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La coerenza

Conoscersi è il primo passo che porta a Dio, la fiducia di scoprire un disegno di Dio nella trama della vita quotidiana e il secondo, la coerenza è come il sigillo della tua scelta.

Essere cristiani significa testimoniare che la fede non è una parola vuota, ma una trasformazione interiore che interessa tutta la vita.
E la fede comincia ad essere vita, quando i sogni e le aspirazioni cominciano a misurarsi con i fatti, quando gli ideali diventano scelte concrete.

Non quando diciamo: "Padre, Padre" siamo cristiani che rispondono coerentemente alla chiamata, ma quando quello che facciamo, quando tutto quello che tu fai e lo stile con cui lo fai ha un preciso, onesto e leale valore di testimonianza.

Con la fede non si bara, non si giocano carte che non si hanno, le pareti servono agli uomini finché dura il gioco, ma con la coscienza e con Dio non servono mai.

Come la vita cristiana non si esaurisce nella recita di un credo sia pure teologicamente perfetto, ma comincia sulla soglia della Comunità, nel momento esatto in cui la fede si misura e si confronta con i problemi concreti di ogni giorno, così la vita spirituale comincia quando l'ideale si riveste di fatti e diventa misura di circostanze concrete.

La concretezza, cioè la capacità dello spirito di investire della sua forza anche le cose comuni di ogni giorno, è la controprova che la tua vita non gioca a nascondino con le nuvole; non si nutre di inutili astrazioni spiritualistiche, ma ha il timbro delle cose autentiche e vere.

La vita spirituale che presenti una frattura tra parole e fatti, è forse ricca di ottime intenzioni, ma certamente immatura nei suoi punti di forza: infantile nel suo trastullarsi con le apparenze.
È questo il più grave pericolo di ogni spiritualità: starsene comodamente seduti, con la presunzione sempre pericolosa di essere dei prescelti, di spaziare tra cielo e terra e invece rimanere persone che non pagano mai e non affrontano nulla; persone ricche di parole e di ideali che stridono quando il Signore chiede la testimonianza decisiva dei fatti.

Se ti domandi perché tanta sapienza dottrinale suona a vuoto la spiegazione ti sembrerà scontata ma è ancora la unica possibile: perché senza la coerenza della vita parole e vaniloqui non riescono a convincerti e a lasciarti dentro una traccia.

Tra il dire e il fare c'è di mezzo il mare: il proverbio è antico ma il suo significato è sempre di attualità.
Per convertire gli altri, per aiutarli a camminare, per essere testimonianza di fede e di pace ai fratelli bisogna parlare meno di spiritualità e viverla di più con una coerenza che sarà tanto più spontanea e convincente quanto sarà meno parete di carta e più testimonianza di vita.

È inutile cercare sublimità e perdersi nel terzo cielo quando dobbiamo mettere ordine al primo piano di casa. Il Signore potrà anche darti una mano ma prima bisogna dimostrare come si sanno vivere e affrontare le cose sul piano delle responsabilità quotidiane.

Quando ti domandi perché Dio ti sembra così lontano è perché forse non lo hai cercato dove potevi trovarlo. Ricordalo sempre: la traccia di Dio và riscoperta dove essa sembra più debole, cioè nelle cose ordinarie: nei piccoli doveri senza storia nella routine che sembra ipotetica soltanto per chi non ha capito ciò che significa la vera poesia dello spirito.

È difficile fare coincidere sempre e in tutta la vita con gli ideali ma bisogna impegnarsi con pazienza e senso di responsabilità.

Se la tua vita spirituale sarà fatta di punti esclamativi di sterili pensierini ricercati sarai sempre una persona che parla molto, ma non semina nulla.
È un atto di coraggio mettersi davanti allo specchio dei fatti reali ad ammettere che un giorno senza testimonianza concreta è stato un giorno perduto eppure bisogna farlo: il Signore ci aspetta ogni giorno a quell'incrocio invisibile con la lampada accesa.
La vita spirituale è come una lampada uno strumento destinato a far luce ma quella lampada bisogna riempirla di olio cioè di cose strappate a noi stessi di doveri che si trasformano in luce soltanto quando sono vissuti.
La parabola delle vergini stolte è la tragedia delle lampade vuote che non riescono a far luce.
La coerenza è fatta di logica e di coraggio di fedeltà agli appuntamenti che il Signore ci dà ad ogni incrocio di strada ad ogni occasione in cui la fede può trasformarsi in valore concreto.

Una volta la coerenza significava martirio, sangue, vita. Oggi, per quanto ci riguarda, la coerenza è ancora più difficile perché non finisce in un gesto isolato ma è un ordito sottilissimo di fatti che prendono il posto delle parole; di piccole scelte che subentrano alle grandi bandiere degli ideali astratti.

Coerenza per te e per tutti significa portare Dio nel cuore di ogni giorno nel tessuto delle cose che sembrano senza valore; significa quasi incarnare la fede nella trama delle cose terrestri. La coerenza non è la scelta di una strada piuttosto che di un altra ma l'unico modo per dimostrare la verità dell'Amore.

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