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"UN LIBRO DIVERSO NELLA BIBLIOTECA DELL'UMANITÀ"

I grandi libri dell'umanità sono numerosi. Tuttavia nessuna opera, antica o moderna, può venire paragonata alla Bibbia: essa ha una storia e uno scopo del tutto singolari.

Quando diciamo "Bibbia", usiamo una parola greca che significa "il libro" o "i libri" o "biblioteca".

Infatti, per gli Ebrei e per i Cristiani quest'opera è "il libro per eccellenza"; ai loro occhi riveste un'importanza unica e straordinaria perché lo considerano come divino: in esso trovano la Parola di Dio e la Storia di Dio nel Suo rapporto con l'umanità.

In questa rubrica d'informazione biblica potrete leggere un contesto biblico, le relative "osservazioni" sul medesimo, ed infine, una rubrica costituita da interessanti "puntualizzazioni" su parole o frasi.

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Il Re in carica nei giorni della Natività

Gesù nasce in Betlemme di Giudea, allorché la regione è sotto lo scettro di Erode detto il Grande. Costui è figlio di Antìpatro, ministro del re dei giudei Ircano II, di stirpe asmonea, poi detronizzato. (Sarà proprio Erode a farlo infine uccidere). E la madre di Erode è una Nabatea, cioè un'araba, di nome Kufra, che significa "fiore di henné".

"Erode" non è un nome ebraico: è greco, e significa "appartenente a una stirpe di eroi".
Alto e vigoroso, questo re deve somigliare a certe imponenti figure moderne di Arabi dai tratti eleganti. È un capo nato: cavaliere eccellente, ottimo arciere, uomo d'azione e astuto politico. I Romani si sono accorti presto di lui. Nel 26 avanti Cristo Cesare lo ha nominato governatore della Galilea; Pompeo ha ingrandito il territorio affidato al suo governo, aggiungendovi parte della Siria e la Samaria; Antonio, infine, lo nomina prima governatore e poi re della Giudea.

È un costruttore infaticabile: gli si debbono il Tempio, con la fortezza Antonia, il palazzo a ovest di Gerusalemme, e ville sontuose come quella di Gerico. Inoltre ha ricostruito la città di Samaria, ribattezzandola Sebaste (in greco: Augusta), ed ha creato un porto artificiale tra Joppe e Tolemaide, che si chiamerà Cesarea.

Ottimo amministratore, accumula una fortuna gigantesca; possiede coltivazioni di piante balsamiche e datteri intorno a Gerico, vastissimi pascoli in Transgiordania, è cointeressato (d'accordo con Augusto) nelle miniere di rame di Cipro, ha prestato denaro con interesse al re dei Nabatei.

Il suo regno ha portato ai Giudei prosperità e stabilità politica. Certo, egli controlla tutti con la sua polizia, che è spietata non solo con i criminali ma anche con gli oppositori. Tuttavia, durante il suo regno, gli Ebrei non pagano tasse a Roma e non fanno i soldati nelle legioni.
Nell'anno 25 avanti Cristo, durante una carestia, Erode ha sfamato la Palestina pagando di tasca propria. Egli difende anche i diritti degli Ebrei che si trovano al di là delle sue frontiere, nella Diaspora. Può definirsi un protettore del suo popolo, ma non riesce a farsi amare, sebbene sia diventato quasi ebreo sposando Mariamne, nipote del re Ircano.

La storia ricorda soprattutto le debolezze di questo dittatore dalla forte intelligenza e dalle idee già "moderne". E certo non sono debolezze da poco. Con il passare degli anni, la sua ambizione diventa incontrollata e devastatrice.

Il Sinedrio gli è ostile? Lui fa uccidere 45 dei suoi membri, rimpiazzandoli con gente devota al trono.
Essendo re, gli è vietato diventare Sommo Sacerdote? Lui nomina a quella dignità il suo giovane cognato, Aristobulo, che qualche tempo dopo sarà trovato morto, affogato in un catino.

Poi ci sono le storie di donne. Erode adora la moglie Mariamne. E ha invece una sorella, Salomè, che odia la cognata, accusandola di adulterio. Erode sente di essere detestato dalla moglie, cede alle pressioni di Salomè e la fa uccidere. Poi la rimpiangerà per tutta la vita.

Ma Salomè non è ancora placata, e spinge Erode ad altri delitti di un'atrocità incredibile: il re fa uccidere dapprima Alessandra (la suocera) e poi addirittura due dei propri figli, Alessandro e Aristobulo.
L'arteriosclerosi devasta la sua vecchiaia: Erode finisce per vedere dappertutto gli spettri delle sue vittime, passa da un'allucinazione all'altra.

Nell'anno 4 prima della nostra era, egli detta il suo testamento, il quarto: e divide il suo regno fra i figli Archelào, Antipa (quello che farà uccidere il Battista) e Filippo. Ma Roma deciderà poi a modo suo. Resta ancora un figlio, Antìpatro, ma sarà condannato a morte sotto l'accusa di aver voluto avvelenare il padre.
Alcune settimane dopo aver fatto testamento, Erode agonizza tra dolori atroci, all'età di 70 anni. Alla sua morte segue una settimana di lutto ufficiale. Poi Erode viene sepolto nella fortezza dell'Herodium, in una bara d'oro incrostata di perle preziose e ricoperta di porpora.

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