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"UN LIBRO DIVERSO NELLA BIBLIOTECA DELL'UMANITÀ"

I grandi libri dell'umanità sono numerosi. Tuttavia nessuna opera, antica o moderna, può venire paragonata alla Bibbia: essa ha una storia e uno scopo del tutto singolari.

Quando diciamo "Bibbia", usiamo una parola greca che significa "il libro" o "i libri" o "biblioteca".

Infatti, per gli Ebrei e per i Cristiani quest'opera è "il libro per eccellenza"; ai loro occhi riveste un'importanza unica e straordinaria perché lo considerano come divino: in esso trovano la Parola di Dio e la Storia di Dio nel Suo rapporto con l'umanità.

In questa rubrica d'informazione biblica potrete leggere un contesto biblico, le relative "osservazioni" sul medesimo, ed infine, una rubrica costituita da interessanti "puntualizzazioni" su parole o frasi.

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La creazione del mondo

Testo Biblico: GENESI capitolo 1

"In principio Dio creò il cielo e la terra. Ma la terra era informe e deserta: le tenebre ricoprivano l'abisso e lo spirito di Dio era sulla superficie delle acque. Dio allora ordinò: "Vi sia la luce", e vi fu la luce. E Dio vide che quella luce era buona. E separò la luce dalle tenebre. E Dio chiamò la luce giorno e chiamò le tenebre notte.
E venne sera, poi venne mattina: questo fu il primo giorno.

Dio disse ancora: "Vi sia un firmamento in mezzo alle acque che tenga separate le acque dalle acque". E avvenne così. Dio fece il firmamento e separò le acque che sono sotto il firmamento dalle acque che sono sopra il firmamento. E Dio chiamò il firmamento cielo.
E venne sera, poi mattina: secondo giorno.

Dio ordinò: "Le acque che sono sotto il cielo si raccolgano in una sola massa e appaia l'asciutto". E avvenne così. Dio chiamò l'asciutto terra e alla massa delle acque diede il nome di mare.
E Dio vide che ciò era buono.

Dio comandò ancora: "La terra faccia germogliare le erbe, le piante che producono seme e gli alberi da frutto, che producano sulla terra un frutto contenente il proprio seme, ciascuno secondo la propria specie". E così avvenne. La terra produsse le erbe, le piante che facevano il seme secondo la propria specie e gli alberi che producevano frutto contenente il proprio seme, ciascuno secondo la propria specie.
Poi Dio vide che ciò era buono. E venne sera, poi mattina: terzo giorno.

Di nuovo Dio ordino: "Vi siano delle lampade nel firmamento del cielo, per separare il giorno dalla notte; siano segni per distinguere le stagioni, i giorni e gli anni, e facciano da lampade nel firmamento del cielo, per illuminare la terra. E avvenne così.
Dio fece le due lampade maggiori: la lampada grande per regolare il giorno, e la lampada piccola per regolare la notte, e le stelle. Poi Dio le pose nel firmamento del cielo per illuminare la terra, per regolare il giorno e la notte e per separare la luce dalle tenebre.
E Dio vide che ciò era buono. E venne sera, poi mattina: quarto giorno.

Disse poi Dio: "Brulichino le acque di una moltitudine di esseri viventi e gli uccelli volino sopra la terra, sullo sfondo del firmamento del cielo. E così avvenne. Dio creò i grandi cetacei e tutti gli esseri viventi guizzanti, di cui brulicano le acque, secondo le loro specie, e tutti gli uccelli alati, secondo la loro specie. E Dio vide che ciò era buono.

Allora Dio li benedì dicendo: "Siate fecondi, moltiplicatevi, riempite le acque dei mari; e gli uccelli si moltiplichino sulla terra".
E venne sera, poi mattina: quinto giorno.

Di nuovo Dio ordinò: "La terra produca esseri viventi, secondo la loro specie: bestiame e rettili e fiere della terra, secondo la loro specie". E avvenne così. Dio fece allora le fiere della terra, secondo la loro specie e il bestiame, secondo la propria specie, e tutti i rettili del suolo secondo la loro specie. E Dio vide che ciò era buono.
Finalmente Dio disse: "Facciamo l'uomo secondo la nostra immagine, come nostra somiglianza, affinché possa dominare sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul bestiame e sulle fiere della terra e su tutti i rettili che strisciano sulla terra".
Così Dio creò gli uomini secondo la Sua immagine; a immagine di Dio li creò; maschio e femmina li creò. Quindi Dio li benedì e disse loro: "Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra e soggiogatela, e abbiate il dominio sui pesci del mare, sugli uccelli del cielo, sul bestiame e su ogni essere vivente che striscia sulla terra".
Dio disse ancora: "Ecco, io vi dò ogni sorta di erbe che producono seme e che sono sulla superficie di tutta la terra, e anche ogni sorta di alberi in cui vi sono frutti che producono seme: essi costituiranno il vostro nutrimento. Ma a tutte le fiere della terra, a tutti gli uccelli del cielo e a tutti gli esseri striscianti sulla terra e nei quali vi è l'alito di vita, io dò l'erba verde come nutrimento".
E così avvenne.

Allora Dio vide tutto quello che aveva fatto, ed ecco era cosa molto buona.
E venne sera, poi mattina: sesto giorno."

OSSERVAZIONI

La prima pagina della Bibbia si apre con un titolo: "In principio", cioè nell'inizio assoluto di tutta la realtà, Dio crea il cielo e la terra, i due estremi che raccolgono e riassumono tutto l'essere. Prima di questo "principio" e attorno a Dio non c'era nulla.

Ma come esprimere un'idea così "filosofica" com'è quella del "nulla"?
L'autore biblico ricorre a tre immagini negative che avrebbero reso questa idea per il suo ascoltatore o lettore abituato alla concretezza e non all'astrazione:
la terra informe e deserta, la tenebra e l'oceano o abisso.
Quest'ultimo è per l'antico ebreo una specie di mostro acquatico che vuole divorare la terra. Ecco allora stendersi su di esso lo "spirito di Dio", cioè la presenza viva del Dio creatore che da quel grembo oscuro e vuoto fa fiorire l'essere e la vita.

Il vuoto del deserto, della tenebra e dell'oceano-abisso è squarciato dalla parola divina che dice e fà. Ed ecco sbocciare la luce, la prima realtà creata. Dio la contempla e, come un artista, ne è soddisfatto: "Vide che era buona e bella" (in ebraico un unico termine indica bontà e bellezza). Dio mette quasi una frontiera che separi luce (cioè: il giorno) e tenebra (cioè: la notte): "separare" è un primo modo simbolico per descrivere la creazione.
Infatti, se il "nulla" è visto come "un caos" confuso e disordinato, distinguere una cosa dall'altra, mettendo ogni realtà al suo posto, è la creazione.
E alla fine, il mondo ordinato e ben distinto nelle sue parti costituisce il creato uscito dall'opera divina.
Si chiude, così, il primo dei sette giorni ideali dell'atto creativo. L'autore di questa prima pagina usa, infatti, come filigrana del suo racconto, la settimana. Siamo, così, al secondo giorno.

L'orientale pensava all'universo come a una piattaforma sostenuta da colonne e coperta da una volta metallica: il firmamento.
Dio, dunque, getta questa immensa cupola e compie la seconda azione di "separazione" tra le acque delle nubi, cioè la pioggia, e le acque delle sorgenti. È così, sceso il secondo tramonto.

Terzo giorno subito dopo, con la terza "separazione" creazione: terraferma e mari.
Ma a questo punto Dio rivolge la Sua attenzione alla terra e la ricopre di vegetazione. È questo un nuovo modo per dipingere la creazione, modo che d'ora innanzi sarà sempre seguito, si parlerà cioè di "ornare" quello che si è "separato".

La sera del terzo giorno Dio contempla lo splendore ordinato della flora: ogni vegetale è "secondo la propria specie", espressione questa per indicare l'armonia che la scienza dell'uomo scoprirà e catalogherà.

Sorge, così, il quarto giorno in cui il Creatore continua la Sua opera di "ornamento" della casa dell'universo che stà creando. Egli appende alla volta del firmamento due grandi "lampade", il sole e la luna, a cui si aggiungono le stelle.
Nell'antico Vicino Oriente gli astri erano considerati divinità; per la Bibbia sono solo "lampade" che fungono quasi da orologio cosmico e soprattutto servono a scandire il calendario.

Giunti alla sera del quarto giorno, mentre Dio contempla il cielo, il sole, la luna e le stelle, "opera delle sue dita e da lui fissate", come canterà il Salmo 8, fermiamoci anche noi un istante per dare uno sguardo alle prime opere di Dio.

La tradizione che ha tramandato questa narrazione - e che è chiamata "sacerdotale" dagli studiosi perché si riteneva che fosse legata ai sacerdoti ebrei esuli nel VI secolo a.C. a Babilonia, in seguito alle deportazioni, dopo la distruzione di Gerusalemme ad opera di Nabucodonosor nel 586 a.C. - ha voluto offrirci un disegno non tanto scientifico quanto piuttosto religioso dell'universo e della sua origine. Il testo biblico, infatti, più che a questioni di astrofisica, si interessa al valore e al significato profondo della realtà creata.

Nel vuoto e nel silenzio del nulla, rappresentato coi simboli del deserto, delle tenebre e dell'oceano, è risuonata la voce divina creatrice.
La creazione non è frutto di una lotta tra dei, come si legge negli antichi miti della Mesopotamia, ma deriva dalla volontà e dall'ordine di Dio.
Egli non usa né materiali preesistenti né membra di dei vinti uccisi, gli déi "del nulla e del male", come raccontavano quegli antichi miti. È per questo che luce, firmamento celeste, piogge e sorgenti, terra e mare, vegetazione, sole, luna e stelle sono solo creature Sue. Scriverà nell'11º secolo a.C. un sapiente biblico, il Siracide: "Potremmo dire molte cose e mai finiremmo; ma per concludere: Egli è tutto! Egli è il Grande, è al di sopra di tutte le Sue opere"(43:27-28).

Giungiamo ora alla quinta giornata di questa ideale prima settimana del mondo.
Dio continua a "ornare" il creato, cioè compie ulteriormente la Sua opera di creazione. Davanti a Lui si stendono le acque marine e gli spazi celesti che vengono popolati di pesci guizzanti, di esseri minuscoli brulicanti, di cetacei e di volatili, sempre nell'ordine armonico delle "loro specie". Su queste creature Dio pronunzia una benedizione che dà origine alla loro fecondità e alla loro moltiplicazione.
Nella Bibbia, infatti, la benedizione ha come effetto il riprodursi della vita: la parola ebraica ("berakah") che indica il "benedire", originariamente rimandava al "ginocchio" ("berek") con allusione però all'organo sessuale, sorgente di fecondità e di vita.

Subito dopo è la volta della terra.
Come il cielo e le acque, anch'essa si popola di "esseri viventi secondo la loro specie". L'autore biblico classifica la fauna secondo la catalogazione legale e scientifica di allora: il bestiame domestico, i rettili e le fiere selvagge.

Ormai siamo giunti al sesto giorno; l'opera divina stà per concludersi; Dio lancia uno sguardo soddisfatto su tutta questa folla di esseri viventi che, come dirà il Salmo 148, sono invitati a celebrare il loro Creatore.

Siamo ora al momento più alto e solenne: Dio stà per introdurre nel mondo il Suo capolavoro.
L'atto è preceduto da un soliloquio divino di grande importanza, aperto da un plurale, "Facciamo l'umanità" che non è solo un plurale "maestatico", cioè di solennità, né un'allusione alla "Trinità", come volevano i Padri della Chiesa. Si tratta, invece, di un dialogo che coinvolge tutta la corte celeste degli angeli, tanto è importante il gesto che ora Dio stà per compiere.

L'uomo è definito "immagine e somiglianza" di Dio a più riprese: i due termini nell'originale ebraico suggeriscono qualcosa di molto vicino al soggetto imitato, ma anche di differente.
Possiamo, dunque, affermare che l'uomo è la più alta rappresentazione di Dio che esista sulla terra. Per questo Israele non avrà bisogno di statue o di raffigurazioni per immaginare Dio: nel volto di ogni uomo, anche se misero e insignificante, si nascondono in qualche modo i lineamenti di Dio.

Ma c'è qualcosa di più.
Non è solo il maschio a incarnare questa similitudine, è l'umanità in quanto fatta di maschi e femmine, come si dice nel canto dei versetti 27-28:

"Secondo la sua immagine li creò: maschio e femmina li creò".

L'amore matrimoniale e la fecondità della vita sono il riflesso luminoso del Creatore. La storia della salvezza, che è ora agli esordi, si snoderà proprio nella successione delle "genealogie", che sono le generazioni, frutto dell'amore coniugale. Per questo ad essi è data una benedizione solenne, segno non solo di fecondità - come era avvenuto per gli animali ma anche di signoria, di primato, di grandezza.
Purtroppo, come vedremo, la Bibbia sà che quella signoria si può trasformare in tirannide cieca ed egoista da parte dell'uomo peccatore.

PUNTUALIZZAZIONI

Formule fisse

Il racconto della creazione nel primo capitolo della Genesi è scandito da formule fisse: "Dio ordinò", "E avvenne così", "Dio vide che era una cosa buona", "venne sera e venne mattina" con l'enumerazione dei giorni.
Le prime due formule sottolineano l'efficacia della parola creatrice di Dio. La creazione, allora, non è - come nei miti dell'antico Vicino Oriente - il risultato di una lotta tra gli déi, ma il frutto della decisione e dell'azione di Dio.

La terza formula (con la ripetizione dell'aggettivo "buono" sette volte), esprime l'armonia, la bellezza e l'ordine perfetto del creato disposto secondo il progetto di Dio.

Infine la quarta formula serve a collegare l'opera di Dio con il tempo dell'uomo, scandito dal ritmo settimanale.

Creazione dal nulla

L'idea della creazione delle cose dal nulla espressa nel versetto 2 del 1º capitolo della Genesi attraverso vari termini.
Il primo è "tohu wabohu", che indica il deserto spoglio, senza vita.
Il secondo è la "tenebra" che indica la negazione della luce e quindi della vita.
Il terzo vocabolo è "tehom", "abisso", "oceano", che si richiama ai miti babilonesi, dove la regina dell'oceano e dell'abisso - che minaccia di distruggere il creato è chiamata "Tiamat", un termine affine a quello biblico.

Lo spirito di Dio

di cui si parla al versetto 2, è - nel testo originale - un'espressione ambigua. Infatti la parola ebraica "ruah" può indicare, oltre che "spirito" anche "vento". Perciò alcuni preferiscono tradurre con "vento di Dio"; un'espressione che può significare anche "vento fortissimo". In questo caso si tratterebbe di un altro simbolo "del nulla", oltre al deserto "vuoto", alla "tenebra" e "all'oceano".

Le tradizioni

I primi due capitoli della Genesi ci presentano due racconti della creazione:

  • il primo racconto, in Genesi, capitolo 1,
  • il secondo in Genesi, capitolo 2.
Entrambi raccolgono tradizioni elaborate in momenti e luoghi diversi della storia di fede d'Israele. Il capitolo 1 appartiene alla Tradizione cosiddetta "Sacerdotale" (indicata con la sigla "P" da "prete"), il secondo capitolo alla Tradizione "Jahvista" (indicata con la sigla "J" dal nome di Dio, JHWH).
Gli studiosi ritengono che "P" sia una rielaborazione e ripensamento delle tradizioni di Israele ad opera dei sacerdoti durante l'esilio in Babilonia (Vl sec. a.C.).

Cosmo biblico

Nella concezione dell'universo comune agli Ebrei e agli altri popoli dell'antico Vicino Oriente, la terra era pensata come una piattaforma galleggiante sulle acque e sostenuta da pilastri. La volta celeste era concepita come una calotta posta sopra la terra; su di essa erano raccolte masse d'acqua che scendevano sulla terra in pioggia ("le acque che sono sopra il firmamento"). Sotto la terra era collocato lo "sheol", il luogo delle tenebre (o "inferi"), dove si trovavano i morti.

Miti della creazione

Alcuni elementi del testo della Genesi sulla creazione si richiamano alle concezioni che erano diffuse nell'ambiente culturale circostante a Israele, e quindi ai miti dei popoli orientali. Abbiamo già ricordato qui il riferimento a "Tiamat", personaggio della mitologia mesopotamica; lo stesso vale per l'idea di "separazione". Questi elementi perdono però ogni aspetto politeistico. Gli elementi mitologici non sono favole. Infatti il "mito" è un modo simbolico con cui gli antichi cercavano di rappresentare le grandi verità.
La verità che il narratore biblico vuole insegnarci è questa: il mondo dipende da Dio e nel suo piano originario esso è armonico, ordinato, bello e perfetto.

A immagine e somiglianza

Il senso di queste parole è sempre stato molto discusso.
Ricordiamo alcune delle interpretazioni proposte:

  • L'uomo è a "immagine e somiglianza" di Dio in quanto in lui esiste una parte (l'anima, la spiritualità, la volontà, la libertà o altro...) che è simile a Dio.
    Questa interpretazione ha il difetto che la visione biblica dell'uomo non permette di pensarlo per scomparti, spirituali o materiali, ma sempre come totalità. ("l'immagine e somiglianza"), perciò, si devono riferire alla totalità dell'uomo.
  • Un'altra spiegazione vede, invece, "l'immagine e somiglianza" dell'uomo a Dio, in alcune caratteristiche corporali per esempio la sua statura eretta.
    Questa interpretazione, però, non ha alcun fondamento nel testo biblico. L'"immagine e somiglianza" sono termini molto affini che nel linguaggio profano antico possono indicare la "statua". L'uomo quindi avrebbe una speciale dignità in quanto "rappresentante" di Dio sulla terra: infatti egli condivide con il Creatore il dominio sul creato (v.28).
  • L'"immagine e somiglianza" di Dio può essere spiegata, invece, nella reciprocità della relazione tra uomo e donna.
    Questa interpretazione si fonda sulla costruzione poetica del testo: "Creò Dio l'uomo immagine", "immagine maschio e femmina li creò". Come si vede dallo schema di cui sopra: a "immagine di Dio" - corrisponde "maschio e femmina".

Cibo vegetariano

Nel piano originario di Dio (vedi versetti 29-30), secondo la tradizione "Sacerdotale" il cibo dell'uomo doveva essere vegetariano. È un modo per presentare la condizione ideale del mondo, in cui non c'è la necessità di uccidere per procurarsi il cibo.

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