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Libertà

Tra le tante parole che usiamo ogni giorno, ce n'è una che ha un suono squillante per tutti e che ci trova sempre pronti ad accettarla come il fondamento inalienabile della nostra persona. Questa parola è "libertà".
La sua importanza nella vita dell'uomo è di primissimo piano.

È risaputo, infatti, che l'individuo o si realizza all'insegna di una libera disponibilità interiore o diventa una brutta farsa nella quale dominano l'ipocrisia, l'insincerità, il rispetto esagerato delle forme e il fariseismo delle convenzioni esteriori.

Non esiste un autentico sviluppo della personalità, non si potrà essere delle persone mature, se ogni scelta non è libera alla radice del suo nascere.

Una scelta fatta perché l'ambiente non ci consente altra via d'uscita; una preghiera recitata perché la si deve recitare; un ordine eseguito perché così decidono gli altri, senza la piena e spontanea disponibilità come persone, non ci maturano e non ci qualificano sul piano di quell'autenticità che hanno le scelte coscienti, i liberi confronti dello spirito.

La libertà non è un contorno accessorio della vita morale, ma la condizione determinante di qualunque scelta che possa veramente qualificarci.
Senza libertà è inutile parlare di coscienza, e senza coscienza diventa una inutile buffonata parlare di responsabilità. Quando non siamo liberi di scegliere e di giocare la nostra carta accettando tutti i rischi che il gioco comporta, non possiamo proiettarci avanti, né crescere. Vivacchiamo, ma non viviamo.

La libertà come spontanea disponibilità interiore non viene mai dall'esterno né ci cade addosso dall'alto; né esistono ricette magiche che possano assicurarci la cosa pił importante e decisiva della vita. La libertà vera, quella che conta, è soprattutto una conquista personale, e bisogna pagarla così come si paga ogni conquista che decide e vale. Forse è questo l'unico punto in cui non servono gli intermediari, e sono completamente inutili i compromessi e i baratti, i sotterfugi e gli equivoci di poco prezzo. È qui che la libertà, prima di essere un diritto, è un dovere.

Libertà non è il diritto di fare ciò che piace, o di essere disponibili a qualunque capriccio della fantasia, anche alle scelte pił assurde e stravaganti, ma è il dovere di fare le scelte al momento giusto, pronti ad accettarne la stupenda bellezza del rischio.

Libertà è questo continuo attrito tra la coscienza individuale e l'ordine sociale in cui ognuno di noi è inserito. La libertà è scegliere in un certo modo, non per rispondere alle suggestioni convenzionali dell'ambiente, del prestigio e della moda, ma perché la scelta coincide con la linea di sviluppo della propria coscienza.
Questo attrito ci matura, ci fa consapevoli e responsabili della direzione che prendiamo di fronte a noi e agli altri. Soltanto se autentica, la nostra libertà ci porterà a rispettare e accettare la libertà degli altri. Soltanto una persona libera può lasciare agli altri il pił ampio campo di disponibilità e di scelta.

Quelli che sono inceppati dentro, che sono condizionati dalle proprie ambizioni, dalla chiusura mentale che mai hanno cercato di rompere, quelli parlano di libertà, ma non hanno mai pagato un soldo per conquistarsela; saranno sempre tentati di non vedere negli altri quella disponibilità che invece reclamano per sé stessi.

L'autoritarismo, certe forme di pressione morale, certi sistemi politici, sociali e anche religiosi che sembrano fare un grande regalo quando lasciano un piccolo campo di libera scelta, non fanno altro che togliere all'individuo quella disponibilità personale senza la quale ogni istituzione diventa una forma di tirannìa. Stà qui la minaccia pił seria per la libera scelta della coscienza. Ognuno di noi può diventare un tiranno per gli altri. Può diventarlo il genitore che impone ai figli una scelta estranea ai loro interessi; il superiore che instaura un conformismo piatto e servile nel quale l'obbedienza può diventare una forma di viltà spirituale; può essere tirannica l'autorità che, invece di essere al servizio dell'individuo, lo avvolge in una ragnatela di leggi oppressive e antiumane; può essere tiranno l'educatore che pretende forgiare le coscienze con il suo unico stampo; e infine può essere tiranno colui che, nel darci consigli, vorrebbe dirottarci verso direzioni che sono estranee o affatto congeniali alla nostra maturità.

La tentazione dell'autoritarismo, il mancato rispetto alla libera scelta altrui, è l'aspetto pił grave del nostro comportamento verso il prossimo.

Chi non rispetta la libera disponibilità altrui, non ha diritto di reclamare la propria; chi si sostituisce agli altri, abusando dell'autorità, non costruisce, ma blocca il cammino degli altri. Il problema può sembrare poco importante, ma è decisivo per la maturità nostra e per quella altrui.

I tiranni, piccoli o grandi che siano, congelano un processo evolutivo senza il quale si diventa degli automi irresponsabili. L'autorità deve essere una guida dello spirito e non già la sua sopraffazione in nome di qualcosa che ha sempre meno importanza della posta decisiva della nostra crescita morale.

Libertà come responsabilità, libertà come dovere verso i compiti della vita individuale e associata: non sono parole vuote, ma impegni fondamentali senza i quali l'autorità e la coscienza diventerebbero delle forme senza anima.

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