Rubriche mensili In questo mese... Vivere in Cristo Allo Specchio

"UN LIBRO DIVERSO NELLA BIBLIOTECA DELL'UMANITÀ"

I grandi libri dell'umanità sono numerosi. Tuttavia nessuna opera, antica o moderna, può venire paragonata alla Bibbia: essa ha una storia e uno scopo del tutto singolari.

Quando diciamo "Bibbia", usiamo una parola greca che significa "il libro" o "i libri" o "biblioteca".

Infatti, per gli Ebrei e per i Cristiani quest'opera è "il libro per eccellenza"; ai loro occhi riveste un'importanza unica e straordinaria perché lo considerano come divino: in esso trovano la Parola di Dio e la Storia di Dio nel Suo rapporto con l'umanità.

In questa rubrica d'informazione biblica potrete leggere un contesto biblico, le relative "osservazioni" sul medesimo, ed infine, una rubrica costituita da interessanti "puntualizzazioni" su parole o frasi.

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La leggenda del falegname

Il Vangelo non ci dà molti particolari su Giuseppe: è uno sposo esemplare, un artigiano coscienzioso, un giusto che rispetta la Legge. Questo, all'incirca, è tutto quanto sappiamo di lui.

Ma questi accenni così misurati hanno stimolato la fantasia di molti, cosicché già a partire dal secondo secolo cristiano molte leggende si sono formate intorno alla sua figura.
Ecco qualche esempio di queste tradizioni leggendarie:

Giuseppe quando ha già novantanni (ed è un vedovo padre di sei figli), viene convocato dal Sommo Sacerdote insieme ai celibi della tribù di Giuda, tra i quali un segno del cielo permetterà di scegliere una sorta di tutore per Maria: essa ha dodici anni, è sempre vissuta nel Tempio e ha fatto voto di castità.

Il segno, eccolo: ogni aspirante tiene in mano un bastone, ma da quello di Giuseppe si alza in volo una colomba bianca.
Giuseppe, però, preferirebbe affidare Maria a uno dei suoi figli, e s'inchina solo dopo le parole del Sommo Sacerdote, che gli rammentano l'ordine di Dio. E quando essa sarà incinta, un angelo dissiperà la sua inquietudine, rivelandogli che anche questo avviene per volere divino.

Al tempo della fuga in Egitto, Giuseppe porta con sé non solamente Gesù e Maria, ma anche quattro dei propri figli. Al ritorno in Palestina, egli insegna a Gesù il suo mestiere: e Gesù ricambia con vari miracoli "artigianali"; allunga e accorcia tavole di legno, realizza in un istante un letto per il "re di Gerusalemme", intorno al quale Giuseppe si era affaticato per due anni.

La morte di Giuseppe, infine - sempre secondo la leggenda - è un incantevole commiato. A 111 anni, infatti, egli si spegne assistito da Gesù e da Maria, e subito la sua anima viene raccolta dagli arcangeli Michele e Gabriele, che la portano in cielo.

(n.d.r. - Precisiamo che nella narrazione dei Vangeli delle cose sopradescritte non vi è alcun cenno; anzi ben altra è la storia)


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CHE COSA LI SPINGEVA VERSO IL DESERTO?

Quando l'uomo vuole ritrovare l'essenziale, abbandona i suoi beni e và nel deserto come Giovanni il Battista. E come Gesù. La tradizione è antica.

In Palestina, la prima grande ondata di "anacoretismo" (cioè: "vita solitaria") e di "cenobitismo" (vale a dire: "vita in comune") coincide con la fine dell'epoca eroica dei Maccabei, e con l'avvento dei Sommi Sacerdoti compromessi con il paganesimo ellenistico.
Molti "hassidim" (cioè: ebrei pii), riprendono nel deserto l'esistenza nomade dei primi tempi d'Israele. Una parte di essi darà vita, sulle scogliere del Mar Morto, alla comunità degli Esseni. Altri vivono in solitudine la loro esperienza spirituale.

Poi ci sono i "nebiim", cioè i profeti per così dire "ufficiali".
Essi vivono in gruppi itineranti, nei secoli più lontani, e comunicano il loro fervore religioso a quanti incontrano con danze vivacissime e contagiose.
Dal nono secolo avanti Cristo in poi, questi gruppi si costituiscono in piccole colonie abbastanza fisse, poco lontano dalle città sante del tempo: Ghilgal, Betel, Gerico.

Vivono in comune, venerano i loro capi, ma non praticano un ascetismo rigoroso: possono prendere moglie, e qualche volta si fanno pagare per i loro servizi.

Molti Ebrei, infine, si ritirano per brevi periodi nel deserto, allo scopo di "vivere sotto lo sguardo di Dio" pregando e digiunando.

Nel deserto di Giuda, però, non hanno soggiornato soltanto uomini in cerca di solitudine per la preghiera e la meditazione.

Nel decimo secolo avanti Cristo, Davide vi si nascose per sfuggire all'ira di Saul. Dodici secoli dopo, il deserto di Giuda accolse gli ultimi "partigiani" ebrei, capeggiati da Bar Kokheba, che vi combatterono l'estrema disperata battaglia contro le legioni romane di Adriano.

Fra queste due date, il deserto che fu percorso da Giovanni il Battista e continuò ad essere un luogo di rifugio per uomini d'ogni specie: proscritti e perseguitati, combattenti alla macchia oppure predoni e criminali.

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