Rubriche mensili In questo mese... Vivere in Cristo Allo Specchio

"Esaminando le Sacre Scritture"

In questa rubrica esamineremo, di volta in volta, un testo biblico.
Saremo lieti d'inviare, gratuitamente, una copia del Nuovo Testamento a quanti desiderano seguire questi studi. Basta fare la richiesta al nostro indirizzo.

Corso Biblico 4: La Bibbia, come è giunta fino a noi?

  1. Nel corso di circa 1600 anni una quarantina di uomini scrissero i libri della Bibbia.
    Alcuni di tali scrittori ignorarono l'esistenza degli altri, perché vissuti od in epoche diverse od in luoghi diversi, e, nonostante ciò, quando i 66 libri della Bibbia furono riuniti in un unico volume, essi si presentarono come un unico libro, come se fosse stato scritto da una sola persona, tale è il collegamento esistente tra i libri stessi e così singolare l'intreccio del tutto!
    L'unica ragione di ciò sta nel fatto che la BIBBIA È PAROLA DI DIO!

    I sessantasei libri della Bibbia furono tutti riuniti in un solo volume nel II /III secolo d.C., più di mille anni prima che la stampa a caratteri mobili fosse inventata.
    In quei tempi gli scritti venivano eseguiti su pelli di animali (pergamene) o su papiri. Non c'erano giornali, pochissimi erano i libri, e quei pochi di carattere prevalentemente religioso e morale.

    Perciò è difficile poter dare una storia, sia pure frammentaria, della compilazione della Bibbia. Le sue verità eterne però non dipendono dalla nostra conoscenza dei suoi dati storici, poiché noi sappiamo con certezza che Dio stesso ha ispirato gli scrittori della Bibbia.
    L'apostolo Paolo afferma: «Ogni Scrittura è ispirata da Dio ...» (2Timoteo 3:16), e Pietro gli fa eco affermando: «Degli uomini hanno parlato da parte di Dio, perché sospinti dallo Spirito Santo» (2Pietro 1:21).

  2. Fondate ragioni storiche fanno ritenere che il grande scriba Esdra, abbia riunito, al ritorno del popolo ebraico dall'esilio di Babilonia (anno 444 circa a.C.) in un solo volume trentasette dei trentanove libri del Vecchio Testamento, cioè tutti i libri attuali, tranne quello che porta il suo nome, e l'altro di Nehemia, che il popolo ebraico aggiunse in seguito al canone dei libri ispirati, avendo riconosciuto in essi tale intervento divino.
    Così il Vecchio Testamento si può considerare completo 400 anni circa avanti Cristo.

    Per questo fu possibile nel 277, sempre a.C., procedere ad Alessandria d'Egitto alla prima grande versione del Vecchio Testamento in lingua greca. Tale versione è comunemente chiamata «SETTANTA», perché la leggenda vuole che sia stata eseguita da 70 uomini chiusi in 70 diverse camerette nello spazio di 70 giorni ed in modo uniforme.
    Tale versione fu quasi certamente il Vecchio Testamento usato ai tempi di Cristo e degli apostoli.
    I traduttori alessandrini però nell'accingersi a sì grave lavoro per andare incontro al bisogno di tanti ebrei i quali, costretti a vivere lontano dalla patria ed in mezzo al mondo ellenistico, avevano dimenticato la lingua nazionale e non potevano avere il conforto della lettura della Parola di Dio, tradussero ed inserirono tra i libri canonici degli ebrei anche i cosiddetti «apocrifi» (cioè «nascosti»), che venivano letti solo dagli ebrei privatamente per il loro carattere edificativo e devozionale.
    Tali libri apocrifi della «Settanta» sono: il libro di Tobia, quello di Giuditta, l'Ecclesiastico, il libro della Sapienza, i tre libri dei Maccabei, il libro di Baruch, un altro libro di Esdra, la preghiera di Manasse, una epistola di Geremia, e aggiunte al libro di Ester ed al libro di Daniele (Cioè: il cantico dei giovani, nella fornace ardente, la storia di Susanna e quella del dragone).

  3. I 27 libri del Nuovo Testamento furono originariamente scritti in greco da Matteo, Marco, Luca, Giovanni, Paolo, Pietro, Giacomo e Giuda. Essi comprendono circa cento anni di storia: dalla nascita di Cristo agli ultimi anni della vita di Giovanni apostolo, che morì intorno al 100 d.C.
    Subito dopo, questi libri furono raccolti in un solo volume e quindi aggiunti (nel II/III sec.d.C.) al Vecchio Testamento col nome di Nuovo Testamento. Così la Bibbia divenne un volume di 66 libri.

  4. Da allora i libri della Bibbia hanno avuto i titoli che conosciamo e l'ordine che tuttora conservano. Nessun cambiamento e stato ad essa apportato, se si eccettua la divisione in capitoli ed in versetti, fatta a scopo di facilitarne lo studio, e la lettura. Disgraziatamente, tutti gli originali dei 66 libri della Bibbia sono andati perduti molto tempo addietro, e di essi non si ha alcuna traccia. Buon per noi però che esistono di essi numerose copie eseguite da scribi e da copisti, sparse in tutto il mondo. Menzioneremo le più importanti:
    1. il CODEX VATICANUS, forse lo scritto più antico del mondo, proprietà della Chiesa Romana. Si ritiene scritto verso il 350 d.C., e da più di cinquecento anni si trova nel Vaticano, dal quale il manoscritto trasse appunto il nome. E' scritto in greco, a caratteri onciali, su settecento pergamene quadrate, che misurano circa 30 centimetri di lato;

    2. il CODEX SINAITICUS, scritto anch'esso in greco ma su cento pelli di antilope. Si fa risalire esso pure verso il 350 d.C. Tale codice fu ritrovato nel 1859 dallo studioso tedesco Tischendorf in un antico monastero presso il Monte Sinai, da cui il manoscritto desume il nome. Appartenne fino al 1935 alla Chiesa Ortodossa, che lo conservò in una biblioteca di Leningrado. Quindi fu acquistato per 500.000 dollari (di allora) dall'Inghilterra, che lo conserva presso il Museo Britannico di Londra;

    3. il CODEX ALEXANDRINUS, che si ritiene scritto verso il quinto secolo, è pure in greco, a caratteri onciali. Fu presentato nel 1628 a re Carlo I d'Inghilterra da un patriarca turco e da allora si trova anch'esso presso il Museo Britannico di Londra. Si pensa che almeno i primi due di questi tre inestimabili manoscritti siano stati copiati direttamente dagli originali o dalla prima copia di essi. Fac-simili di essi si trovano ora presso le principali biblioteche del mondo e sono di grande aiuto per le versioni della Bibbia.

  5. La Bibbia, riunita, come abbiamo detto, in un unico volume nel II/III sec. fu per molti anni copiata a mano, perché non esisteva la stampa. Poco sappiamo delle prime versioni di essa, ma risulta che fu molto ricercata fin dai primi secoli e fu tradotta interamente od in parte nelle lingue più conosciute di allora, come il greco, l'arabo, l'egiziano, il copto, il siriaco, il latino.

    Infatti, nel secondo secolo, si ebbero tre importanti versioni in greco: la versione di Aquila, la versione di Teodozione e poco più tardi quella di Sìmmaco. Pure al secondo secolo risalgono la versione siriaca detta «Pescitto» e quella latina detta «Vetus Itala».

    La più importante versione latina è la VULGATA, tradotta da Girolamo, durante il periodo di venti anni, che trascorse a Bethleem, conducendo vita eremitica. Essa si compone per molti libri della diretta traduzione fatta dallo stesso Girolamo dall'ebraico, e per gli altri della revisione della Vetus Itala.
    Terminata nell'anno 405, divenne la Bibbia più conosciuta nei mille anni seguenti, perciò le fu dato il nome di «Vulgata», cioè: "diffusa", "accettata". Da allora è stata ed è la Bibbia ufficiale della Chiesa Cattolica sebbene non si possa dire ottima come traduzione e come fedeltà di pensiero, specialmente nella parte appartenente alla Vetus Itala.

    La Vulgata venne tradotta in lingua Italiana da Monsignor Martini (1769-79). Degno di nota è il fatto che fu per la prima volta in tale versione del Martini che in ossequio alle decisioni del Concilio di Trento, vennero aggiunti ed incorporati alla Bibbia anche gli apocrifi. Così nella Bibbia cattolica si trovano:

    • tra i libri storici, anche: il libro di Tobia, quello di Giuditta,i due libri dei Maccabei, ed aggiunte al libro di Ester (dal cap.10:4 al cap.16:24);
    • tra i libri poetici anche: il libro della Sapienza ed il libro dell'Ecclesiastico;
    • tra i libri profetici, anche: il libro di Baruch, ed aggiunte al libro di Daniele (il cantico dei tre fanciulli nella fornace ardente e la storia di Susanna; della Vulgata).

    E ciò perché il Concilio di Trento con il decreto «de Canonicis Scripturis» (Sessione 4, 8 aprile 1546), volle troncare d'autorità la discussione sulla canonicità di tali libri, che aveva per secoli animato il campo cristiano, ordinando la loro inclusione tra i libri canonici senza distinzione alcuna da questi, nonostante il diverso avviso di Girolamo.

    Lo stesso Abate Ricciotti, nella prefazione alla sua revisione della traduzione della Bibbia, che pone "l'imprimatur" della Chiesa Cattolica, ammette che questi sette libri apocrifi con le aggiunte ai libri di Ester e Daniele non sono mai stati compresi nel Canone delle Scritture Ebraiche.

  6. Diffusasi grandemente la lingua inglese nel mondo per l'espandersi della influenza anglosassone molti studiosi intrapresero la traduzione della Bibbia in tale lingua. Chi ebbe il merito ed il privilegio però di condurla a termine per primo, dopo 22 anni di lavoro, fu GIOVANNI WYCLIFF, nel 1382. Il Wycliff, che, nonostante la violenta opposizione della Chiesa Cattolica, aveva dato al mondo la prima versione inglese della Bibbia, fu da quella scomunicato!

    Lo stesso Martin Lutero negli anni della sua infuocata ribellione alla Curia di Roma si dedicava alla traduzione della Bibbia in lingua tedesca (1521 circa), offrendo così alla gente germanica, oltre che il vero libro della religione cristiana anche il libro classico della loro lingua!

    Ma la prima versione biblica veramente protestante fu la VERSIONE DI GINEVRA, completata nel 1560.
    I suoi traduttori iniziarono il lavoro in Inghilterra durante il regno della sanguinaria Maria Stuarda. Perseguitati, dovettero fuggire a Ginevra, ove portarono a termine la loro fatica.
    Questa fu la prima Bibbia in inglese divisa in versetti come la Bibbia attuale, benché tale divisione fosse stata già fatta nove anni prima da Roberto Stephen in altra traduzione. La Bibbia era già stata divisa in capitoli dal Cardinale Hugo verso l'anno 1250.
    La divisione quindi della Bibbia in capitoli e versetti è una divisione puramente umana, fatta allo scopo di facilitare lo studio della Parola di Dio e quindi, non avendo la ispirazione divina come il testo, reca con sé i pregi ed i difetti di tutte le cose umane.

    Dopo l'anno 1560 la Bibbia ebbe una grande diffusione e fu molto difficile al Cattolicesimo Romano opporsi a questa corrente, nonostante la tenace opera intimidatoria dei vescovi ed oppositoria della Sacra Inquisizione.
    Le traduzioni in tutte le lingue aumentarono e divennero un numero indefinito. Tra esse meritano una particolare menzione la versione del RE GIACOMO in lingua inglese (1611), la Riveduta Inglese (1885), la versione Americana Completata (1901).

  7. Versioni della Bibbia in lingua Italiana. In Italia la prima versione in lingua volgare appare verso la metà del secolo XIII e fu chiamata la «BIBBIA DEL TRECENTO». Si ebbero poi quella sulla Vulgata del Materni (1471), quella del Bruccioli (1530), che valse al suo autore dei sospetti di eresia ed un processo, quella del Rustici (1562), quella del Diodati, stabilito a Ginevra ma di origine lucchese, (pubblicata nel 1607) e quella di Monsignor Martini, arcivescovo di Firenze, apparsa nel 1766. La versione del Diodati è superiore a tutte per bontà di lingua e fedeltà di traduzione. Essa è tuttora riconosciuta come esempio di bello stile, ancorché la sua frase sia un po' antiquata. Nel secolo scorso il prof. Luzzi ha riveduto la versione del Diodati, in quanto era assolutamente richiesto dalle esigenze della lingua italiana, attualmente parlata.

    Lo stesso Luzzi, oltre a questa revisione, ci ha dato la sua propria versione della Bibbia e questo suo lavoro è stato di sprone a nuove revisioni cattolico-romane della Bibbia: quella del Sales, del Tintori del Rossi, del Ricciotti, e la traduzione del Pontificio Istituto Biblico e attualmente ve ne sono molte altre.

    Abbiamo dunque veduto che la Bibbia è giunta a noi in parecchie lingue per il lavoro ed il sacrificio, talvolta della stessa vita, di uomini forti e nonostante opposizioni di ogni genere. Ora essa è stampata da Società Bibliche, da case editrici e da organizzazioni religiose. Come da principio, anche ora, è sempre il libro più popolare, più letto, più tradotto, più conosciuto e più amato del mondo! È insomma il libro di tutti i tempi!
    Quando gli uomini la studiano con umiltà e credono ed ubbidiscono ai suoi comandi diventano cristiani e godono la pace e la serenità!

  8. Prima di concludere questa lezione sul tragitto storico della Bibbia dalla sua compilazione fino ai nostri giorni, non possiamo passare sotto silenzio l'opera silenziosa e spontanea dei primi scrittori cristiani. Anche se non tutte le loro opere sono giunte fino a noi, i riferimenti e le citazioni della Bibbia contenuti nei loro scritti costituiscono un validissimo contributo ad una fedele ricostruzione del testo sacro, particolarmente del Nuovo Testamento, che andava progressivamente a sostituire le vecchie scritture del popolo ebraico.

    Questi antichi scrittori cristiani, di frequente chiamati a difendere la dottrina cristiana contro i pagani e gli eretici, avevano preso l'abitudine di citare le scritture forse più di quanto si faccia oggi. Lo svantaggio di tali citazioni è che esse spesso erano frammentarie e approssimative, ma ciononostante sono di gran valore per la determinazione del testo della Bibbia.

    Alcuni scritti risalgono all'epoca immediatamente posteriore agli scritti neotestamentari. Il più antico scritto è senz'altro l'epistola di Barnaba, trovata dal Tischendorf nel convento sinaitico, che alcuni suppongono fosse scritta durante uno dei viaggi missionari del collaboratore di Paolo. Potrebbe, però, essere più recente.

    Da notare l'epistola di Clemente, uno dei primi vescovi di Roma, che gli antichi scrittori indicano senza esitazione come il Clemente menzionato dall'apostolo Paolo in Filippesi 4:3.

    Ireneo, vescovo di Lione, scrisse in seguito, parlando dell'epistola di Clemente: «È stata scritta da Clemente, che conobbe e conversò con gli apostoli e che della loro predicazione conservava ancora l'eco e degli scritti la visione». La lettera era indirizzata ai Corinzi.

    • ERMA, da alcuni ritenuto l'Erme di Romani 16:4, contiene numerose frasi o espressioni di Cristo.

    • IGNAZIO, vescovo d'Antiochia 40 anni dopo l'ascensione di Cristo, cita alcuni passaggi che aiutano molto il completamento del testo originale.

    • POLICARPO, che aveva conosciuto di persona Giovanni evangelista, cita quasi tutte le epistole paoline.

    • GIUSTINO martire (secondo secolo), ORIGENE, CLEMENTE di Alessandria (terzo secolo) BASILIO, AGOSTINO e GIROLAMO (quarto secolo), contengono moltissime citazioni.

    Valga per tutti Origene che cita 1.352 - volte Matteo, 195 volte - Marco, 649 - Luca, 775 - Giovanni, 147 - Atti, 731 - Romani, 620 - 1Corinzi, 239 - 2Corinzi, 130 volte - Galati, 135 - Efesini, 68 - Filippesi, 94 - Colossesi, 43 - 1Tessalonicesi, 36 - 2Tessalonicesi, 92 - 1Timoteo, 19 - Tito, 3 volte - Filemone, 154 volte - Ebrei, 18 volte - Giacomo, 48 volte - 1Pietro, 5 volte - 2Pietro.
    Ci sono così tante citazioni di scrittori antichi, padri e apologisti da poter comporre con tutta facilità una Bibbia completa senza ricorrere ad altri manoscritti o versioni.

    Oggi la parte storica della Bibbia è ricca di elementi tali da permettere un maggior incentivo allo studio della Parola di Dio. Testimonianze sempre maggiori vengono prodotte da studi e scoperte, che mettono in luce il cammino che la Scrittura, dagli scritti originali alle copie e versioni e traduzioni, ha percorso nei secoli.

    Dobbiamo ringraziare i sereni critici e coloro che hanno dedicato la vita alla ricerca di manoscritti sepolti da secoli sotto montagne di polvere o di rovine. Ma è soprattutto da ringraziare il Signore e Padre di ogni misericordia che ha voluto preservare, attraverso secoli di avversioni e di negligenza la Sua rivelazione per la nostra salvezza.


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