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Buon senso

Parlare di buon senso è piuttosto difficile perché ognuno di noi mette nella parola la sua sfumatura personale, l'inconfondibile accento del suo carattere.

Quasi sempre chi non ha buon senso pensa di essere la persona più sensata del mondo; chi ne ha, esso è talmente connesso con il timbro del carattere e così spontaneo da sembrare una qualità senza importanza.

Del nostro buon senso si accorgono soprattutto gli altri, tutte le persone che sono entro il cerchio del nostro agire quotidiano. La persona che ha buon senso è quella in cui le doti del carattere, il modo di comportarsi e di scegliere, formano un complesso equilibrato e sereno, senza scompensi e senza lacune.

Buon senso significa dosaggio di valori ed equilibrio nelle scelte; misura di discrezione, di responsabilità e di tatto.

Prima di iniziare un lavoro e assumersi un impegno, la persona sensata ne prevede tutte le possibili conseguenze, anche le più spiacevoli; quando prende una iniziativa non la impone agli altri con atteggiamenti maldestri; quando parla cerca di non dire parole fuori posto; quando deve fare qualcosa non agisce a vanvera, come un mulino che gira a vuoto; quando agisce ha sempre l'accortezza di misurare il passo secondo la gamba.

La persona senza buon senso può essere intelligente e sincera, ma le manca sempre il tatto necessario perché tutti questi valori siano in armonico equilibrio tra loro, perché lo zelo non diventi inopportuno, perché la carità non ferisca come un'offesa, perché il senso dell'ordine non si trasformi in manìa e i sentimenti più semplici non diventino inopportune e opprimenti manifestazioni d'affetto.
La persona senza buon senso non sà scegliere i modi né sà dosare i tempi di quello che fa: è inopportuna e imprevedibile, la sua vita è una serie di cose sbagliate e priva di senso: ti offre un gioiello quando hai bisogno di pane, ti regala una sciarpa di lana quando soffochi di caldo, ride quando bisogna essere seri e mette una maschera tragica quando gli altri hanno voglia di ridere.

Quando manca il dosaggio giusto, i sentimenti più nobili e le azioni più generose perdono il loro valore genuino. Buon senso sembra una piccola cosa senza importanza, e invece è la conquista più ardua e il completamento più difficile della personalità.

Non basta essere virtuosi, ma bisogna esserlo al momento giusto; non è sufficiente fare l'elemosina, ma bisogna farla quando serve; non basta aiutare gli altri, ma bisogna dosare il nostro intervento perché non soffochi o ferisca; non basta pregare, ma bisogna farlo senza trasformare la preghiera in sterile esibizione esteriore; non basta essere buoni, se la bontà è ostica e pesante.

Il buon senso aiuta a valutare ogni situazione nel suo giusto valore senza sterili entusiasmi, senza l'improvvisazione dilettantesca, ma scegliendo il tempo e il modo di ogni rapporto con il prossimo.

La mancanza di buon senso ci fa dei seccatori fuori posto, ci porta a dare agli altri qualcosa di più e qualcosa di meno di quanto abbiano bisogno. Questo delicatissimo metro che regola i giusti rapporti con il prossimo, dovrebbe misurare anche le nostre idee e i nostri sentimenti, la stessa curiosità di scoprire la vita e di viverla. Curiosità e impazienze fuori posto equivalgono a esperienze sbagliate, a squilibri di immaturità ai quali corrispondono squilibri psicologici e emotivi.

Quella del buon senso è una misura quasi impalpabile, eppure nessuno di noi ne possiede mai abbastanza. Buon senso può significare tutto e niente: non si vede quando c'è, ma quando manca è come una nota stonata nell'armonia di un concerto.

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