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"UN LIBRO DIVERSO NELLA BIBLIOTECA DELL'UMANITÀ"

I grandi libri dell'umanità sono numerosi. Tuttavia nessuna opera, antica o moderna, può venire paragonata alla Bibbia: essa ha una storia e uno scopo del tutto singolari.

Quando diciamo "Bibbia", usiamo una parola greca che significa "il libro" o "i libri" o "biblioteca".

Infatti, per gli Ebrei e per i Cristiani quest'opera è "il libro per eccellenza"; ai loro occhi riveste un'importanza unica e straordinaria perché lo considerano come divino: in esso trovano la Parola di Dio e la Storia di Dio nel Suo rapporto con l'umanità.

In questa rubrica d'informazione biblica potrete leggere un contesto biblico, le relative "osservazioni" sul medesimo, ed infine, una rubrica costituita da interessanti "puntualizzazioni" su parole o frasi.

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Caino e Abele

Testo biblico: GENESI capitolo quarto

"Adamo si unì a Eva, sua moglie, la quale concepì e partorì Caino, dicendo: <Ho formato un uomo con il favore del Signore>. Partorì poi anche Abele suo fratello. Abele divenne pastore di greggi e Caino coltivatore del suolo.

Dopo un certo tempo, Caino offrì dei frutti del suolo in sacrificio al Signore; e anche Abele offrì dei primogeniti del suo gregge e del loro grasso. E il Signore gradì Abele e la sua offerta, ma non gradì Caino e l'offerta di lui. Perciò Caino ne fu molto irritato e il suo volto fu abbattuto.

Il Signore disse allora a Caino: <Perché sei irritato e perché è abbattuto il tuo volto? Non è forse vero che se agisci bene puoi tenere alta la testa? Se invece non agisci bene, il peccato sta alla tua porta: esso si sforza di conquistare te, ma sei tu che lo devi dominare>.

Ma Caino ebbe da dire con suo fratello Abele. E mentre si trovavano nei campi, Caino si scagliò contro suo fratello Abele e lo uccise.

Disse allora il Signore a Caino: <Dov'è Abele, tuo fratello?>. Ed egli rispose: <Non lo sò. Sono forse io custode di mio fratello?>.

Il Signore riprese: <Che cosa hai fatto? Sento la voce del sangue di tuo fratello che grida a me dal suolo! Sii tu dunque maledetto dalla terra che per mano tua ha spalancato la bocca per bere il sangue di tuo fratello. Quando lavorerai il suolo, esso non ti darà più i suoi frutti, ramingo e fuggiasco sarai sulla terra>.

Caino disse al Signore: <È troppo grande la mia colpa, per meritare il perdono! Ecco, tu mi scacci oggi da questo luogo e mi dovrò nascondere lontano da te; io sarò ramingo e fuggiasco per la terra, e chiunque mi troverà mi ucciderà>.

Ma il Signore gli disse: <Non così! Chiunque ucciderà Caino sarà punito sette volte tanto!>. Poi il Signore pose su Caino un segno, affinché chiunque lo incontrasse non lo uccidesse".

I DISCENDENTI DI CAINO:
"E Caino si allontanò così dalla presenza del Signore e si stabilì nel paese di Nod, di fronte a Eden. Caino si unì a sua moglie, che concepì e partorì Enoch. Egli divenne costruttore di una città, che chiamò Enoch, dal nome del figlio suo. Da Enoch nacque Irad; e Irad generò Mecuiael e Mecuiael generò Matusael e Matusael generò Lamech.

Lamech si prese due mogli: una di nome Ada e l'altra di nome Zilla. Ada partorì Iabal; questi fu il padre di quanti abitano sotto le tende, presso il bestiame.

Il nome di suo fratello fu Iubal; questi fu il padre di tutti i suonatori di lira e flauto. Zilla partorì, a sua volta, Tubalkain, istruttore di quanti lavorano il rame e il ferro. Sorella di Tubalkain fu Naama.

Lamech disse alle mogli: <Ada e Zilla, udite la mia voce; mogli di Lamech, ascoltate il mio dire: Ho ucciso un uomo perché mi ha ferito, e un giovane perché mi ha contuso: Se Caino sarà vendicato sette volte, Lamech lo sarà settantasette>.

Adamo si unì di nuovo a sua moglie, che partorì un figlio e lo chiamò Set, dicendo: <Dio mi ha dato un altro figlio al posto di Abele, poiché Caino l'ha ucciso>.Anche a Set nacque un figlio, che chiamò Enos. Allora si cominciò ad invocare il nome del Signore (JHWH)".

OSSERVAZIONI

Da questo momento inizia la nostra storia.
Se nel capitolo 2º avevamo il progetto che Dio aveva disegnato e sognato per noi e per il mondo, ora si apre la vicenda dell'uomo che con la sua libertà ha voluto decidere lui quale sia il bene e il male. E subito la violenza dilaga.
La coppia dell'uomo e della donna (ora presentati col nome di Adamo ed Eva) ha un figlio, chiamato "Caino", del cui nome si offre una spiegazione popolare sulla base della preghiera che la donna, divenuta madre, eleva a Dio: <Ho formato un uomo...>. Il verbo ebraico "formare" ("qanah") suona come il nome "Caino".

Il secondo figlio porta un nome triste: "Abele" in ebraico rimanda a qualcosa di fragile, di inconsistente come il fumo.
I due incarnano altrettanti modelli sociali: Caino è l'agricoltore sedentario; Abele è, invece, il pastore nomade, verso il quale và la simpatia del narratore "Jahvista".

La scelta divina, come spesso accadrà in futuro, cade sul secondo, sul minore.
L'autore non spiega il mistero dell'elezione anche se l'espressione <guardare l'offerta> può semplicemente indicare la prosperità di una persona: a muovere l'odio di Caino sarebbe, perciò, il benessere del fratello rispetto alle sue difficoltà. Il Signore, però, lancia un monito a Caino.

Alla porta di ogni uomo c'è accovacciato il peccato come una specie di belva. È, in altri termini, il serpente tentatore. Ma l'uomo con la sua libertà lo può dominare!
Caino, però, non lo vuole vincere; anzi, ne segue la tentazione. Ed ecco il delitto, dipinto dallo scrittore ispirato con una sola pennellata tragica: <Caino si scagliò contro suo fratello Abele e lo uccise>.

La storia del primo assassinio, emblema di tutta quella catena di sangue che attraversa nei secoli l'umanità, è modellata sullo schema della narrazione del peccato di Adamo: al peccato, che abbiamo appena visto descritto, subentra ora l'istruttoria processuale e l'interrogatorio che Dio compie nei confronti del fratricida.
Seguirà poi la sentenza espressa con una maledizione e, infine, la sua esecuzione che comporta il bando del peccatore. Vediamone ora le singole fasi.


Alla domanda incalzante di Dio l'uomo cerca di sottrarsi, mentendo e rifiutando ogni legame col fratello.
Ma, secondo una vigorosa immagine cara alla Bibbia, il sangue versato ("grida a Dio dal suolo"), esigendo giustizia (per evitare questo "grido", si usava coprire con sabbia o terra il sangue degli uccisi).
Scatta, allora, la sentenza di maledizione: il delitto di Caino ha spezzato l'armonìa della famiglia e della società; la conseguenza-pena sarà l'essere <ramingo e fuggiasco>, fuori della società, lontano dal terreno coltivato. A questo punto si accendono in Caino il pentimento e la paura. Egli si sente solo e isolato, abbandonato e indifeso, emarginato e senza la protezione della famiglia o della tribù.

Ecco, allora, come nel caso dell'uomo peccatore rivestito da Dio stesso, che Caino riceve da Dio un segno di protezione, <affinché chiunque lo incontrasse non lo uccidesse>.

Che cosa sarà mai questo segno?
Per comprenderne il senso bisogna forse risalire al nome "Caino".
Già sappiamo che esso è stato spiegato dall'autore biblico in connessione con l'invocazione di Eva: <Ho formato ("qanah") un uomo>. Tuttavia è quasi certo che si voglia rimandare anche a una tribù ostile a Israele, che razziava l'area meridionale della terra promessa. Si trattava dei Keniti, il cui nome è ricondotto appunto a Caino come loro progenitore.
Ebbene, è probabile che costoro come altre tribù avessero un proprio segno di riconoscimento (un tatuaggio o un'acconciatura dei capelli e delle vesti?). Si spiega così in modo religioso una prassi sociale o un qualche segno caratteristico tribale di cui si vuole ritrovare l'origine.

Caino se ne va, dunque, ramingo con quel segno che non è certo da intendere in senso razzista o vendicativo. Anzi, dopo aver condannato il peccatore, Dio non lo abbandona al suo destino ma lo tutela accogliendolo sotto la sua suprema giurisdizione a cui appartengono tutte le vite, anche quelle dei criminali.
Caino erra nel paese di Nod, un vocabolo che in ebraico allude appunto al "vagare" qua e là senza meta.

Subito dopo appare una delle tante genealogie che si distribuiranno a intarsio nella Genesi. È quella che descrive i Cainiti (con allusione ai citati Keniti). Di essa vogliamo sottolineare due aspetti fondamentali.
Innanzitutto è in questa genealogia che appaiono gli "inventori": Caino inizia la civiltà urbana; Lubal (il cui nome in ebraico rimanda alla tromba o al corno) è il padre della musica; Tubalkain (il cui nome rimanda a un popolo sito in una regione mineraria) è il padre dei fabbri; Labal, citato in apertura, sembra essere l'iniziatore dei grossi proprietari di bestiame, e il nome della sorella di Tubalkain, Naama, la "bella", l'"affascinante", potrebbe discretamente alludere alle donne di piacere.

L'avventura intellettuale e sociale dell'uomo è vista con una punta di pessimismo perché è connessa alla stirpe di Caino e porta in sé il rischio della prevaricazione.
La seconda osservazione riguarda Lamech, il discendente di Caino, che introduce la poligamìa ma che diventa celebre per il suo terribile canto.

Esso esalta la violenza nella sua spirale inarrestabile: se si riceve una ferita, si deve reagire uccidendo senza pietà. La vendetta non deve conoscere limiti. Dio puniva l'ingiustizia contro Caino <sette volte>, cioè in modo perfetto, secondo il simbolismo dei numeri.

Lamech, invece, si vendica senza limiti, andando oltre ogni confine: il "settantasette" volte indica un numero infinito. Questo canto della violenza fa risaltare l'equilibrio della legge del taglione che regolava in parità le tensioni ("occhio per occhio, dente per dente").

Ma soprattutto fa brillare il detto di Cristo che allude proprio a questo passo.
L'apostolo Pietro è pronto a perdonare fino a sette volte. Gesù replica: "Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette" (Matteo 18:21-22).

A questo punto rientrano in scena Adamo ed Eva che diventano genitori di un nuovo figlio, Set, il cui nome è spiegato liberamente nell'invocazione successiva: "Dio ha dato..." (in ebraico si ha "Shet", "Set", e "shat", "dare", "accordare").
Set, "dono di Dio", sostituisce la perdita di Abele.
Egli genererà Enos, che in ebraico è un altro termine per designare "l'uomo fragile e debole". Il racconto si chiude con la descrizione delle origini del culto.

Per la Tradizione Jahvista, che finora ci ha accompagnato nei capitoli 2-3-4, il nome divino specifico JHWH è conosciuto già dall'intera umanità. Le altre tradizioni, come vedremo, lo mettono invece in relazione solo con Mosè e col popolo eletto, Israele, ai quali è direttamente rivelato.
Abbiamo lasciato alle spalle il grandioso racconto che ha avuto come protagonisti il Signore, Dio creatore, e "haadam", in ebraico "l'uomo", cioè l'umanità nella sua grandezza e nella sua miseria.

La creazione dell'universo e dell'uomo ha visto l'irruzione del peccato, legato alla libera scelta dell'uomo, che, di fronte all'albero della conoscenza del bene e del male, ha voluto stendere la mano per conquistarne il frutto così da "diventare come Dio, conoscitore del bene e del male".
Egli ha voluto decidere quale sia il bene e quale sia il male, prescindendo dalla decisione divina. È questo il "peccato originale", radice e sorgente di ogni altro peccato.
E il male ha iniziato la sua ramificazione paurosa: la violenza sessuale, la rottura dell'equilibrio con la terra, la violenza sociale col fratricidio di Caino, la violenza radicale con Lamech.

LA PAROLA E LE PAROLE.

  • GRADIRE - OFFERTA.
    "Il Signore gradì Abele e la sua offerta, ma non gradì Caino e l'offerta di lui".
    L'offerta dei frutti e dei primogeniti era una richiesta a Dio perché benedicesse il lavoro.
    Questa espressione vuole indicare che Abele, a differenza di Caino, sperimenta il successo e la benedizione di Dio nella sua attività.
    Ma non bisogna dimenticare che da essa traspare anche un tema caro alla Bibbia, quello delle libere scelte di Dio.
    È Lui che preferisce Abele a Caino, come preferirà Isacco a Ismaele (Genesi 21), Giacobbe a Esaù (Genesi 25:23 e Romani 9:13), Davide a Saul (1Samuele 15:28; Salmo 89:20).

  • CAINO e ABELE.
    La figura di questi due fratelli viene ripresa lungo la tradizione biblica come un esempio di contrapposizione del giusto (Abele) e del malvagio (Caino).
    Nei libri del Nuovo Testamento vengono ricordate la figura di "Abele il giusto" (Matteo 23:35) e la sua offerta gradita a Dio (Ebrei 11:4: "Per la fede Abele offrì a Dio un sacrificio più prezioso di quello di Caino... e per esso anche dopo la morte continua a parlare"), mentre la sua morte mette in piena luce la superiorità del sangue di Cristo "che parla meglio di quello di Abele" (Ebrei 12:24).
    Caino è invece presentato come esempio da non imitare (1Giovanni 3:12: "Non come Caino, il quale era dal maligno e ha ucciso suo fratello ... perché le sue opere erano malvagie, mentre quelle del fratello erano giuste") e la cui condotta và riprovata (Giuda 11: "Guai a loro, perché si sono messi sulla via di Caino").
    Individuo e società nell'Antico Israele.
    I vv.14-15 del capitolo 4 di Genesi fanno capire che, lontano dal suo clan o scacciato da esso, il singolo individuo perdeva ogni garanzia di incolumità.
    Solo l'appartenenza a un gruppo numeroso, nel quale ricevere solidarietà e difesa, poteva garantire la sicurezza e la sopravvivenza alla singola persona. Poco spazio era, invece, lasciato all'individuo e alla sua responsabilità.

  • "SETTE" volte e "SETTANTASETTE volte".
    Il simbolismo con cui vengono usati nel mondo antico i numeri è alla base di queste espressioni.
    "Sette" è il numero della perfezione, del limite; "settantasette" indica il superamento di ogni limite.
    Questo testo mette in risalto il "settanta volte sette" del perdono cristiano che deve essere illimitato (Matteo 18:21-22: "Signore, quante volte, se il mio fratello peccherà contro di me, dovrò perdonargli? Fino a sette volte?".
    Gesù rispose: "Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette". Lamech non vuole limiti alla violenza e alla vendetta, il Vangelo non vorrà limiti al perdono.

  • ARTI e MESTIERI NELLA BIBBIA.
    Nei vv.17-22 le origini delle arti e dei mestieri vengono ricondotte al clan di Caino.
    La prima attività è l'allevamento del bestiame su larga scala che comporta un sempre più frequente spostamento delle tende alla ricerca di nuovi pascoli.
    Si segnala poi l'arte musicale, indice di benessere e di un tenore di vita ormai elevato.
    Si parla anche della lavorazione dei metalli con un ulteriore avanzamento del progresso e della tecnica (utensili più comodi e precisi, prima apparizione delle armi).
    Dall'ambiente semplice e primitivo si è passati ora ad una società più progredita. In questo nuovo scenario l'autore sacro coglie i segni della decadenza dell'uomo (vendetta, poligamìa) e lo vede già avviato alla tragedia del diluvio (Genesi 6-9) e della Torre di Babele (Genesi 11).

  • POLIGAMIA.
    Nella Bibbia, Lamech è indicato come il primo che si prese due mogli.
    Con Abramo la poligamìa è già un fatto normale (Genesi 16:2 - "Sarai, moglie di Abramo, prese l'egiziana Agar, sua schiava, e la diede in moglie ad Abramo, suo marito"), fino ad essere ammessa nella legislazione mosaica (Esodo 21:9-11).
    Gli antenati di Israele condividevano in buona parte i costumi del loro ambiente. Privilegiavano quindi la grande famiglia, che si voleva feconda e ricca, accettando anche la poligamìa.
    Nel progetto originario di Dio, però, esisteva il solo matrimonio monogamico. La poligamìa viene, perciò, considerata dalla Bibbia come conseguenza del peccato.
    Ad essa si opporrà la predicazione dei profeti e di Gesù nel Vangelo (Matteo 19:1-2).

(Nella prossima edizione ci soffermeremo sul capitolo 5º della Genesi).

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