Rubriche mensili In questo mese... Vivere in Cristo Allo Specchio

Indecisione

È a tutti nota la favola dell'asino di Buridano, che morì assetato e affamato per non aver saputo decidere se accostarsi prima all'acqua o all'avena.
Ma non tutti sanno, forse, che Giovanni Buridano fu un uomo di pensiero, filosofo e metafisico del XIV secolo, rettore dell'Università di Parigi, celebre non soltanto per la sua parabola sull'asino incerto, ma per i suoi studi sul potere decisionale dell'uomo.

La saggezza più autentica risiede in una determinazione risoluta, diceva Napoleone. Ma occorre prima determinare la determinazione, ossia, presiedere alla scelta. Prefiggersi uno scopo e operare risolutamente per raggiungerlo.
L'indecisione nella scelta di questo scopo a quella che può determinare il fallimento di una vita.
La prima e fondamentale decisione resta comunque se comandare o essere comandati; se essere padroni o schiavi di noi stessi.

"Non so' com'è, ma non riesco a decidere quello che vorrei fare". È una frase che ricorre spesso nella bocca dell'irrequieta gioventù che popola i licei.
Finita la scuola, trascinati da un'inerzia passiva, spesso si imbocca una strada qualsiasi per compiacere i genitori o per inseguire un lavoro che dia al più presto un po' di denaro.
Ogni giorno, ogni ora, ogni minuto, ci porta il nostro piccolo problema: alzarsi o poltrire ancora un po'; vestirsi di chiaro o di scuro, mettersi al lavoro o rimandarlo; affrontare una persona con durezza o usarle cortesia; comperarsi un abito nuovo o incamerare il denaro per una spesa più seria.

Il modo con cui esercitiamo su noi stessi il potere decisionale, rivela il nostro temperamento.
È chiaro che l'indecisione provoca ansie e turbamenti e genera molti errori. Ma non tutti i dubbi sono negativi.
Ci sono i grandi indugi della storia: quelli positivi del console romano Fabio Massimo, detto appunto il "Temporeggiatore".
E quelli di Elisabetta I d'Inghilterra, che nel procrastinare di diciassette anni l'esecuzione di Maria Stuarda, riuscì a farle commettere l'errore che giustificò la dura sentenza.
D'altro canto, ci sono gli impulsi dei grandi uomini, la cui migliore qualità è la prontezza con cui passano dalla decisione all'azione. Fare le cose giuste al momento giusto non è facile.

Alle volte l'impulso è prezioso ed è un errore non seguirlo. Altra volta, ci si può pentire di una decisione troppo avventata.
Il riflessivo indugerà sempre, e sbaglierà quando la situazione si presenta così perentoria da ridurre al minimo il margine di riflessione.
L'impulsivo, invece, andrà sempre a precipizio verso una decisione, ma spesso l'intuizione lo salva dall'errore.
Certo, i conti si possono fare soltanto dopo.

L'indecisione è comunque un fatto negativo, perché generalmente determinata da debolezza di carattere, incapacità di affrontare la vita, con le sue perenni battaglie e le sue continue alternative, non permetterebbe più ad un Amleto di trastullarsi con il gioco astratto delle probabilità.

Oggi viviamo tutti sotto pressione e dobbiamo risolverci continuamente per una soluzione o un altra. "Deciditi, presto!", ci sprona la vita, incalzandoci.
Giungere ad una soluzione non significa necessariamente che sia quella giusta. Ogni scelta comporta infatti una rinuncia. Ma una volta presa una decisione non bisogna tornarci più sopra. Abramo Lincoln considerava la sua capacità di mantenere le decisioni prese come la gemma più pura del suo carattere.

Come tutte le malattie, l'indecisione si può curare e guarire praticando quotidianamente l'arte di verificare con coraggio le proprie convinzioni di prendere decisioni ferme invece di rimandare all'infinito, di fare qualcosa che si è sempre desiderato di fare senza osarlo mai.
Pian piano, quasi senza accorgercene, le peggiori nemiche dell'uomo � la pigrizia e la paura - saranno superate e avremo acquistato quella resistenza agli urti fatta di intelligenza e di volontà, che si chiama potere di decisione.
A volte occorre sapere aspettare il tempo adatto per agire. In questo caso non si tratta di indecisione, ma di pazienza attiva e critica che sa aspettare ciò che avverrà.
In tutti i momenti difficili della vita, si trovano insieme il pericolo e il successo; la minaccia e la promessa; lo spettro del deterioramento e la speranza di migliorare e di progredire.
Per essere liberati da questo stato di continua perplessità, occorre dare ascolto ai propri impulsi più veri e prendere fermamente la decisione più equilibrata.

"Esaminando le azioni e la vita di coloro che hanno acquistato e fondato regni - dice Machiavelli - non si vede che quelli avessimo altro dalla fortuna che l'occasione, e senza quell'occasione la virtù dell'animo loro si sarebbe spenta, e senza quella virtù l'occasione sarebbe venuta invano". Ma l'ardimento non basta.

La nostra alternativa è una continua alternativa tra il bene e il male; tra l'atto cattivo e quello buono; tra impulso e coscienza. Soltanto coltivando in noi stessi una sufficiente spiritualità potremo essere padroni del nostro "io", dei suoi sentimenti più deteriori come la paura, l'odio, lo spirito di vendetta.

Un animo abituato al bene non crolla di fronte al pericolo, perché crede in un bene superiore che lo sorregge e lo guida come la sua coscienza verso le sue più intime aspirazioni. Siamo affamati di affetto, di giustizia, di libertà. Impariamo a donarlo! Decidiamo per il bene.
La scelta del bene, anche in un mondo che ci minaccia continuamente, sarà sempre la scelta giusta.

Chiesa di Cristo - Ferrara © , Diritti Riservati