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"Esaminando le Sacre Scritture"

In questa rubrica esamineremo, di volta in volta, un testo biblico.
Saremo lieti d'inviare, gratuitamente, una copia del Nuovo Testamento a quanti desiderano seguire questi studi. Basta fare la richiesta al nostro indirizzo.

Corso Biblico 8: Si può "capire" la Bibbia? (Parte seconda)

B. - POSSIAMO TUTTI CAPIRE LA BIBBIA ALLO STESSO MODO ?

Gli uomini del nostro tempo non si preoccupano di leggere e studiare la Bibbia poiché la ritengono oscura e difficile, quasi un enigma da sciogliere, un codice che richiede interpreti specializzati, un mistero di cui pochi hanno la chiave.
Per questo motivo si affidano ciecamente alla guida di una casta sacerdotale, autoproclamatasi detentrice dell'autentica interpretazione della Parola di Dio, privandosi così non solo delle grandi benedizioni derivanti dalla meditazione della Bibbia (Salmo 1:1-2), ma anche dell'unico mezzo divino "che può salvare le anime nostre" (Giacomo 1:21).

  1. LA BIBBIA È PAROLA DI DIO.
    Se Dio ha parlato all'uomo, lo ha fatto con lo scopo di essere ascoltato e capito. Se si considera che la Bibbia è la norma sicura ed infallibile per tutte le generazioni umane sino alla fine del mondo, Dio non può averla resa così astrusa e difficile da renderne impossibile la lettura ed incomprensibile il significato.

  2. Indubbiamente, nell'intraprendere la lettura della Parola di Dio con l'intento di capirne il messaggio, bisogna tenere presenti due importanti fattori:
    1. che la Scrittura và studiata con le stesse norme e gli stessi principi generali che vengono comunemente seguiti per lo studio di altri importanti libri, perché il linguaggio adoperato è quello stesso che era in uso presso gli Ebrei ed i Greci del tempo nella cui lingua la Bibbia è stata scritta;
    2. che ogni parte della Bibbia và intesa in armonia con tutte le altre parti e che, in tutti i casi, non si deve mai dimenticare che "BIBBIA SPIEGA SE STESSA" perché, provenendo totalmente da Dio, non può non essere perfettamente coerente in ogni sua parte.

  3. Anche la conoscenza delle circostanze storiche che riguardano il brano della Scrittura che stiamo leggendo, facilita molto un'esatta cognizione del messaggio biblico. Occorre pertanto:
    1. Conoscere, mediante evidenze interne od esterne al Libro stesso, il nome, il carattere e le circostanze sia dell'autore che delle altre persone introdotte di volta in volta nella narrazione.
      Infatti giova molto sapere se colui che parla o scrive, se colui di cui si parla o di cui si scrive, è un uomo od un angelo oppure un demonio, se è giudeo o pagano, se fariseo o sadduceo, se romano o barbaro, etc.;
    2. tenere presente se il brano che si studia è prosaico o poetico, profetico o didattico, devozionale o argomentativo, storico o narrativo, poiché ciascuna di queste composizioni ha le sue particolarità stilistiche che il lettore deve cercare di conoscere prima di procedere oltre nello studio.
      Nessuno infatti può pretendere di capire le sublimi e poetiche pagine del profeta Isaia usando le stesse norme che guidano la lettura del Pentateuco;
    3. rendersi conto di quanto giova la conoscenza della circostanza e del luogo in cui il brano è stato scritto, per meglio capirlo. Ciò lo si può arguire dal fatto che, presso ogni popolo, gli usi, i costumi, certe parole e certe frasi acquistano un valore ed un significato diversi. Per pervenire a tale conoscenza è necessario ricorrere alle evidenze sia interne che esterne al Libro stesso;
    4. non trascurare la ricerca di tutti i mezzi, gli agenti, le circostanze naturali, provvidenziali e miracolose che hanno concorso al compimento di un determinato avvenimento. Seguendo questo criterio non sarà difficile accettare, così com'è, la narrazione delle miracolose dieci piaghe d'Egitto, sapendo che fu Dio ad intervenire di persona, conferendo a Mosé quel potere miracolistico, affinché Faraone comprendesse che era Dio ad intimargli di lasciare partire il popolo ebreo;
    5. tenere presente che nella stesura del Libro, l'autore ha certamente avuto uno scopo che non è bene ignorare o sottovalutare. Talvolta è lo stesso autore a rivelarcelo: ad esempio Giovanni (20:30-31); altre volte occorrerà desumerlo dalla lettura del Libro stesso. Soltanto leggendo il libro degli Atti possiamo apprendere che Luca non ha voluto scrivere la storia di Pietro e di Paolo, ma ha piuttosto voluto illustrare l'adempimento delle promesse di Gesù con l'istituzione della Sua Chiesa, dimostrandone l'espansione nel mondo giudaico e pagano e descrivendo la vita delle prime comunità Cristiane sotto la vigile guida degli apostoli;
    6. rendersi conto che la ricerca del modo in cui si è compiuto un fatto porta a conoscere se tale fatto si è verificato entro l'ambito della ragione umana, oppure al di fuori dei suoi limiti. Così, dovendo esaminare un miracolo, l'uomo non troverà difficile arrivare a spiegarlo ricorrendo all'infinita sapienza, potenza e bontà di Dio; ma il "modo" com'esso è accaduto gli rimarrà in un certo senso inspiegabile perché oltrepassa le leggi di natura;
    7. ricordare, per mezzo di evidenze interne al Libro stesso o col ricorso ad evidenze esterne, la necessità di stabilire, con la maggior esattezza possibile, le circostanze particolari di tempo in cui un determinato Libro fu scritto, tenuto un discorso o accaduto un fatto.
      Quale emozione si prova, ad esempio, nel leggere alcune lettere di Paolo, sapendo che furono scritte mentr'egli era prigioniero a Roma a causa del Vangelo di Cristo!

  4. Proseguendo nello studio del libro, il lettore può trovarsi nella necessità di dover ricercare attentamente il significato di una parola, di una frase; oppure può accadergli d'imbattersi in un linguaggio talmente figurato da rendere difficile la comprensibilità del testo.

    In tal caso sarebbe bene attenersi alle seguenti norme, specialmente se si tratta di verificare il significato di una parola o di una frase:

    1. Consultare il testo, perché a volte può essere lo stesso autore a spiegare il vocabolo o la frase per noi astrusi; a volte possono essere il soggetto ed il predicato a spiegarsi vicendevolmente. Spesso (specialmente nella poesia) è lo stesso parallelismo, oppure l'aggiunta di un vocabolo al termine generico, a determinarne il significato.

      Ci sono casi in cui il senso di una parola può essere accertato dall'aggiunta di esempi od illustrazioni, fatta dall'autore, oppure dallo scopo speciale del brano in cui si trova il vocabolo od anche dallo scopo generale del Libro.


    2. Consultare i passi paralleli, specialmente quelli che si incontrano nel medesimo Libro, ed in loro mancanza consultare passi simili che si incontrano in altre opere dello stesso autore. Mancando anche questi, si possono consultare opere di altri autori, preferibilmente riguardanti lo stesso argomento e che siano state scritte nella stessa zona e nello stesso periodo di tempo.
    3. Se necessario, consultare anche l'etimologia della parola da intendersi.
      Un esempio: Paolo (Galati 6:2,5) usa due volte lo stesso termine "peso" ma con significato diverso; nel primo caso (versetto 2), allude alle cure ed al fardello degli affanni della vita, mentre nel secondo caso (versetto 5) intende il fardello delle responsabilità di ciascun uomo. In questo caso è appunto necessario ricorrere all'etimologia delle parole adoperate dall'apostolo in lingua greca che sono diverse nei due versetti testé citati.
      Quando poi è necessario stabilire il significato di interi periodi, saranno di buon aiuto queste norme:
      1. Accertare prima di tutto e con accuratezza la giusta costruzione del periodo, ponendo particolare attenzione se vi siano parole sottintese, quali siano il soggetto ed il predicato con tutte le loro aggiunte primarie e secondarie ed anche quale sia l'esatta punteggiatura.

      2. Esaminare poi se il periodo contiene in se stesso i mezzi per essere spiegato. In caso negativo si dovrà consultare il contesto, ponendo particolare attenzione allo scopo del paragrafo in cui il periodo è inserito e alla natura dell'unione esistente tra il periodo stesso ed.il suo contesto (se cioè sia logica, psicologica, storica, ottica o storico-dogmatica).

      3. Consultare anche altri passi realmente paralleli che riferiscono le stesse idee con parole uguali od anche differenti. Spesso, leggendo la Bibbia, ci si imbatte in complesse figure, dal linguaggio piuttosto affine, non sempre facilmente comprensibili, come: "il linguaggio di accomodamento", "il principio del duplice riferimento", o "le allegorie e le parabole".

IL LINGUAGGIO DI ACCOMODAMENTO è quella legge (o licenza) per cui le parole di un passo sono frequentemente usate in un senso che originariamente non avevano ed applicate a nuovi concetti, semplicemente per il fatto che esse sono particolarmente atte a descriverli.
Ad esempio Paolo, nella lettera ai Romani 10: 6-8 riferisce le parole del Deuteronomio 30:11-14, non più applicandole alla Legge, come aveva fatto Mosé, ma al Vangelo di Cristo.

IL PRINCIPIO DEL DUPLICE RIFERIMENTO differisce da quello di accomodamento nel fatto che in esso vi è sempre implicito un intenzionale riferimento ad un secondo oggetto o fatto.
Pertanto le parole sono così scelte e le frasi sono così costruite dallo Spirito Santo da servire per descrivere contemporaneamente sia il fatto o l'oggetto vicino (chiamato "tipo") che il fatto o l'oggetto lontano (chiamato "l'antitipo"). Questo principio si riscontra specialmente nelle profezie.

L'ALLEGORIA è una frase, una sentenza o un discorso in cui il principale soggetto è descritto da un altro che gli rassomiglia, oppure è la rappresentazione di una cosa di cui ci si serve per rappresentarne un'altra. È nota l'allegoria di Agar e Sara (Galati 4:21-31).

LA PARABOLA è quella specie di allegoria in cui la rappresentazione immediata è una narrazione entro i limiti della probabilità, intesa ad illustrare una verità religiosa e morale. Gesù ne fece abbondante uso.

Sia nell'allegoria che nella parabola vi è sempre un paragone espresso od implicito, diretto od indiretto, in quanto l'oggetto da illustrare e spiegare è paragonato ad un altro ben conosciuto e familiare, che gli rassomiglia od al quale, in qualche modo, è analogo, allo scopo di raggiungere un più alto grado di chiarezza.

Ne consegue che per comprendere rettamente l'allegoria e la parabola debbono essere tenute presenti tre cose: l'esempio che serve ad illustrare, l'oggetto da illustrare e la somiglianza apparente tra esse.
Usando questi accorgimenti, generalmente se ne può dedurre, senza possibilità d'inganno, lo scopo della parabola o dell'allegoria.

In ogni Sua parabola, Gesù prende un fatto che caratterizza la realtà quotidiana degli uomini e lo compara alla realtà del Suo Regno, dimostrando così che gli avvenimenti più comuni della vita di tutti i giorni hanno un rapporto significativo con la Sua persona e con la Sua opera.
Attraverso le parabole Gesù stabilisce una relazione esplicativa tra il mondo degli uomini ed il mondo di Dio; il Suo insegnamento è così reso più vivente e più accessibile.

Con questa lezione - ed anche per motivi di spazio - dobbiamo concludere dicendo che siamo ben lontani dal ritenere di avere esaurientemente risposto al quesito postoci. Tuttavia ci auguriamo di avere indicato certe norme fondamentali che, se saranno tenute nel debito conto da parte di chi è realmente alla ricerca della Verità, saranno di estrema utilità ed efficacia nel metterci in contatto diretto e personale con la Parola di Dio senza dover ricorrere ad intermediari umani ed evitando così possibili e probabili inganni.


Nelle prossime lezioni l'argomento sarà:
"BIBBIA O TRADIZIONI"?

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