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Disciplina

La prima parola che il bambino pronuncia, appena spalanca lo sguardo meravigliato sulla vita è: "Perché?".
È la domanda sovrana che ha ispirato scopritori, inventori, filosofi e poeti, i quali, cercando e trovando le risposte, hanno dato una nuova dimensione al mondo.

Il desiderio di sapere è nato con l'uomo, ha segnato la via del suo progredire, ne ha determinato l'intelligenza intesa come potenza di vita.
"Chi più sà, più ha", diceva un vecchio proverbio.
Ma niente si acquista senza fatica, rinuncia di sé, sacrificio. E la vita del sapere è costellata di doveri. Il primo di questi, quello che li coinvolge tutti e li guida al successo è uno solo: LA DISCIPLINA.

Fin dalla prima età, il bambino impara a obbedire a determinate leggi, a piccoli obblighi, ai primi doveri. Il suo modo di agire o reagire a questi, definisce il suo carattere.

La disciplina è la scuola più dura che ci sia. Ma è la più necessaria per realizzare se stessi.

Che significa realizzare se stessi?
Significa dare vita alle proprie capacità potenziali. E si impara a riconoscerle saggiando se stessi nella realtà, istituendo un dialogo tra se e gli altri, tra se e il mondo.

Dice uno scienziato tedesco: "Il successo della vita si fonda sulla ripartizione del lavoro stesso".

I grandi nemici della disciplina sono la pigrizia, l'orgoglio, l'indolenza, la superficialità.

"Molti giovani - ammonisce Sertillanges, l'autore di un noto libro sulla vocazione intellettuale - pretendono buoni voti e promozioni, e aspirano addirittura a superbi traguardi e intanto sciupano miseramente la loro giornata, la loro forza, la loro linfa intellettuale. O non lavorano - tanto c'è tempo, dicono - o lavorano male, capricciosamente, senza sapere chi sono, dove vogliono andare, come devono camminare".

Per non correre il rischio di camminare a caso, è chiaro che la prima cosa da fare è scegliersi una strada.
Non è facile in un mondo che mira più al tornaconto che al miglioramento della qualità della vita. Ma è necessario, se non si vuole rischiare di trovarsi un giorno fagocitati in un sistema che annulla la personalità, spezza i nervi e ci isola nella morta gora del fallimento.

Anche in questa scelta e indispensabile una buona dose di disciplina. Guardare la propria realtà, fare una valutazione realistica delle proprie inclinazioni e possibilità, resistere alla tentazione delle facili occasioni. E lavorare.
A una donna che, pur svolgendo egregiamente il suo compito di moglie e di madre, occupa uno dei posti più alti della gerarchia politica francese, fu chiesto quale fosse il segreto del suo successo. E lei rispose che fin da quando era studentessa non aveva mai sciupato un giorno, né un'ora, né un minuto.

Ci sono due modi di vivere: uno etico e uno edonistico.
È tra questi due modi che deve incominciare la scelta.

"È meglio essere un nessuno che fa qualcosa, che qualcuno che non fa niente" dice un saggio.

Ma generalmente le persone che sono diventate qualcuno hanno lavorato molto, con pazienza e disciplina.

La sola ricerca di guadagno deprime e non produce che merce scadente.
Ci vuole passione anche per modellare al tornio la gamba di un tavolo. L'artigiano potrà ricavarne un senso di orgoglio equivalente a quello di un'artista di fronte alla sua scultura. Ma possiamo essere certi che quell'artigiano ha intrapreso il suo mestiere non perché gli è stato offerto ma perché gli piace e vi si è dedicato con disciplinata passione.

Impazienza disordinata, leggerezza, effimere compiacenze e viltà di fronte alla fatica, ingombrano l'animo come gli sterpi invadono un campo abbandonato.

Bastano due o tre ore al giorno seriamente impiegate per raggiungere una méta. Ma occorre amministrarle con disciplina, tornandovi ogni giorno, senza stancarsi mai. Vivere, insomma, sia pure limitatamente alle proprie esigenze e capacità, come vivono gli atleti, gli artisti e gli uomini di azione: organizzando la propria giornata in funzione della propria attività principale, lavorando con disciplina e non sperperandosi in ore vuote e inutili vagabondaggi mentali.

Ma non esiste soltanto una disciplina materiale, esiste anche quella morale. Ed è quella che ci fa essere come vogliamo veramente essere, come sentiamo di essere.

È difficile frenare i nostri impulsi negativi: contenere l'ira, superare in silenzio le difficoltà, trattenerci dagli eccessi del nostro temperamento. Come si fa pratica di lavoro, così si deve fare pratica di vita, attraverso una costante applicazione di quelle doti che costituiscono il meglio di noi stessi e che la morale cristiana ci insegna.

Nella disciplinata ripartizione del tempo, ecco quindi la necessità di inserirvi anche una pausa di riflessione prima di addormentarci su una giornata che sarà tanto più riuscita quanto più l'avremo arricchita di buona volontà.

Lavorare, quindi e pensare, provare e imparare. Imparare il valore dell'ordine, della disciplina, della perseveranza.

"Il principio è più che la metà di tutto", diceva Aristotile. Solo così, partendo per il lungo e difficile viaggio della vita senza bagaglio materiale, ma con le idee chiare e il desiderio e la volontà di costruirsi, si arriverà a una grande méta,

PERCHÉ TUTTO CIÒ CHE CI OCCORRE È DENTRO DI NOI!

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