Rubriche mensili In questo mese... Vivere in Cristo Allo Specchio

"UN LIBRO DIVERSO NELLA BIBLIOTECA DELL'UMANITÀ"

I grandi libri dell'umanità sono numerosi. Tuttavia nessuna opera, antica o moderna, può venire paragonata alla Bibbia: essa ha una storia e uno scopo del tutto singolari.

Quando diciamo "Bibbia", usiamo una parola greca che significa "il libro" o "i libri" o "biblioteca".

Infatti, per gli Ebrei e per i Cristiani quest'opera è "il libro per eccellenza"; ai loro occhi riveste un'importanza unica e straordinaria perché lo considerano come divino: in esso trovano la Parola di Dio e la Storia di Dio nel Suo rapporto con l'umanità.

In questa rubrica d'informazione biblica potrete leggere un contesto biblico, le relative "osservazioni" sul medesimo, ed infine, una rubrica costituita da interessanti "puntualizzazioni" su parole o frasi.

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I granai dell'impero

Pur essendo una regione fertile, la Palestina non fornisce a Roma molti prodotti alimentari. Il vero "granaio dell'Impero" è altrove.

SICILIA - Provincia romana dal 241 a C., è la prima fornitrice di Roma. "È il magazzino della Repubblica, la nutrice il cui seno alimenta il popolo romano" dice Cicerone (106-43 a.C.).
Ma la rapacità di certi governatori ha presto mandato in rovina migliaia di agricoltori, e i campi di grano si sono progressivamente trasformati in pascoli, perché i contadini non sono più in grado di pagare le tasse.

EGITTO - Dopo che Augusto lo ha annesso a Roma, l'Egitto prende il posto della Sicilia. Giuridicamente esso è considerato proprietà personale dell'imperatore, ed è governato molto rigidamente. Ogni anno, dall'Alto Egitto partono per Roma circa 18 milioni di quintali di grano. Vi si produce anche molto orzo, che però è esportato solo in parte. Il resto si utilizza nel paese per nutrire i cavalli e per fabbricare la birra.

NORD-AFRICA - Colonizzata nel 43 a.C., questa regione (Tunisia e Algeria) fornisce a Roma 9-10 milioni di quintali di grano all'anno, oltre al vino e all'olio d'oliva.

MEDIO ORIENTE - Durante la "pace romana" dei tempi di Augusto, la Mesopotamia attraversa un periodo di prosperità agricola. Accade anche che l'Egitto, in tempo di carestia importi grano dalla Siria.

QUANDO LA TERRA TREMA È DIO CHE PUNISCE

Allorché si produce una qualche frattura nell'ordine naturale (folgore, alluvioni, scosse di terremoto), le religioni antiche considerano il fenomeno come un castigo di Dio. E tutti tentano di decifrare questi "segni": Caldei, Greci, Etruschi, Romani, Ebrei. Ma gli specialisti sono i Babilonesi: per essi, tutto è "segno", compreso l'atteggiamento delle lucertole sui muri.
Le loro osservazioni sono catalogate in importanti raccolte di divinazioni.
"Se la terra trema al primo mese (marzo-aprile) il paese rovescerà il suo principe". "Se una stella filante và dalla tua destra alla tua sinistra, il presagio è favorevole, se và dalla tua sinistra alla tua destra è infausto". "Se nasce un bambino che somiglia a un lupo, ci sarà carestia nel paese".

Gli Etruschi sono specialisti nell'interpretare il significato delle folgori.
Il filosofo Seneca (nato verso il 55 a.C. - morto verso il 37-41 d.C.) così parla delle loro credenze: "Poiché essi riferiscono tutto alla divinità, credono non già che le folgori preannuncino l'avvenire per il fatto di essersi formate; no, secondo loro le folgori si formano proprio perché devono annunciare l'avvenire". I loro sacerdoti studiano non soltanto le folgori ma anche le scosse telluriche, piuttosto frequenti in Toscana. Non tutti questi eventi naturali, però, annunciano cose infauste.
Una cospicua parte delle credenze etrusche passò ai Romani, che ne modificarono un po' il contenuto e vi aggiunsero altri elementi. Piogge di terra o di sangue, animali che parlano: questi, per i Romani, sono altri segni di sventura, contro i quali si opera con le cerimonie prescritte da certi volumi sacri, i Libri Sibillini.

Il "prodigio" prende un'importanza eccezionale con la civiltà ellenistica, che fonde le religioni d'Oriente e d'Occidente. Questi secoli, dal terzo secolo avanti Cristo al quarto dopo Cristo, sono caratterizzati da un'instabilità religiosa e morale che favorisce l'introduzione del culto per il sovrano, nato già al tempo di Alessandro Magno, e presto trasformatosi in sfruttamento politico delle superstizioni popolari.

Nella Grecia più antica fino al IV secolo a.C., non si parla molto di intervento degli déi nelle vicende umane. Ma anche i Greci si turbano davanti ai fenomeni come eclissi, comete e sismi. La folgore non ha molta importanza, a meno che non colpisca una statua o un tempio. Le eclissi sono variamente interpretate, ma assai spesso suggeriscono accostamenti tra gli astri e gli uomini importanti, cosicché l'eclisse di un corpo celeste non fa prevedere nulla di buono per un "grande" della terra. E questo timore continuerà a sussistere anche quando sarà nota la causa delle eclissi.
Lo stesso Pericle (492-429 a.C.) ebbe il suo daffare per tranquillizzare le sue truppe piene di spavento, descrivendo col suo mantello il meccanismo di un'eclisse.

Gli Ebrei si interessarono un po' alle pratiche divinatorie (esame del fegato degli animali) ma la Bibbia le vietò. E il Talmud, poi, fu ancora più esplicito: "Coloro che rifuggono dalla superstizione avranno in cielo un posto tale che nemmeno gli angeli officianti vi possono accedere". Per gli Ebrei, in generale, Dio non si confonde con gli elementi naturali: egli è certo padrone di tutto, natura compresa, ma è pure giusto e fedele. Se avvengono catastrofi, è perché gli uomini non hanno tenuto fede all'Alleanza.

Per Gesù, le catastrofi sono innanzi tutto un invito a riflettere sul destino dell'uomo; poiché "Dio fa sorgere ugualmente il sole sui giusti e sugli ingiusti".

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