Rubriche mensili In questo mese... Vivere in Cristo Allo Specchio

"Esaminando le Sacre Scritture"

In questa rubrica esamineremo, di volta in volta, un testo biblico.
Saremo lieti d'inviare, gratuitamente, una copia del Nuovo Testamento a quanti desiderano seguire questi studi. Basta fare la richiesta al nostro indirizzo.

"Un Messaggio Di Gioia!"

Nel Vangelo di Marco, leggiamo il primo versetto che ha le seguenti parole:

"Inizio del Vangelo di Gesù Cristo, figlio di Dio" (Marco 1:1).

Questo primo versetto del Vangelo di Marco, costituisce l'introduzione a tutta la narrazione evangelica. Conviene quindi, anzitutto, cogliere il significato delle singole parole:

  • "Vangelo" significa: "Buona Notizia",
  • "Lieta Novella", ed il verbo corrispondente, "evangelizzare", significa: "annunciare una buona notizia", "dare, portare una lieta novella".

Nei tempi in cui Israele si trovava nell'esilio di Babilonia, Ciro, re di Persia, emanò un decreto in cui concedeva agli Ebrei il ritorno a Gerusalemme. Era il Signore che con essi ritornava. Per questo il profeta si immagina la carovana dei reduci preceduta da un araldo, dal messaggero. Dalle mura di Gerusalemme le sentinelle in vedetta lo scorgono ed esclamano: «Quanto sono belli, sui monti, i piedi del messaggero che annuncia la pace, del messaggero di bene che annuncia la salvezza, che dice a Sion: il tuo Dio regna!».

Quanta gioia in questo annuncio!
Anch'io devo immaginarmi che un araldo venga a me e mi dica: «Ti dò una lieta novella; te la dò scritta, affinché sia la tua gioia».
Questo araldo si chiama Marco e la "Lieta Novella" che mi porta è questa: «Gesù è il Messia, è il Figlio di Dio. Con la sua venuta la storia, il mondo intero, ha un nuovo inizio. Una nuova realtà ha inizio sulla terra».

In queste poche parole posso già intravedere l'importanza di questo primo versetto del Vangelo di Marco, ma la comprenderò meglio più avanti. Per ora mi voglio fermare a sentire risonare in me questo messaggio; è infatti per me, per la mia felicità, che Marco me lo annuncia. È per rendermi, a mia volta, portatore agli altri di questo stesso messaggio.

Se è una lieta novella, se è un messaggio di gioia non lo si può annunciare con la tristezza sul volto, ma ripieni di gioia anche quando si soffre. Il cristiano non può essere triste, perché il cristianesimo è gioia.
Devo sentire risonare in me questo messaggio. Esso mi dice che Gesù è il Messia, è Figlio di Dio. Esso intende annunciarmi che Gesù è venuto sulla terra per salvarmi, per incontrarsi con me, per entrare nella mia vita. Non posso evitare il Suo incontro (nessun uomo lo può evitare), e nel Suo incontro devo decidermi:

o con lui, o contro di lui;
o con lui, portatore di gioia, o contro di lui, portatore di odio e di morte.
Questa Lieta Novella che Marco mi annuncia, mi fa comprendere che la vita umana si risolve in una decisione di fronte a Cristo, alla quale non si può sfuggire.

Proseguiamo la lettura del testo, Marco 1:2-8:

"Come stà scritto nel profeta Isaia: 'Ecco io mando il mio messaggero dinanzi a te che prepari la tua via. Egli è una voce che grida: «Nel deserto preparate la via del Signore, fate retti i suoi sentieri». (Così) Giovanni si presentò nel deserto battezzando e predicando un battesimo di ravvedimento per la remissione dei peccati, e uscivano verso di lui da tutta la regione della Giudea e tutti quelli di Gerusalemme e si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano confessando i loro peccati (ossia riconoscendosi peccatori). Ed era Giovanni vestito di peli di cammello e di una cinghia di cuoio intorno ai fianchi e si nutriva di cavallette e miele selvatico. Egli predicava dicendo: «Viene dopo di me colui che è più forte di me, al quale io non sono degno di inchinarmi a sciogliere il legaccio dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà con Spirito Santo».

Dopo il primo annuncio della Lieta Novella, ecco ora delle condizioni perché essa diventi una realtà della vita: devo prepararmi all'incontro con Cristo. Mi invita a questo Giovanni Battista, che è chiamato il Precursore di Cristo appunto perché prepara la via a Gesù nel mondo.
Egli intende prepararla anche in me.

L'Evangelista vede il Precursore preannunciato nelle parole del profeta Isaia, come messaggero, come una voce che invita e dice: "Preparate la via del Signore".

Così faceva Giovanni, e la gente, per indicare che accettava il suo invito, si faceva da lui battezzare. Il suo, però, era solo un battesimo di acqua.
Aveva, comunque, questa caratteristica: era un segno della propria disposizione al ravvedimento.

Con quel battesimo il battezzando voleva significare che egli intendeva cambiare il proprio modo di pensare per conformare la sua mente e tutta la sua vita alla Lieta Novella che gli era annunciata. Egli con il battesimo di Giovanni intendeva riconoscersi peccatore di fronte a Dio, e perciò bisognoso di Cristo, bisognoso della salvezza.

Solo dopo l'accettazione di questo invito si può incominciare ad intravedere chi è Gesù. Gesù è il più forte. Gesù è grande in dignità. Gesù è colui che battezza nello Spirito Santo.

Quando i primi cristiani leggevano queste parole, pensavano al loro battesimo: essi nel battesimo erano nati dall'acqua e dallo Spirito, ed erano diventati figli di Dio.

Queste parole fanno riflettere. Da esse debbo trarre una conclusione, perché sono un messaggio per me: se voglio essere di Cristo devo ravvedermi.

"Ravvedimento": questa parola spaventa perché non si pensa al suo vero significato.
"Ravvedersi", non significa rinunciare alla propria gioia, ma unicamente rinunciare a ciò che può rompere l'amicizia con Cristo, per entrare nei Suoi pensieri per conformare la propria vita con la Sua. Questo è ravvedimento.

La vita, dopo tutto, non è che una rinuncia. Chi vuole essere del demonio rinuncia a Cristo, al più forte. Chi vuole essere di Cristo rinuncia al demonio, a colui che è l'eterno sconfitto.

A me la scelta! Sì, tocca a me scegliere, nessuno può farlo per me. Il destino della mia vita si fonda su questa scelta. Se accetto Cristo, il Suo dono è lo Spirito Santo, che realizza perfettamente in me la figliolanza divina.

Continuando la nostra riflessione, in Marco 1:9-13. leggiamo quanto segue:

"Ed accadde in quei giorni che Gesù venne da Nazaret di Galilea e si fece battezzare da Giovanni nel Giordano. E, appena risalito dall'acqua. Vide aprirsi i cieli e lo Spirito come colomba discendere su di lui. E una voce dal cielo disse: 'Tu sei il mio Figlio diletto, in te mi sono compiaciuto'. E subito lo Spirito lo spinse nel deserto. E rimase nel deserto quaranta giorni tentato da Satana. E viveva con le fiere, e gli Angeli lo servivano".

Gesù riceve il battesimo di ravvedimento ed è tentato dal demonio. Che scopo ha per Gesù questo battesimo?
Non è forse Lui l'innocente, l'impeccabile, il Figlio di Dio? Sì, lo è!
Ma l'apostolo Paolo ci dice: «Colui che non sperimentò il peccato, Iddio lo fece per noi peccato, affinché noi in lui diventassimo giustizia di Dio».
Ossia, Cristo prese su di sé i nostri (i miei) peccati; fu fatto peccato, fu trattato come un peccatore, per farmi partecipare alla giustizia di Dio.

Collocandosi accanto ai ladri, ai briganti, dimostrando segni di "ravvedimento" come coloro che si facevano battezzare da Giovanni, Egli mi dice che prende su di sé la mia colpa per portarla come mio rappresentante ed espiarla per me.
Con questo atteggiamento Egli intende indicarmi in che cosa consiste e come si realizza il cambio di mente. Esso consiste nell'intraprendere la lotta contro il peccato. Anche in questo Egli si è fatto uno dei nostri: «Egli è stato tentato in ogni cosa», ma ha vinto!

Questi due fatti che presentano Gesù uomo, come uno di noi, umiliato e tentato, non devono farmi dimenticare la grande realtà che è Gesù: Egli è il Figlio di Dio. Si è fatto uomo per essere mio fratello, per espiare il mio peccato, per insegnarmi a lottare contro Satana, contro il male.

Queste parole di Marco sono ricche di insegnamento per la mia vita. Gesù non ha avuto paura di presentarsi come penitente; non si è vergognato dei miei peccati, anzi li ha presi su di sé per espiarli, per liberarmi da essi, per dirmi che, se voglio essere Suo, devo con Lui lottare contro il male, contro Satana. Se voglio essere Suo devo fare come Lui.

Come già detto, "ravvedimento" vuol dire rivolgermi sempre più verso Gesù, che è continuamente rivolto verso il Padre, per imitarLo, per trasformarmi sempre più in Lui, per sentirmi dire dal Padre: «Anche costui è mio figlio diletto».

Questa mia trasformazione la devo e la posso ottenere attraverso lo studio del Vangelo, per potere imitare il Cristo e farLo vivere nella mia vita. Allora riuscirò a lottare, con Lui e come Lui, vincere come Egli ha vinto. La vita di Gesù è una vita vittoriosa. Con Gesù anche la mia vita può essere vittorioso.

Proseguendo nella lettura del 1º capitolo del Vangelo di Marco, notiamo le seguenti parole dei versetti 14 e 15:

"Dopo che Giovanni fu messo in prigione, Gesù si recò in Galilea e, predicando la Lieta Novella, diceva: 'Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; ravvedetevi e credete al Vangelo'".
L'Evangelista, con questa indicazione cronologica, che gli è comune con i vangeli di Matteo e Luca, fissa gli inizi dell'apostolato di Gesù in Galilea.
Il precursore ha ormai compiuto la sua missione e gli uomini possono, ora, ascoltare direttamente Gesù. Orbene: anche Gesù, con le Sue prime parole, vuole infondere in noi la gioia. Egli viene «predicando la Lieta Novella».

Gesù predica, ossia «parla», usa delle parole. Nell'accostarsi all'uomo, nel comunicare con l'uomo, Gesù, che è il Figlio di Dio, deve usare il mezzo umano della parola, la quale, essendo suono creato, non riesce ad esprimere esaurientemente ciò che è nel pensiero e nel cuore di Gesù. Gesù è la Parola divina che si esprime con voce umana, e, perciò stesso, in forma limitata.

Con poche parole, dunque, Gesù mi confida il contenuto della Lieta Novella: "Il tempo è compiuto", ossia è arrivato alla sua pienezza, alla sua perfezione.

Nella luce dell'Antico Testamento, la parola di Gesù ha questo significato: tutto il piano divino di salvezza, da Dio gradatamente rivelato per mezzo dei Profeti, è giunto. Ora si realizza, cioè diventa una realtà nella storia: è nostro, di noi uomini.

La realtà è questa: il Regno di Dio è qui, è presente!
Nella persona di Gesù il Regno di Dio è già in atto sulla terra, e lo sarà definitivamente con la Sua morte e risurrezione. Di fronte ad ogni realtà, anche se di ordine semplicemente profano, gli uomini manifestano il loro atteggiamento: o lo accettano o lo rifiutano.

Gesù è la realtà umana del Regno di Dio: o lo accetto o lo rifiuto. Non posso ignorare questa realtà: la coscienza non me lo permette. Mentre sono indeciso nella scelta, Gesù, che sa il mio interesse e mi ama, mi suggerisce: «Ravvediti, cioè cambia mente, e credi al Vangelo». Ossia: «Accetta questa Lieta Novella con tutto il tuo entusiasmo per fare tua questa nuova realtà».

Mi accorgo di avere tra le mani un grande messaggio. È Gesù che me lo porta. Dio non si è disinteressato di me (altrimenti non sarebbe Padre), ma ha voluto entrare nella mia vita. Egli desidera entrare nella mia storia personale di ogni giorno, di ogni momento, per dirmi che in questo mondo c'è un mezzo di salvezza e che il Suo Regno è presente sulla terra nella persona di Gesù.

Cosa devo fare per sentire mia questa realtà? Ecco il punto!

Gesù mi risponde subito: "Devi cambiare mente; devi ravvederti!".

Se voglio rendere mia questa realtà del Regno di Dio che si attua in Gesù, devo entrare nel piano della salvezza che Dio ha sulla storia umana, e devo rinunciare a ciò che mi può allontanare da questa realtà.
Soltanto se sono disposto ad entrare nei piani di Dio la Lieta Novella è per me e potrà inondare di gioia la mia anima e la mia vita. Dio intende chiamarmi, con la Sua Lieta Novella, alla felicità. Io, posso essere felice anche sulla terra, a patto di fare mia questa realtà.
Per acquistare un tesoro conviene vendere le cianfrusaglie: conviene, se è il caso, venderle tutte per acquistare il tesoro del Regno di Dio.

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