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Droga

Fino a qualche decennio fa la droga era un flagello di piccoli cerchi sociali e interessava pochi annoiati rottami della vita, quelli che, avendo sciupato tutto, cercavano di trovare nella droga un paradiso artificiale di evasione e di vizio.

Ieri interessava una sparuta minoranza di adulti, oggi ha un grande richiamo sui giovani.

Come spiegare il fascino sinistro di una promessa che sembra spalancare le porte del paradiso e poi si chiude sopra gli individui come la botola di una prigione fisica e morale?

Perché si drogano i giovani?
È curiosità o vizio?
È un fatto passeggero di costume, e società moderna che non sà più offrire ai giovani gli ideali di un tempo?
È un segno d'immaturità o di stanchezza?
È voglia di vivere più in fretta ma anche conseguenza di aver vissuto troppo in fretta?
Forse l'uno e l'altro: è curiosità e vizio; immaturità e stanchezza; voglia di vivere più in fretta, o il risultato di aver vissuto troppo in fretta.

La gioventù, oggi, brucia con sconcertante rapidità, ciò che una volta costava una maturazione molto lenta e più sofferta.
Forniti di più mezzi, cresciuti all'insegna del tutto facile e del tutto gratuito, spinti da una società consumistica ad accelerare artificiosamente le proprie emozioni e i propri bisogni, oggi si vuole vivere più in fretta, consumare tutto più in fretta, non solo gli oggetti, le cose e le mode, ma soprattutto le proprie emozioni, le esperienze sentimentali e affettive.

I miti della civiltà dei consumi hanno rapidamente invaso gli aspetti pratici, gli oggetti della vita quotidiana, ma soprattutto hanno alterato profondamente l'equilibrio della vita psichica.
Tutto ha subìto un'accelerazione talvolta esaltante, ma spesso anche disastrosa.
I sentimenti, le emozioni e gli affetti vengono cambiati e messi da parte con la stessa facilità con cui si compera e si getta via un qualsiasi oggetto.
Si cresce più in fretta, ma spesso con un processo artificioso, cioè con qualcosa di troppo fuori e con qualcosa di meno dentro, con una maturità fisica alla quale non sempre corrisponde una pari maturità di carattere.
Molte persone sembrano mature, ma non sanno camminare da sole perché non hanno dovuto lottare e soffrire per crescere, per farsi spazio, per vivere.

Avviene così che, consumata la carica iniziale, cambiati i sentimenti come si cambiano gli oggetti usati, annoiati quando l'impegno della vita dovrebbe essere invece esaltante, spossati prima ancora di cominciare a vivere, il ricorso alla droga può sembrare una via d'uscita che non costa moralmente nulla e che promette un'evasione a buon mercato.

Una sigaretta drogata, una fumatina clandestina, può dare l'impressione di un paradiso facile, a portata di mano, pronto ad offrire agli annoiati le evasioni e i surrogati di ciò che non hanno saputo conquistarsi da soli.

Per molti la droga è una scorciatoia, uno scarico di responsabilità, un correttivo contro la noia, una evasione verso le montagne che si è incapaci di scalare da soli, un trampolino per tuffarsi nelle gioie artificiali dell'annullamento psichico.

La droga è curiosità e immaturità, stanchezza di essere giovani quando la gioventù dovrebbe trovarsi all'appuntamento con le responsabilità, fuga in un illusorio mondo di parvenze, quando la vita ci chiama agli impegni concreti e alle scelte difficili.

A parte le conseguenze fisiche e psichiche, che pure sono gravissime, l'immoralità della droga è nella sua fuga dalla responsabilità, nella voglia di vivere troppo in fretta, ciò che invece và affrontato e pagato passo per passo.

Nella vita non esistono gioie durature che non si paghino, non c'è una maturità che significhi fuga, evasione, disimpegno.
L'immoralità della droga è nella nebbia che affoga la responsabilità e vanifica l'impegno verso la vita.

La sua gravità morale è nell'artificiosità con cui ci offre dei paradisi che, al risveglio, diventano inferni; la sua distruttiva carica morale è nel fare dell'individuo un rottame sociale, incapace di volere e di autogovernarsi.

La vera, autentica droga della vita non è che la vita.

Se la guardiamo con occhio pulito, in tutta la sua stimolante complessità di delusioni e sorprese, di difficoltà e d'imprevisti, di conquiste e di fatiche, la vita è un'avventura ancora più stimolante di qualsiasi paradiso artificiale che può promettere l'haschisch o la marijuana.

La droga è il paradiso immaginario e passeggero di chi fugge, e non già lo splendido paradiso di chi conosce se stesso, si accetta, si matura e ci conquista in un arco di tempo ragionevole e normale.

Scegliere la droga al posto della vita, significa sostituire alla ragione l'illusione, alla volontà la passività, alla vita la morte!

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