Rubriche mensili In questo mese... Vivere in Cristo Allo Specchio

La crisi

Fuori splende il sole. Le tinte vivaci dei fiori sul davanzale incantano la vista e rallegrano il cuore. Una rondine stride festosa nel tepore dell'aria, senza darsi pena se domani pioverà. Dalla strada, nitido e incessante, giunge il rumore ormai familiare del traffico.
Un quadro di quotidiana serenità che ritempra, dopo la logorante fatica di una giornata di lavoro.

Ma tu non partecipi a tutto questo, sei come una pedina fuori giuoco.
Non odi la musica, non vedi il colore dei fiori, non avverti i suoni della vita che pulsa attorno a te. Il diagramma della tua esistenza ha subìto una brusca discesa: come se ogni cosa fosse saltata in pezzi in un colpo solo.
Te ne rendi perfettamente conto, ma nonostante i tuoi sforzi non riesci a liberarti dalle spire di un angoscioso senso d'inutilità e di scoraggiamento. Nel tuo umore tetro, ti senti vittima di una situazione senza uscita. Se guardi avanti, non scorgi che lo spettro della sconfitta, se ti volgi indietro, vedi l'ombra della delusione .
È il momento della crisi, della disperazione.
Ci siamo passati tutti, grandi e oscuri. Ci passeremo sempre. Anche i santi. Anche gli artisti.
Non sono forse nati da momenti di cruda sconfitta o il "Messia", di Haendel. "Delitto e castigo" di Dostojewski, il "Nabucco" di Verdi?
Ma i grandi spiriti trovano proprio nella catarsi la via dell'ispirazione più alta.
L'esempio di un Monet che dipinge come un forsennato per annullare il suo dolore per la morte della moglie tanto amata non può risolvere con immediatezza il tuo problema.

Non a te, che hai perso all'improvviso l'amore per la vita; ne a te, che sei stato aggredito a tradimento da una imprevedibile infermità; e neppure a te, che te ne stai lì, dopo un crudele abbandono, dilaniato dalla sofferenza e dall'umiliazione, mentre nel tuo cervello si agitano fantasiose quanto vane immagini di rivalsa, la cui violenza ti lascia perplesso e sgomento.

Per noi, per voi, per tutte le persone semplici, alle prese con i problemi di ogni giorno, non vale la legge dei privilegiati. Noi, colpiti da penose sventure, feriti da inganni brucianti, da crisi apparentemente senza motivo, dobbiamo fare i conti con i nostri limitati mezzi spirituali, con il denaro che non basta per un'onesta evasione materiale, con l'irreversibilità della nostra angoscia.
I poeti, se li sappiamo ascoltare, c'indicano spesso la strada giusta. Come Wordsworth:
"Che importa se i raggi un tempo così splendenti, sono ora per sempre sottratti ai miei occhi; sebbene nulla possa riportare l'ora dello splendore sull'erba, della gloria sul fiore, non ci dorremo. Troveremo piuttosto forza in ciò che rimane".
Non è facile però raggiungere tanta nobile saggezza.
Oggi, ben pochi sanno soffrire. Forse le comodità della vita ci hanno viziati, forse chiediamo troppo al destino, forse le medicine e i tranquillanti ci hanno disabituati alla sofferenza, o forse abbiamo perduto gli ideali di un tempo: certo, pochi di noi, oggi, sanno portare con dignità il peso delle proprie traversìe.
I pellerossa d'America ci hanno lasciato, insieme al ricordo di epiche saghe, costellate di dolori e d'ingiustizie, tanta saggezza da insegnarci ancora qualcosa. "Un indiano che sorride sotto la tortura, non sarà mai un vinto".
Nascondendo la propria pena, il proprio malanno, la propria sventura dietro il sorriso; accettando le proprie crisi senza autocommiserarsi, nel rispetto di se stessi e del proprio pudore, si può uscire vincitori da qualunque crisi. Ed è anche l'unica maniera di essere forti e di essere cristiani.

Dio ci ha dato un mondo pulito, equilibrato, meraviglioso.
Ci ha dato il mare, il sole, l'amore, la vita.
Perché svilire i suoi doni, perché non cercare, proprio con il Suo aiuto, la forza di superare la disperazione che ci attanaglia?
Dio è un amico che non si negherà mai a chi lo cerca. Nella fede in Lui, ritroveremo la stupenda bellezza della speranza, e la forza d'impegnarci nel lavoro.
Quale lavoro? Quello di ogni giorno, oppure uno nuovo. Qualunque esso sia, vale più dell'inedia solitaria. Purché svolto con partecipazione completa di tutte le nostre energie, esso ci sarà utile per liberare lo spirito dalla propria afflizione.
Non guardarsi mai indietro. La nostra vita passa come sabbia in una clessidra: in ogni granello sta l'attimo fuggente. È tutto quanto possediamo: afferriamolo, dunque, e con una sana fatica, una fiducia totale verso Dio e la saggezza dell'esperienza, ci costruiremo un futuro più solido, dove non correremo più il rischio di affondare nelle sabbie mobili del sentimentalismo, della debolezza interiore, della disperazione.

La sera incalza. La rondine si è ritirata nel suo nido.
Il ruggito del traffico si è placato: tra poco calerà il silenzio.
E tu udrai la sua musica, bella come una sinfonia, ne registrerai ogni nota, ogni pausa, ogni accordo, e tornerai a goderne. Hai raggiunto la capacità di scrutarti dentro, di aprirti come un fiore di loto e scoprire in te la gioia tanto cercata altrove.
Hai capito che se praticherai anche in minima parte l'umiltà dei santi, non ti accadrà più di disperarti. Non considerandoti più il centro dell'universo, ma soltanto un pulviscolo infinitesimale, grande soltanto per l'anima che Dio ha messo in te, non ti succederà più - o quasi più - di considerare il giorno trascorso una battaglia perduta e quello che verrà una croce più pesante da portare.

Ora sai che la vita non è né giusta, né ingiusta, ma semplicemente logica.
Scorre come un fiume impassibile, che trascina le barche degli uomini fra tempeste e bonacce. Sai che occorre vegliare affinché la tua barca non faccia acqua, ma che, comunque, è la sconfitta che trasforma le ossa in granito.
La crisi è passata. Te ne accorgi?
Stai ricominciando a vivere.

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