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"UN LIBRO DIVERSO NELLA BIBLIOTECA DELL'UMANITÀ"

I grandi libri dell'umanità sono numerosi. Tuttavia nessuna opera, antica o moderna, può venire paragonata alla Bibbia: essa ha una storia e uno scopo del tutto singolari.

Quando diciamo "Bibbia", usiamo una parola greca che significa "il libro" o "i libri" o "biblioteca".

Infatti, per gli Ebrei e per i Cristiani quest'opera è "il libro per eccellenza"; ai loro occhi riveste un'importanza unica e straordinaria perché lo considerano come divino: in esso trovano la Parola di Dio e la Storia di Dio nel Suo rapporto con l'umanità.

In questa rubrica d'informazione biblica potrete leggere un contesto biblico, le relative "osservazioni" sul medesimo, ed infine, una rubrica costituita da interessanti "puntualizzazioni" su parole o frasi.

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La corruzione dell'umanità

Testo biblico: GENESI capitolo sesto

"Quando gli uomini cominciarono a moltiplicarsi sulla terra e nacquero loro delle figlie, i figli di Dio videro che le figlie degli uomini erano piacevoli e si presero per mogli quelle che tra tutte più loro piacquero.
Allora il Signore disse: 'Il mio spirito non durerà per sempre nell'uomo, perché egli non è che carne, e la sua vita sarà di centoventi anni'.
C'erano i giganti sulla terra a quei tempi, e anche dopo, quando i figli di Dio s'accostarono alle figlie degli uomini e queste partorirono loro dei figli. Sono questi i famosi eroi dell'antichità.
Allora il Signore vide che la malvagità dell'uomo era grande sulla terra e che ogni progetto concepito dal suo cuore non era rivolto ad altro che al male tutto il giorno: di conseguenza il Signore si pentì di aver fatto l'uomo sulla terra e se ne addolorò in cuor suo. Sicché il Signore disse:
'Voglio cancellare dalla faccia della terra l'uomo che ho creato: uomo e bestiame e rettili e uccelli del cielo, poiché mi dispiace di averli creati. Tuttavia Noè trovò grazia agli occhi del Signore".

LA STORIA DI NOÈ

Questa è la storia di Noè. Egli era un uomo giusto, integro tra i suoi contemporanei, e camminava con Dio. Noè generò tre figli Sem, Cam e Iafet. Allora la terra era corrotta al cospetto di Dio e piena di violenza.
Dio guardò la terra ed ecco: era corrotta; poiché ogni uomo aveva pervertito la propria condotta sopra la terra.
Allora Dio disse a Noè: 'Mi sono deciso: la fine di tutti i mortali è arrivata, poiché la terra per causa loro, è piena di violenza; ecco, io li distruggerò insieme con la terra. Fatti un'arca di legno resinoso. Farai tale arca a celle e la spalmerai di bitume di dentro e fuori. Ed ecco come la farai: l'arca avrà trecento cubiti di lunghezza, cinquanta di larghezza e trenta di altezza. Farai all'arca un tetto e un cubito più su la terminerai; di fianco le metterai la porta. La farai a ripiani: inferiore, medio e superiore.

Ed ecco che stò per mandare il diluvio delle acque sulla terra, per distruggere ogni carne in cui è alito di vita sotto il cielo; tutto quanto è sulla terra dovrà perire. Con te però stabilirò la mia alleanza: entrerai nell'arca tu e i tuoi figli, la tua moglie e le mogli dei tuoi figli con te.
E di tutto ciò che vive, di ogni carne, fanne entrare nell'arca due fra tutti, per sopravvivere con te; siano una maschio e una femmina: dei volatili, secondo la loro specie, del bestiame, secondo la loro specie, e di tutti i rettili della terra, secondo la loro specie, due tra tutti verranno a te per sopravvivere. Tu poi prenderai ogni sorta di cibo da mangiare e radunalo presso di te, e sarà nutrimento per te e per loro.
E Noè fece tutto come Dio gli aveva comandato".

OSSERVAZIONI

La nuova pagina della Genesi che abbiamo letto, e che ha al centro il celebre racconto del diluvio, si apre con una breve, arcaica e un pò misteriosa narrazione. Essa forse attinge elementi dalle antiche mitologie orientali che introducevano i Giganti (si pensi anche ai Titani greci), considerati frutto dell'unione tra un dio e una donna.

La Bibbia non parla di dèi ma dei "figli di Dio" che, nel linguaggio biblico, sono i membri del consiglio della corona di Dio, cioè gli angeli. È per questo che alcune tradizioni posteriori hanno interpretato il brano come il racconto della "caduta degli angeli" e della conseguente origine dei demòni.
In realtà, il testo vuole solo mostrare come il male dilaghi e vuole condannare probabilmente una convinzione dell'antico Vicino Oriente, secondo la quale nei cosiddetti "riti della fertilità" si poteva celebrare una specie di "matrimonio sacro" tra l'uomo e Dio, incarnato in un atto sessuale con la sacerdotessa o il sacerdote del dio della fecondità.

La Bibbia annota:
ci si illudeva con questi riti di generare "giganti" quasi eterni; in realtà l'uomo resta "carne", legato al tempo. Infatti, ai 969 anni di Matusalemme e alle centinaia di anni dei personaggi citati nel capitolo 5, da noi già pubblicato, si oppongono ora i 120 anni, una durata della vita ben più realistica, mentre il Salmo 90:10 affermerà che "gli anni della nostra vita sono 70 o 80 per i più robusti".

L'illusione umana dell' "essere come Dio" ancora una volta è frustrata. Eppure l'uomo continua nella sua perversione in modo così ostinato che "il Signore si pentì di avere fatto l'uomo e se ne addolorò".

Questo "pentimento" di Dio è un modo vigoroso per esprimere i sentimenti divini modellandoli su quelli umani: e ciò che abbiamo già chiamato "antropomorfismo", cioè una rappresentazione di Dio in forme e modi umani.

Il Signore, allora, lascia libero corso alla sua giustizia, che comprende il giudizio dell'empio e la salvezza del giusto ("Noè trovò grazia agli occhi del Signore"). Siamo, così, di fronte alla grandiosa scena del diluvio che la Bibbia dipinge usando come base antichi miti mesopotamici (ci sono 17 punti di contatto con questi testi che poi presenteremo).

Il punto di partenza è forse una catastrofe naturale legata ai due fiumi mesopotamici, il Tigri e l'Eufrate, che per un tratto di 350 chilometri prima della foce corrono su un piano quasi perfetto (il dislivello è solo 34 metri!).
In caso di forti piogge e dello scioglimento delle nevi a primavera le acque si trasformavano in un'enorme massa che dilagava distruggendo tutto.
Ma la Bibbia và oltre la spiegazione di una catastrofe naturale e rifiuta l'idea dei miti babilonesi, che vedevano nel diluvio la reazione degli dèi infastiditi dal vociare degli uomini durante il loro riposo.

Il testo sacro ripete: "La malvagità dell'uomo era grande... La terra era corrotta..... era piena di violenza... ogni uomo aveva pervertito la propria condotta...".

Siamo di fronte al giudizio di un Dio che non è indifferente al bene e al male. Il racconto si fissa, così, sulla salvezza del giusto Noè, dei suoi figli e di un seme della vita, perché Dio non smentisce sé stesso nella sua funzione di Creatore.

L' "arca" che dovrà salvare dal diluvio il giusto Noè e una specie di palazzo a tre piani galleggiante, stando almeno alle misure offerte dal testo biblico: 156 m. di lunghezza (300 cubiti), 26 m. di larghezza (50 cubiti) e 15 di altezza (30 cubiti) per un totale di 65-70.000 metri cubi.
Con Noè, la moglie e i figli, entrano coppie di animali catalogati secondo le usanze rituali: volatili, bestiame, rettili.

Per ora si parla di una coppia per specie, poi si dirà che sono sette coppie (nel capitolo successivo, secondo un'altra tradizione). L'arca è come l'area della salvezza in cui entrano coloro coi quali Dio ha un legame di comunione: "Con te stabilirò la mia alleanza".

PUNTUALIZZAZIONI.

  • L'arca.
    Il termine "arca" (in ebraico "tebah") s'incontra anche in Esodo 2:3-5 dove indica la cesta galleggiante sul Nilo in cui fu posto Mosè fanciullo. Il termine non và confuso con la menzione dell' "arca dell'alleanza" di cui si parla in Esodo 25:10-22, perché in ebraico la parola è diversa. Per molti Padri della Chiesa l'arca di Noè è simbolo della Chiesa, la comunità di coloro che, tramite il battesimo, sono salvati e costituiscono il germe di una nuova umanità.
    Questa interpretazione prende spunto anche da un testo del Nuovo Testamento: "L'arca, nella quale poche persone, otto in tutto, furono salvate per mezzo dell' acqua, è figura del battesimo, che ora salva voi" (1Pietro 3:20-21).
    Si trovano poi altri accostamenti: come il legno dell'arca salva l'umanità dal diluvio, così il legno della croce salva i credenti raccolti nella Chiesa.

  • Figli di Dio e giganti.
    I "figli di Dio" rappresentano esseri superiori all'uomo: nell'antichità erano diffusissimi i racconti di unione fra esseri divini o semidivini e donne.
    Il frutto di questa unione sono i "giganti", esseri straordinari. Questi termini rimandano perciò a racconti mitologici.
    Essi sono usati dall'autore biblico in Genesi 6:14 per indicare un comportamento prepotente, che mira a scavalcare i limiti delle regole armoniche del creato fissate da Dio.

  • Il pentimento divino.
    In Genesi 6:6 e in 1º Samuele 15: 11 si parla del "pentirsi" di Dio: è una reazione davanti al peccato dell'uomo e comporta per Dio un "dolore" profondo.
    Nel nostro testo il peccato è talmente grande che pare mettere in discussione la bontà della decisione di Dio di creare il mondo. Il racconto del diluvio si collega così a quello della creazione per riaffermare alla fine la relazione profonda che esiste tra Dio, l'uomo e il mondo.
    (Per una approfondimento sul "pentimento" di Dio, vedi "Una risposta per te")

  • Gli antichi racconti del diluvio.
    In moltissime culture antiche si trovano racconti su un diluvio primordiale. In essi si contrappone l'umanità che viene annientata a un eroe che invece riesce a scampare al diluvio.
    Il racconto storicamente e culturalmente più vicino a quello biblico si ritrova nella tradizione mesopotamica.
    Nell'XI tavoletta dell'Epopea di Ghilgamesh, poema epico, del 11º millennio a.C., che racconta le gesta del leggendario re di Uruk (antica città dei Sumeri che sorgeva sulle rive dell'Eufrate), si trova un racconto del diluvio primordiale, che si avvicina a quello biblico.
    Un altro racconto del diluvio, analogo a quello di Ghilgamesh, è il poema mesopotamico di Atrahasis.
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