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Il battesimo di Gesù
Nel Vangelo di Marco, capitolo 1º, versetti da 9 a 13:
"Ed accadde in quei giorni che Gesù venne da Nazareth di Galilea e si fece battezzare da Giovanni nel
Giordano.
E, appena risalito dall'acqua, vide aprirsi i cieli e lo Spirito, come colomba discendere su di lui. E venne una voce dal cielo:
"Tu sei il mio diletto, in te mi sono compiaciuto".
E subito lo Spirito lo spinse nel deserto.
E rimase nel deserto quaranta giorni tentato da Satana.
E viveva con le fiere, e gli Angeli lo servivano"
Ecco Gesù che riceve il battesimo ed è tentato dal demonio. Che scopo ha per Gesù
questo battesimo? Non è forse lui l'innocente, l'impeccabile, il Figlio di Dio? Sì lo è.
Ma ci dice l'apostolo Paolo: che non sperimentò il peccato, Iddio "lo fece per noi peccato, affinché noi in
lui diventassimo giustizia di Dio".
Ossia, Cristo prese su di sé i nostri (i miei) peccati; fu fatto peccato, fu trattato come un peccatore, per farmi
partecipare alla giustizia di Dio.
Collocandosi accanto ai ladri, ai briganti, dimostrando segni di ravvedimento come coloro che si facevano battezzare da
Giovanni, egli mi dice che prende su di sé la mia colpa per portarla come mio rappresentante ed espiarla per me.
Con questo atteggiamento egli intende indicarmi in che cosa consiste e come si realizza il cambio di mente.
Esso consiste nell'intraprendere la lotta contro il peccato. Anche in questo egli si è fatto uno dei nostri: "Egli
è stato tentato in ogni cosa", ma ha vinto.
Questi due fatti che presentano Gesù uomo, come uno di noi, umiliato e tentato, non devono farmi
dimenticare la grande realtà che è Gesù: egli è il Figlio di Dio. Si è fatto uomo per essere
mio fratello, per espiare il mio peccato, per insegnarmi a lottare contro Satana, contro il male.
Le parole lette nel Vangelo di Marco sono ricche di insegnamento per la mia vita. Gesù non ha avuto
paura di presentarsi come penitente; non si è vergognato dei miei peccati, anzi li ha presi su di sé per espiarli,
per liberarmi da essi, per dirmi che, se voglio essere suo, devo con lui lottare contro il male, contro Satana. Se voglio essere
suo devo essere come lui e con lui.
Come abbiamo visto nella precedente numero, "ravvedermi" vuole dire rivolgermi sempre più
verso Gesù, - che è continuamente rivolto verso il Padre -, per imitarlo, per trasformarmi sempre più in lui,
per sentirmi dire dal Padre: "Anche costui è il mio figlio diletto".
Questa mia trasformazione la devo e la posso ottenere attraverso lo studio del Vangelo, per potere imitare il
Cristo e farlo vivere nella mia vita.
Allora riuscirò a lottare, con lui e come lui, e a vincere come egli ha vinto. La vita di Gesù è una vita
vittoriosa. Con Gesù anche la mia via può essere vittoriosa!
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