Rubriche mensili In questo mese... Vivere in Cristo Allo Specchio

Intolleranza

L'insieme dei rapporti umani è un congegno delicatissimo che richiede continua vigilanza.
Per accettare gli altri come sono, occorre prima accettare e sviluppare in noi stessi una sensibilità sempre pronta ad avvertire e a passare sopra a ciò che offende, irrita o riesce sgradito.

Nello stesso tempo, abbiamo bisogno di un sovrappiù di amore per tollerare negli altri, siano pure i nostri cari, le vanità, i malumori e certe abitudini noiose e sgradevoli. Altrimenti nascono l'indifferenza, il disamore, l'odio.

"Quando sento cantare - Gloria a Dio e pace sulla terra - ", scrisse Gandhi , "mi domando dove sia oggi resa gloria a Dio e dove sia pace sulla terra. Finché la pace sarà una fame insaziata e finché non avremo sradicato dalla nostra civiltà la violenza, il Cristo non sarà nato".

Eppure è proprio al suo messaggio che dobbiamo attingere per poter recidere con la forza dell'amore la triste pianta dell'intollerante violenza.

Il più grande esempio di tolleranza umana ce l'ha offerto Gesù stesso nella scelta degli apostoli.
Dodici uomini rozzi, collerici, impulsivi, che mancavano di fede, di penetrazione e di coraggio; che scacciavano la folla e perfino i bambini quando tentavano di accostarsi al loro Maestro, che gli disubbidivano ad ogni pié sospinto e che alla fine, lo lasciarono solo nella notte più buia della sua vita terrena e che, quando vennero ad arrestarlo, scapparono a gambe levate.

Eppure, SULLA DICHIARAZIONE DI FEDE di colui che peccò di codardia più degli altri, colui che lo rinnegò tre volte, Egli fondò la sua chiesa e dette a tutti, dopo la sua morte e risurrezione, tanta grazia da renderli maestri di dottrina e martiri della fede.

"Tollerare", significa mettere il buon senso al servizio della coscienza.
"Tollerare", significa anche comprendere, e la comprensione è il primo gradino dell'amore.
La tolleranza rende l'essere umano capace di perdono e quindi degno di un perdono più alto.

L'intolleranza rende nemici perfino i membri di una stessa famiglia.
Tua sorella ha la cattiva abitudine di chiederti sempre le cose in prestito, e tu non la sopporti.
Tuo fratello possiede le migliori qualità di cuore, ma è disordinato, rumoroso, sparge la cenere ovunque e pecca di puerile millanteria.
Il tuo ragazzo è intelligente, ma non sa farsi strada nella vita.
La tua ragazza ti vuole bene, ma ha il vezzo di ridere troppo.

Una continua, repressa disapprovazione sfocerà ben presto in antipatia e degli affetti sinceri e sicuri andranno perduti.

"Fa agli altri ciò che vorresti fosse fatto a te".
In questa semplice frase di Cristo è racchiusa l'essenza stessa della morale cristiana e sociale.
Ma noi spesso prendiamo i precetti evangelici come sanzioni della religione contro di noi, anziché come regole di suprema saggezza nell'arte del vivere.

Nessuno è perfetto a questo mondo - dice un poeta -, nemmeno i fiori. Ma essi conoscono le parole della canzone e fanno di tutto per cantarla.

Rispondere al male con il bene non è segno di debolezza, è segno di forza e fonte di serenità. Ed è anche segno di originalità.
Rispondendo con autentica bontà a chi offende si dimostra anche di avere fantasia.

Tollerare pazientemente anche le persone più moleste, è indice di generosa superiorità che non mancherà di darci i suoi frutti il giorno in cui dovremo sopportare mali ben più pesanti.

Dovremmo essere buoni semplicemente perché siamo esseri umani, ci dice la saggezza orientale.

Cristo ci esorta ad amare il nostro prossimo come noi stessi.
Entrambi, dunque, ci conducono a dare la massima importanza alla cortesia, alla benevolenza, al rispetto attraverso l'intelligenza e la fede.
Per capire gli altri, oltre al senso universale dell'amore, dobbiamo avere il desiderio di conoscerli.
Ma per scoprire "l'altro", dobbiamo prima conoscere noi stessi, in modo da renderci conto che anche gli altri devono esercitare la tolleranza per accettare i nostri limiti e i nostri difetti. Perché difficilmente riconosciamo i nostri sbagli e - come dice il Vangelo - troppo spesso notiamo la "pagliuzza" nell'occhio del prossimo e non ci accorgiamo della "trave" che stà nel nostro.

Come porre rimedio all'intolleranza?
Educandoci alla ragionevolezza, alla comprensione, all'amore.
L'educazione delle nostre emozioni è talvolta più importante dell'educazione delle nostre idee.
Sviluppare dunque l'abitudine di vedere il buono e il bello nelle persone.
Praticare l'arte della benevolenza che ingrandisce l'animo. Amando la gente, la gente amerà noi.
Le famiglie sono fatte di singoli individui. Una società è fatta di famiglie. E le società formano il mondo.

Un mondo popolato da creature di odio non può essere che un mondo in perpetua guerra.
La tolleranza à la più valida alternativa a questa oscura minaccia.

Nessuno è perfetto e ognuno pesa sull'altro. Solo l'amore rende il peso più leggero.
Seguendo questa strada, potremo arrivare a quel senso di universale giustizia che, scavalcate le barriere razziali, ci renderà partecipi del mondo.

"Io non posso immaginare - grida un noto cantante in una sua canzone - un mondo fatto tutto di miserie, un mondo di odio, di paura, dove i fratelli uccidono i fratelli. Io non posso immaginare un mondo così grigio. E per questo, nonostante tutto, continuo a credere nell'uomo!"

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