il primo testo biblico in cui Dio stipula un'"alleanza" con l'uomo.
    Si tratta di un concetto molto importante nella Bibbia: Dio stipula un'alleanza con Abramo; con il suo popolo al Sinai e a Sichem dopo l'entrata nella terra promessa; quindi con Davide.
    Nei profeti questa idea verrà ripresa fino a giungere a parlare di "nuova alleanza" in Geremia 31:31-34. L'idea di alleanza si trova anche nei Vangeli, in particolare nei racconti dell'ultima Cena ove Gesù agli apostoli parla di un'alleanza" nel suo sangue (Matteo 26:28; Marco 14:24; Luca 22:20).

  • I PRECETTI NOACHICI.
    Partendo dal testo che qui si legge e da Genesi 2:16 - ove si trova un comando divino indirizzato ad Adamo - la tradizione giudaica parla di "precetti noachici", comandamenti che devono essere validi per tutti i discendenti di Noé, cioè per tutti gli uomini (diversamente dai comandamenti dati da Dio a Mosé al Sinai che valgono per il popolo d'Israele). Tali precetti sono sette:

    1. rifiuto dell'idolatria.
    2. proibizione della bestemmia.
    3. divieto di spargere sangue - cioè: "non uccidere".
    4. non commettere peccati sessuali.
    5. non rubare.
    6. non mangiare un membro di animale vivo.
    7. stabilire un sistema legale.

    Fra i non ebrei, i "gentili giusti" sono quelli che osservano tali precetti.

  • IL CIBO DELL'UOMO DOPO IL DILUVIO.
    In contrapposizione a Genesi 1:29, ove si imponeva una dieta vegetariana, ora all'uomo viene dato in cibo anche ciò che ha vita. È un segno che la situazione dell'uomo è diversa dalla condizione originaria ideale.

  • LA VIGNA E IL VINO.
    Due elementi questi che sono, in genere, segno di prosperità e di gioia. La terra promessa è una terra di vigneti (Deuteronomio 8:8); la vigna è simbolo di fecondità (Salmo 128:3).
    Come bene prezioso diventa simbolo del popolo di Israele, scelto da Dio come sua vigna (Isaia 5:7), che però ha tradito le attese del suo Signore. In questo senso ritorna anche nelle parabole di Gesù.

  • RISPETTO DEL PADRE.
    L'ubriachezza è spesso condannata nella Bibbia. "Guai ai campioni nel bere vino!" esclama Isaia (5:22).
    Ma il dovere di rispetto verso il padre è fondamentale Proverbi 28:24, sentenzia che: "Chi spoglia suo padre e sua madre e dice: "Non è colpa", è compagno di un brigante".

    In un testo antico proveniente da Ugarit, in Siria, si parla del dovere del figlio di prendersi cura del padre ubriaco. Si prega anche la divinità affinché benedica il suo fedele e gli conceda di avere un figlio, che, tra le altre cose, "lo prenda per mano quando è ubriaco e lo accompagni quando è sazio di vino" (Epica di Aqhat 1, 32-33).
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