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Apertura

La spiritualità, quando è vera e genuina, suppone un continuo rinnovamento di noi stessi, un contatto sempre più nuovo e sempre più autentico con i problemi di ogni giorno.

Spiritualità significa infatti freschezza, coraggio per disfarsi di ciò che non serve o non vive, per rivestirsi di fermenti, di idee e di impegni nuovi.

Spiritualità significa coraggio di sapersi rinnovare, non per sciocca smania del nuovo, ma perché tutta la vita è un continuo rinnovamento di idee le quali preparano un domani che potrebbe essere completamente diverso da ieri, ma altrettanto valido e positivo.

Se sollevo lo sguardo, vedo davanti alla mia finestra un albero che sui rami nudi dell'inverno ha già indossato un verde presentimento di primavera. È lì da sempre, a segnare il passare del tempo e delle stagioni, ora con i rami grigi e spogli, ora con le foglie e i frutti, ora con il giallo malato dell'autunno. È il vecchio albero della mia infanzia, che sembra sempre uguale, ma ad ogni stagione si veste a nuovo, tenero e splendido, uguale e diverso.

La vita morale dell'uomo assomiglia molto all'albero: per dare i suoi frutti, esso deve rinnovarsi, spogliarsi e poi rivestirsi di verde, lasciare morire una parte di sé per ritrovarsi più rigoglioso, più splendido.

Alcuni credono che la vita spirituale debba essere per natura immobile, un conformismo stagnante di abitudini, di forme e di gesti: hanno quasi paura di rinnovarsi, di lasciar morire qualcosa per ritrovare una freschezza nuova.
Altri pensano che sia obbedienza e fedeltà ad uno stampo immutabile, concepiscono la fedeltà alle idee e ai princìpi come un congelamento senza vita, credono che cambiare qualcosa sia un rischio inutile, e allora si fermano e si bloccano dentro, si chiudono nel loro guscio come pipistrelli in letargo e non osano neppure mettere fuori il capo per vedere se intorno sta cambiando qualcosa.
Oggi sono come erano dieci, venti o trent'anni fa, come se per essi il tempo fosse una prigione di ghiaccio e non esistesse un disgelo nelle idee, negli uomini e nei problemi.

Se esiste un pericolo vero e reale, questo è l'immobilità, la sclérosi delle forme che immancabilmente si trascina dietro una sclérosi delle idee.

"Spirito" significa vento, un qualcosa che soffia sempre nuovo e sempre diverso, come tra i rami dell'albero sconvolto dal vento rinnovatore della primavera.
Chiudersi alle idee nuove, al vento che soffia, significa adagiarsi nelle abitudini, nel conformismo più piatto, la cui immobilità è come una lenta morte dentro la sconvolgente ricchezza che si chiama vita.

Rinnovarsi significa riconoscere che qualcosa è morto o sta morendo dentro e fuori di noi, e che qualcosa di più giovane e di più vitale sta spuntando sui rami.

Rinnovarsi significa accettare un certo autunno e una certa morte, ma vedere sui rami le foglie e le gemme di una primavera che batte alla porta. Spiritualità significa le foglie verdi che ancora non vediamo, l'aria che si rimescola quasi con furia per rinnovare la vita.
Ecco perché la vita é composta di due parole che alcuni preferirebbero vedere bandite dal vocabolario: pluralismo e apertura.

Pluralismo è una parola di moda, ma l'idea è antica come il mondo.
Pluralismo significa che il bene, le idee, la vita non hanno uno stampo unico. Dio ci ha creati diversi, milioni di stampi diversi, milioni di coscienze diverse, ognuna delle quali ha il diritto di vedere e di impostare il proprio problema vitale secondo la libera disponibilità delle scelte.

Se vogliamo essere accettati dagli altri ("amare" significa accettare ed essere accettati), dobbiamo essere convinti che ci maturiamo e ci arricchiamo aprendoci agli altri, non imponendo il nostro piccolo stampo, ma rispettando e accettando con coraggioso e spassionato realismo, il contributo degli altri. Chiusi dentro il nostro guscio, paurosi di scambiare il vecchio con il nuovo, rischiamo di diventare dei piccoli fossili senza primavera e senza vita.

Ecco perché l'apertura alle nuove idee, non è un segno di debolezza, ma una dimostrazione di ricchezza e di forza. Chi ha paura delle novità, chi vede in ogni idea nuova una minaccia e non già una gemma di vita irrompente, ha già cominciato a morire.
Persone siffatte sembrano botteghe ambulanti di antiquariato e di cianfrusaglie, polverosi ripostigli di cose che non servono più.
Certamente ci vuole coraggio per cambiare, ma arroccarsi ostinatamente in certi gusci vuoti significa non avere fede nello spirito che soffia dove vuole, attraverso i rami dell'albero e nelle pieghe della coscienza.

Essere giovani, anche a dispetto degli anni, significa rinnovarsi sempre, non fare del nostro vecchio "io" di ieri il feticcio di oggi; essere giovani significa aprirsi a ciò che nasce, abbandonarsi con fiducia al continuo rimescolamento degli uomini e delle idee, credere alla primavera che sconvolge e ricrea.

Il pluralismo e l'apertura verso il nuovo non sono mai una scelta di moda, ma una tensione costante della crescita e della maturità personale.

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