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La fedeltà

"Lo sò, il tuo volere non è più costante delle onde marine, ... tu avevi giurato di restarmi fedele, ... hai rotto la promessa, ma col tuo tradimento ... puoi forse mutare il mio cuore?".
Così un poeta russo ha reso in quattro brevi battute che hanno la sobrietà e l'intensità della poesia vera, il mistero della fedeltà.

Un uomo per essere tale, deve essere fedele in una maniera difficile e spesso dolorosa, in una infinità di episodi, in una miriade di circostanze, verso una molteplicità di termini: se stesso, le proprie convinzioni, i propri impegni, i propri amici, Dio ...

La fedeltà è una testimonianza a sé stesso. Un dialogo silenzioso e determinante. Ci affascina, ci tormenta e ci possiede fino a diventare parte di noi, a diventare la nostra stessa anima.
È solo a questo punto che si possono comprendere e fare proprie le parole del poeta: "Un tradimento, può forse mutare il mio cuore?".
Se io sono felice, in definitiva, è a me stesso, a valori che io considero letteralmente intoccabili, imprescindibili, che sono fedele.
La mia fedeltà non è un modo di ricambiare qualcosa che già ricevo, per cui quando questo flusso di dono si fermi, io mi senta autorizzato a non dare più.

La fedeltà vera è già oltre i complicati e un tantino pedestri ritmi del dare e dell'avere, del mio e del tuo. È già affondata nelle miracolose dovizie dell'amore, nel pazzo, splendido, magnifico sperpero dell'amore. Non domanda mai: "quanto mi dai?", non calcola mai: "quanto ho già avuto?".

La fedeltà ... è fedele. E le basta.
Persino senza volerlo, si è portati a riconoscerlo: somiglia molto a Dio.

Non è facile, essere fedeli, per noi che siamo soltanto uomini.
Tutte le tentazioni dell'egoismo, tutte le ragioni del calcolo, tutti i saggi, troppo saggi ragionamenti della misura, si coalizzano contro la sublime signorilità di questa virtù.

È difficile essere fedeli a sé stessi. Essere coerenti, in ultima analisi.
Tutti abbiamo bellissimi concetti, ideali con la maiuscola e quando parliamo sembriamo libri stampati. Poi viene il momento della verifica. Il momento di essere fedeli a sé stessi.
Anche di fronte al capoufficio cretino, al preside coniglio, agli amici che, loro, si adeguano ... Difficile mestiere, quello della fedeltà ai valori in cui pure si crede. Ci vuole una buona dose di coraggio e la forza di pagare di tasca propria.

Lo scrittore Gesbron, scrive: "Felice colui che avrà saputo riconoscere il momento eccelso, l'incontro determinante della sua vita, e restarvi fedele. Perché c'è per tutti, questo momento di grazia, un punto luminoso nel buio, come il posarsi di una mano amica sulla nostra spalla, e il cuore sobbalza come a una voce ben nota e attesa. Ecco, lo riconosco; questo è il momento; questo è il richiamo. Ora sò e dovrò ricordarmene per sempre; per sempre dovrò vivere in coerenza, essere fedele a questa luce che si é fatta dentro di me, a questo richiamo, a questa consapevolezza che mi scorterà per tutto il cammino ... .

Solo chi ha dentro di sé questa chiarezza riesce a essere fedele nonostante tutto, in serenità.

Difficile - non saprei onestamente se di più o di meno - essere fedele agli altri. A questo punto tutti pensano alla fedeltà in amore. Tra fidanzato e fidanzata. Tra marito e moglie. Oceani di storielle cretine, di vigliaccherie piccole e grandi, di consigli improntati all'opportunismo hanno assalito da ogni parte la cittadella della fedeltà.

Certo, non sarà per un punto d'onore che mi può essere richiesto di essere fedele quando, consapevolmente, intensamente, ho dato la mia parola e il mio amore. Certo, è per qualcosa di molto più grande, di molto valido.

La verità è che quando io dico "ti amo" devo sapere di non dire solo un verbo al presente: è un presente che s'irraggia sul futuro, m'incammino su un sentiero, spalanco una porta, dò la scalata alla vita. E non sono più solo. Decido di camminare con un altro. E questo "altro". ha certamente bisogno - e diritto - alla mia fedeltà.

Per quanto coraggioso, per quanto sicuro, per quanto generoso sia, se mi ama, e proprio perché a sua volta mi ama, ha bisogno di avermi accanto con questa sicurezza, con questa tacita promessa: "Non avere timore".
Gli altri possono stancarsi di te; possono lasciarti e anche rinfacciarti i tuoi limiti, le tue bugie, le delusioni che hai causate. Non temere. Io sarò qui. Sempre. Per amarti non ho bisogno di inventarti diverso, di pretenderti migliore. Io non mi stancherò e non resterò deluso. Semplicemente perché non ho bisogno che della tua verità per amarti".

"Nella buona e nella cattiva sorte" dicono certi antichi formulari di nozze. Quando dico "ti amo" impegno me stesso e il mio domani; decidiamo di crescere insieme.
E crescere comporta sempre tempo e sofferenza, e giorni e passi e lacrime e sorrisi e parole e silenzi ... DI TANTO È FATTA LA FEDELTÀ!

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