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"UN LIBRO DIVERSO NELLA BIBLIOTECA DELL'UMANITÀ"

I grandi libri dell'umanità sono numerosi. Tuttavia nessuna opera, antica o moderna, può venire paragonata alla Bibbia: essa ha una storia e uno scopo del tutto singolari.

Quando diciamo "Bibbia", usiamo una parola greca che significa "il libro" o "i libri" o "biblioteca".

Infatti, per gli Ebrei e per i Cristiani quest'opera è "il libro per eccellenza"; ai loro occhi riveste un'importanza unica e straordinaria perché lo considerano come divino: in esso trovano la Parola di Dio e la Storia di Dio nel Suo rapporto con l'umanità.

In questa rubrica d'informazione biblica potrete leggere un contesto biblico, le relative "osservazioni" sul medesimo, ed infine, una rubrica costituita da interessanti "puntualizzazioni" su parole o frasi.

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I figli che nessuno vuole

I Greci hanno idee precise e radicali in materia demografica. Platone dice che l'aumento di popolazione è una causa permanente di guerra e di carestia, e sostiene che non si devono nutrire i figli di genitori miserabili. Aristotele considera la crescita demografica un pericolo per la tranquillità interna, e propone che il diritto di procreare sia riconosciuto solo agli uomini dai 37 ai 55 anni. La Città-Stato greca, la "polis", con la sua aristocrazia civica, può restare democratica soltanto se mantiene immutato il rapporto tra abitanti e territorio, poiché si ritiene che il suolo della Grecia non sia in grado di nutrire un solo uomo in più. Il governo di Sparta, dal canto suo, cerca di frenare la crescita con tutta una serie di provvedimenti: vita segregata delle donne sposate, matrimoni tardivi (dopo i 25 anni), aborto.

Nell'aristocrazia cittadina si deplora l'alto costo degli studi per i figli, e il peso della dote per le figlie. Si pratica la limitazione delle nascite con giustificazioni anche morali e sentimentali. Un uomo a cui si chiede perché ha pochi figli, risponde: "Perché li amo troppo". Una ragazza-madre può essere cacciata dal padre, o anche venduta, e questo provoca abbandono o anche uccisione di neonati.

Naturalmente, i primi a essere eliminati sono i bambini malformati e le bambine. I primi, perché li si considera una vergogna e una disgrazia; le bambine, perché la loro educazione costa molto e può rendere ben poco. Ci sono famiglie povere che lasciano senza nutrimento i figli, "per non trasmettere loro questa terribile malattia (la miseria)". Insomma, si pratica la selezione fra i neonati, lasciando sopravvivere solo i sani e i figli di famiglie economicamente solide. Solo questi sono utili alla Città.
E nessuno critica i metodi usati per questa selezione. Anzi, Aristotele dice che l'allevamento di bambini sciancati dovrebbe essere vietato per legge. È quello che accade a Sparta, dove ogni neonato deve essere presentato dal padre agli Anziani: se è malformato, essi decidono la sua eliminazione.

A Roma e ad Atene, è il padre stesso che ha diritto di vita e di morte sul neonato nei primissimi giorni di vita. Una decina di giorni dopo la nascita, si svolge una cerimonia che è una sorta di "riconoscimento di paternità" e da questo momento il bambino acquista il diritto di vivere: ucciderlo viene ora considerato omicidio.

Il mezzo più frequente per disfarsi delle "bocche inutili" è la cosiddetta esposizione dei bambini, cioè il loro abbandono in balìa degli elementi naturali - freddo, fame, animali selvatici, eccetera - che finiranno per ucciderli. Tuttavia, nel momento di abbandonarli, si spera (o si finge di sperare, a scarico di coscienza) che qualcuno vorrà prendersi cura di loro: a tale scopo il bambino viene spesso "esposto" in una piazza, o all'ippodromo o sulla soglia di un tempio; in luoghi frequentati, insomma, dove possano suscitare la compassione di qualcuno. Sempre per lo stesso motivo, si mette vicino al bambino qualche oggetto di valore, destinato all'ipotetico salvatore. Ma la maggior parte dei genitori s'accontenta di lasciarvi bende sacre o corone di olivo, a mo' di portafortuna. Le adozioni di bambini abbandonati sono rare, anche perché l'adottante può sempre vedersi portar via l'adottato, quando sarà in grado di lavorare: il padre naturale, infatti, non perde i suoi diritti sul figlio, nemmeno se l'ha abbandonato.

Queste preoccupazioni economiche guidano non solo l'atteggiamento di molti genitori, ma anche quello dello Stato. In periodo di carestia, l'infanticidio e l'abbandono dei figli sono largamente tollerati. Ci si preoccupa invece dell'assistenza all'infanzia quando c'è pericolo di guerre, per assicurare futuri soldati allo Stato.

I primi, tra i bambini dimenticati che ricevono qualche attenzione, sono gli orfani. Tuttavia da parte dei pubblici poteri, l'aiuto non è generalizzato, nemmeno quando comincia a farsi sentire l'influenza del cristianesimo: lo Stato si occupa solo dei bambini liberi, e di quelli schiavi nemmeno si parla. A partire dal primo secolo dopo Cristo, gli antichi costumi si addolciscono, e progressivamente lo Stato comincia a occuparsi con continuità di orfani e di bambini abbandonati, provvedendo dapprima a distribuzioni di cibo, e poi creando orfanotrofi per bambini poveri, destinati poi a essere soldati. Lo Stato romano, staccandosi dalla società primitiva che semplicemente sopprimeva le cosiddette bocche inutili, diventa, in pratica, il primo "Stato assistenziale" che si conosca.

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