Rubriche mensili In questo mese... Vivere in Cristo Allo Specchio

"UN LIBRO DIVERSO NELLA BIBLIOTECA DELL'UMANITÀ"

I grandi libri dell'umanità sono numerosi. Tuttavia nessuna opera, antica o moderna, può venire paragonata alla Bibbia: essa ha una storia e uno scopo del tutto singolari.

Quando diciamo "Bibbia", usiamo una parola greca che significa "il libro" o "i libri" o "biblioteca".

Infatti, per gli Ebrei e per i Cristiani quest'opera è "il libro per eccellenza"; ai loro occhi riveste un'importanza unica e straordinaria perché lo considerano come divino: in esso trovano la Parola di Dio e la Storia di Dio nel Suo rapporto con l'umanità.

In questa rubrica d'informazione biblica potrete leggere un contesto biblico, le relative "osservazioni" sul medesimo, ed infine, una rubrica costituita da interessanti "puntualizzazioni" su parole o frasi.

SAREMO LIETI D'INVIARE, GRATUITAMENTE, UNA COPIA DELLA BIBBIA A QUANTI DESIDERANO SEGUIRE QUESTO STUDIO. BASTA FARNE RICHIESTA AL NOSTRO INDIRIZZO.

La fine del diluvio

Testo biblico: GENESI capitolo ottavo

"Poi Dio si ricordò di Noè, di tutte le fiere e di tutto il bestiame ch'erano con lui nell'arca. Dio fece allora passare un vento sulla terra e le acque si abbassarono. Le fonti dell'abisso e le cateratte del cielo furono chiuse, la pioggia cessò di cadere dal cielo; le acque andarono gradatamente ritirandosi dalla terra e calarono dopo centocinquanta giorni. Nel settimo mese, il diciassette del mese, l'arca si fermò sui monti dell'Ararat. Le acque andarono via via diminuendo fino al decimo mese. Nel decimo mese, il primo giorno del mese, apparirono le vette dei monti.

Trascorsi quaranta giorni, Noè aprì la finestra che aveva fatto nell'arca e rilasciò un corvo. Esso uscì, andando e tornando, finché si prosciugarono le acque sulla terra. Allora Noè rilasciò una colomba, per vedere se le acque si fossero abbassate sulla superficie della terra; ma la colomba non trovò un appoggio per la pianta del piede e tornò a lui nell'arca, perché c'erano acque sulla superficie di tutta la terra.
Ed egli stese la mano, la prese e la fece rientrare nell'arca.

Attese ancora altri sette giorni e di nuovo rilasciò la colomba fuori dell'arca, e la colomba tornò a lui sul far della sera; ed ecco, essa aveva una foglia dl ulivo, che aveva strappata con il suo becco; così Noè comprese che le acque si erano abbassate sulla terra.
Aspettò tuttavia ancora sette giorni, poi rilasciò la colomba; ma essa non ritornò più da lui.

Fu nell'anno seicentouno della vita di Noè, nel primo mese, nel primo giorno del mese, che le acque s'erano prosciugate sopra la terra: e Noè scoperchiò l'arca, ed ecco che la superficie del suolo era prosciugata. Ma fu nel secondo mese, nel ventisettesimo giorno del mese, che la terra fu secca.

Allora Dio disse a Noè: «Esci dall'arca tu e tua moglie, i tuoi figli e le mogli dei tuoi figli con te. Fa' uscire con te tutti gli animali che sono con te, d'ogni carne, uccelli, bestiame e tutti i rettili che strisciano sulla terra, perché possano brulicare sulla terra, siano fecondi e si moltiplichino sulla terra». Uscì dunque Noè e insieme a lui i suoi figli, con sua moglie e con le mogli dei suoi figli. E tutte le fiere, tutti i rettili, tutti gli uccelli, tutto ciò che striscia sulla terra, secondo la loro specie, uscirono dall'arca.

Allora Noè edificò un altare al Signore, prese ogni sorta di animali puri e ogni sorta di volatili puri e offrì olocausti sull'altare. Il Signore ne odorò la soave fragranza e disse in cuor suo: «Io non tornerò più a maledire la terra a causa dell'uomo, perché l'istinto del cuore umano è malvagio fin dall'adolescenza: e non tornerò più a colpire ogni essere vivente come ho fatto.
Finché la terra durerà, seme e raccolto, freddo e caldo, estate e inverno, giorno e notte non cesseranno mai»."

OSSERVAZIONI

  • «Dio si ricordò di Noè...».
    Il "ricordo" nella Bibbia non è una semplice memoria del passato ma è un atto efficace che opera nel presente: in pratica è equivalente alla salvezza. Dio, dunque, salva Noè e tutte le creature dell'arca, dopo che le acque avevano steso il loro manto di morte per un anno intero, stando a una delle due diverse tradizioni sul diluvio confluite nel testo attuale.
    Infatti, il Signore chiude le sorgenti dell'abisso oceanico e le cateratte delle piogge, fa soffiare un forte vento così da far calare le acque in un arco di 150 giorni, e infine fa emergere le vette dei monti.

  • E così che l'arca "atterra" dolcemente «sui monti dell'Ararat».
    Questo nome è citato altre tre volte nella Bibbia ma indica sempre una regione, quella che nei testi assiro-babilonesi è chiamata Urartu, da identificare probabilmente con l'attuale Armenia.
    La tradizione popolare ha voluto cercare, però, una vetta precisa, quella che oggi è appunto chiamata Ararat (5.156 m) e che si erge nei pressi del lago Van nella Turchia orientale, mentre la tradizione giudaica e quella musulmana sono ricorse a un monte del Kurdistan, al-Giudi.
    Nel Corano, infatti, leggiamo: «Si udì la voce divina che diceva: O terra, ingoia le tue acque! E tu, o cielo, risucchiale! Le acque diminuirono e l'ordine divino fu eseguito. L'arca, allora, si posò sul monte al-Giudi» (11:44).
    Al di là dei tentativi di identificazione precisa e delle fantasiose spedizioni alla ricerca dei resti dell'arca, la Bibbia non si interessa di offrirci coordinate topografiche ma di esaltare la pace che sta per rinascere tra Dio e l'uomo e il cosmo.

  • Noè sonda la nuova situazione climatica.
    Attraverso due uccelli viaggiatori, un corvo e una colomba. Quest'ultima, che diverrà nella Bibbia anche un simbolo d'Israele, offre nel becco il segno della nuova vita pacifica della terra (l'ulivo), divenendo così l'emblema dell'armonìa ritrovata tra il Creatore e la creazione.
    È giunto il momento di uscire dall'arca, al termine del lungo periodo del diluvio (un anno della vita di Noè secondo le indicazioni offerte dal v.13). Il narratore biblico ci presenta la festosa processione degli ospiti dell'arca che abbandonano il loro rifugio, mentre Dio ripete la sua promessa di vita, come alle origini («... perché siano fecondi e si moltiplichino sulla terra»).

  • Gli antichi racconti mesopotamici del diluvio.
    Questi documenti presentano come primo atto dell'eroe salvato dalla morsa delle acque l'offerta di un sacrificio. Anche Noè erige un altare e celebra un sacrificio di olocausto, consumando nel fuoco le vittime. Dio gradisce l'offerta del giusto e questo gradimento è pittorescamente raffigurato dall'«odorare» gustoso divino: nelle antiche culture il sacrificio era visto come il cibo della divinità approntato dal fedele.
    Dio, allora, risponde con una promessa. Egli sà - e lo si diceva già agli inizi del racconto (6:5) - che l'uomo è radicalmente peccatore («fin dall'adolescenza», è la sintesi della vita cosciente dell'adulto). La giustizia ha fatto il suo corso col diluvio. Ora è il tempo del perdono, espresso dal ritmo delle stagioni e dei giorni, simbolo della ritrovata armonìa.

PUNTUALIZZAZIONI.

  • Il racconto del diluvio?
    Con le sue immagini grandiose di vita e di morte, di uomini e animali, di tempesta e di bonaccia, il racconto del Diluvio è stato nella storia della cultura e della fede un segno terribile e glorioso.
    Pensiamo solo alle raffigurazioni dei mosaici di San Marco a Venezia, modellate nel XIII sec. sulla base di un famoso codice biblico miniato del V-VI sec., il cosiddetto Codice Cotton, giunto a Venezia da Alessandria d'Egitto.
    Pensiamo all'angosciato e violento diluvio michelangiolesco della Cappella Sistina o all'opera "il diluvio universale" musicata da Gaetano Donizetti nel 1830, e così via.
    Ma già nella sua prima lettera, Pietro vedeva nell'arca salvata dalle acque «una figura del battesimo che ora salva voi» (3:20-21).
Chiesa di Cristo - Ferrara © , Diritti Riservati