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L'autocritica

Certi termini hanno un potere evocatorio particolarmente incisivo. La parola "autocritica" evoca immediatamente tutto un ambiente e tutta una precisa mentalità di certo mondo politico-sociale, quando non fa pensare addirittura a procedimenti quanto meno sbrigativi nell'ambito di processi discutibili e discussi.

Così, senza sua colpa "autocritica" è diventata una parola sospetta. Invece è magnifica.
Esprime, nella sua accezione autentica, non storpiata da deformazioni di sorta, una delle più ammirevoli capacità dello spirito umano.

Vi sarà capitato, fra i giovani soprattutto, ma talvolta anche fra persone di una certa linea di vita, di sentire dire di una persona questo elogio che, meritato, è davvero un magnifico passaporto per la vita: "Sà farsi l'autocritica; sà valutarsi onestamente; è capace di riconoscere i suoi sbagli ...".

Certo, è una dote abbastanza rara questa sincerità spietata con sé stessi che fa da substrato a ogni vera autocritica.
Una dote difficile da conquistare e anche da conservare (siamo sempre cos´┐Ż agili a certi dietro-front quando si tratta di scusare noi stessi), ma che merita senza dubbio l'impegno di un uomo.

Che significa in realtà fare dell'autocritica?
Significa riconoscere in tutta semplicità quello che si è e quello che si fa. Spassionatamente. A tutti i livelli.
Non sempre sarà necessario anche esprimerla di fronte ad altri.
L'importante è farla con se stessi. Del resto, assai spesso, questo è il difficile. Chi si riconosce quale realmente è, ha già nella maggior parte dei casi abbastanza saggezza per non temere più il giudizio degli uomini, per cui il manifestarsi nella sua reale dimensione davanti agli altri, non costituisce più per lui un trauma.
Per fare dell'autocritica è prima di tutto necessario avere le idee chiare.
"Toh, dite voi, credevo che fosse necessario avere molta umiltà, prima di tutto". D'accordo, l'umiltà ci vuole. Ma viene dopo. Dopo che?
Dopo l'esatta presa di coscienza della propria situazione esistenziale, in parole più correnti: di quello che siamo davvero, di quello che siamo in grado di fare e di quello che la particolare situazione richiedono da noi.

Una volta messo a fuoco la situazione e operato di conseguenza, possiamo metterci davanti allo specchio e valutarci seriamente. "È chiaro come il sole che in questa precisa situazione il tuo dovere era di comportarti in quel certo modo. Per tali e tali non giustificabili motivi ti sei comportato esattamente all'opposto. Ora vediamo come si può rimediare".
Potrebbe essere questo un discorsetto tipo, diciamo, una autocritica al di fuori di ogni retorica.

Quanti di noi hanno questo tipo di coraggio senza fanfara e stretta di mano, questo coraggio ... casareccio ma formidabile?
Del resto non ci si arriva di colpo. Lo si conquista a forza di pazienza (e anche di piccole vigliaccherie solo in un secondo momento scontate).

Ma a consolazione di chi ha deciso di provarci, ecco una grossa verità: davvero questa è un'azione liberante, tonificante. Noi spesso sosteniamo che ci sentiamo assai bene dopo aver trovato il coraggio di "cantarla chiara in faccia", a gente che per un qualsiasi motivo non ci và a genio.
Si sta molto meglio dopo che si è riusciti a raggiungere tale limpidezza con sé stessi. Ci si sente capaci di possedersi, di guardarsi con occhi sinceri. Capaci di diventare migliori. Ci si sente uomini, insomma. Non è poco. Perch&ecute;, dopotutto, questo è il valore del saper fare l'autocritica: non certo la magra soddisfazione di accorgersi con tutti i particolari di cronaca, che ancora una volta abbiamo fatto cilecca. Bensì la spinta psicologica che viene dallo sforzo su di sé e dalla conseguente liberazione interiore, per cui di nuovo, subito, noi vogliamo qualcosa di meglio e di più da noi stessi.

Un'autocritica senza questa carica di speranza e di ripresa sarebbe un grosso guaio.
Ma quel ritrovarsi limpidi e netti, deve avere su di noi l'effetto sferzante della pura aria di un mattino sulla neve, una tonificante persuasione di possibilità tutte ancora aperte, di forze tutte ancora da valorizzare, di bellezze da scoprire.
E perché il nostro discorso sia equilibrato e completo anche se certo troppo saettante su concetti che andranno invece approfonditi a livello personale, guardiamo anche l'altro lato della realtà, che è pure necessario considerare.

Quando si parla di autocritica si pensa sempre e immediatamente a una critica di noi stessi che ci riveli tutti i lati peggiori. Ma una persona deve conoscersi completamente. E dentro di noi non c'è solo il male. Tutt'altro.
Generalmente si è portati a notare dentro di noi solo ciò che contrasta con i principi dell'educazione che abbiamo ricevuto e forse si può addirittura dire che più l'educazione è stata esigente, precisa, diciamo severa, più sono proprio gli aspetti negativi della nostra personalità che siamo indotti a rilevare, e talora ne restiamo addirittura sgomenti.
Questa osservazione apre tutto un discorso sulla educazione vera e sulle sue contraffazioni, sull'arte di aiutare una persona a costruirsi e sul terribile impegno con cui alcuni che si credono educatori si applicano a bloccare in realtà una personalità in formazione. Ma sarebbe un discorso troppo lungo e ci porterebbe troppo lontano. Torniamo al nostro ... "guardarci dentro".

Siamo gentili con noi stessi, una buona volta: non è vero che abbiamo dentro di noi una quantità di desideri buoni, di buona volontà, di sentimenti bellissimi?
Riconoscerli e provarne gioia, è anche questo autocritica della migliore lega. È prendere realmente coscienza di sé, di tutta la propria realtà conoscibile. È prendere la propria anima nelle mani, per innalzarla. Come un dono. Come un rendimento di grazie. È realizzare, nella misura che ci è possibile, il grande segno di tutta l'umanità, l'ammonimento degli antichi saggi: "Conosci te stesso". La sola, vera, incommensurabile, esaltante conquista dell'uomo.

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