Rubriche mensili In questo mese... Vivere in Cristo Allo Specchio

"UN LIBRO DIVERSO NELLA BIBLIOTECA DELL'UMANITÀ"

I grandi libri dell'umanità sono numerosi. Tuttavia nessuna opera, antica o moderna, può venire paragonata alla Bibbia: essa ha una storia e uno scopo del tutto singolari.

Quando diciamo "Bibbia", usiamo una parola greca che significa "il libro" o "i libri" o "biblioteca".

Infatti, per gli Ebrei e per i Cristiani quest'opera è "il libro per eccellenza"; ai loro occhi riveste un'importanza unica e straordinaria perché lo considerano come divino: in esso trovano la Parola di Dio e la Storia di Dio nel Suo rapporto con l'umanità.

In questa rubrica d'informazione biblica potrete leggere un contesto biblico, le relative "osservazioni" sul medesimo, ed infine, una rubrica costituita da interessanti "puntualizzazioni" su parole o frasi.

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L'ebreo intellettuale di Alessandria e l'ebreo errante

L'EBREO INTELLETTUALE DI ALESSANDRIA

È raro che un Ebreo parli soltanto greco e accetti senza irritazione il dominio dei Romani. Una di queste eccezioni è il filosofo Filone, nato nel 13 avanti Cristo e morto nel 60 dopo Cristo. Egli vive ad Alessandria d'Egitto e appartiene a una famiglia ricca e influente. Il suo fratello maggiore ha donato l'oro e l'argento che ricoprono le porte del Tempio di Gerusalemme, e ha prestato denaro ad Agrippa 1, figlio di Erode il Grande.
Per tutta la sua vita Filone si è affaticato per giungere ad una conciliazione tra la filosofia del greco Platone, che egli ammira profondamente, e la Bibbia, alla quale egli rimane attaccato senza riserve.

Da questo sforzo intellettuale nascerà la sua fondamentale opera: il "Commentario allegorico del Genesi". Ma all'età di cinquant'anni questo studioso è trascinato per forza nella vita di azione, per difendere i suoi correligionari. Ad Alessandria è scoppiata una seria crisi. Gli abitanti egiziani e greci della città hanno bloccato gli Ebrei nel loro quartiere per affamarli. Chi tenta d'uscire dal ghetto è immediatamente massacrato, mentre il governatore romano Flacco si disinteressa della questione.

Gli Ebrei decidono di rivolgersi direttamente all'imperatore di Roma, e riescono a far partire una delegazione verso la capitale dell'Impero. Alla testa del gruppo c'è appunto Filone. Ed è una gran fortuna che ci sia lui.
L'imperatore del tempo è Claudio, che è molto amico di Agrippa, cioè dell'uomo al quale il fratello di Filone ha prestato molto denaro. E allora tutto si aggiusta. Abile negoziatore, erudito brillante e opulento, Filone di Alessandria è nato quasi nello stesso periodo di Gesù. Ma, mentre l'Ebreo d'Egitto conclude un'epoca, quella della brillante civiltà ellenistica, l'Ebreo di Nazaret ne apre un'altra, la sua.

Ancora oggi, nel linguaggio corrente, viene definito "filone" chi è dotato di molta accortezza e abilità. Si tratta di una lontana eco del prestigio che circondava il pensatore di Alessandria.


L' EBREO ERRANTE

Sette secoli or sono ha fatto la sua apparizione nella letteratura un singolare personaggio: Asvero, l'Ebreo errante.
Le versioni della immaginaria vicenda cambiano secondo i tempi e i luoghi ma è possibile ricostituire la trama originaria della storia.
Asvero è - secondo questo racconto - un calzolaio ebreo che ha bottega sulle pendici del Gòlgota.

Gesù, andando verso il supplizio carico della croce, vorrebbe sostare, riposarsi un pò nella bottega di Asvero: ma questi lo respinge. Allora Gesù, per penitenza, lo condanna a errare interminabilmente, sino alla fine dei tempi. Così Asvero diventa il simbolo del popolo ebraico, disperso nel mondo dopo la distruzione di Gerusalemme. Una leggenda narra che nell'inverno del 1542 l'arcivescovo di Schleswig lo avrebbe visto in una chiesa di Amburgo, durante una funzione, vestito di cenci e a piedi nudi, che dava segni di tormentosi rimorsi ogni qualvolta sentiva pronunciare il nome di Cristo.

Il tema dell'Ebreo errante, purtroppo strumentalizzato a volte per scopi antisemitici, riappare spesso nella letteratura tra il XIII e il XIV secolo, in racconti e poemi spagnoli, francesi, inglesi e italiani, sotto vari nomi.
Dopo Goethe e Schiller, i poeti romantici tedeschi e inglesi ne faranno il simbolo di un certo desiderio di morte. È la vecchia leggenda, con le illustrazioni di Gustave Doré, ispirò allo scrittore francese Eugene Sue il romanzo "L'Ebreo errante".

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