Rubriche mensili In questo mese... Vivere in Cristo Allo Specchio

"UN LIBRO DIVERSO NELLA BIBLIOTECA DELL'UMANITÀ"

I grandi libri dell'umanità sono numerosi. Tuttavia nessuna opera, antica o moderna, può venire paragonata alla Bibbia: essa ha una storia e uno scopo del tutto singolari.

Quando diciamo "Bibbia", usiamo una parola greca che significa "il libro" o "i libri" o "biblioteca".

Infatti, per gli Ebrei e per i Cristiani quest'opera è "il libro per eccellenza"; ai loro occhi riveste un'importanza unica e straordinaria perché lo considerano come divino: in esso trovano la Parola di Dio e la Storia di Dio nel Suo rapporto con l'umanità.

In questa rubrica d'informazione biblica potrete leggere un contesto biblico, le relative "osservazioni" sul medesimo, ed infine, una rubrica costituita da interessanti "puntualizzazioni" su parole o frasi.

SAREMO LIETI D'INVIARE, GRATUITAMENTE, UNA COPIA DELLA BIBBIA A QUANTI DESIDERANO SEGUIRE QUESTO STUDIO. BASTA FARNE RICHIESTA AL NOSTRO INDIRIZZO.

I luoghi della Parola

Gesù parla sulle colline, nelle piazze dei villaggi, alle svolte delle strade, nelle sinagoghe, e insomma dovunque gli Ebrei si radunano a parlare o ad ascoltare. Le città palestinesi, infatti, raramente dispongono di quei "templi della parola" che in Grecia e a Roma sono l'agorà (il foro) o il teatro.

A Roma e ad Atene, la retorica e l'eloquenza sono sempre incluse fra le arti maggiori, al tempo di Gesù. L'agorà delle città greche dominate dai Romani non è certo più la sede delle assemblee politiche: si è trasformata progressivamente in piazza del mercato, ma continua pure ad assolvere un ruolo paragonabile a quello dei corridoi parlamentari del nostro tempo.

I luoghi di dibattito sono a volte anche "aule di giustizia".
L'agorà è teoricamente la sede dei tribunali popolari, anche se il popolo ormai si limita ad assistere ai dibattimenti, senza parteciparvi. Le piazze dell'antichità, circondate da alti edifici, sono adatte a questi raduni, perché in genere possiedono una buona acustica.

I teatri antichi, poi, obbediscono in misura molto maggiore all'esigenza di diffusione di suoni e parole. In genere, sono ricavati sul fianco di colline e costruiti a semicerchio, e a cielo scoperto, eliminandosi in tal modo echi e vibrazioni di disturbo. Durante le rappresentazioni, gli attori portano maschere rivestite all'interno di materie atte ad amplificare il suono (rame, principalmente) senza peraltro deformarlo.

Lo "strumento di lavoro" degli attori è soltanto la voce, ed essi si sottopongono a una disciplina rigorosa per educarla e conservarla piena e vibrante (come fanno anche oggi i cantanti). Inoltre, nelle rappresentazioni si segue un metodo fonetico particolare, con un ritmo che, per così dire, "prolunga" l'emissione della voce, facendola giungere chiara anche agli spettatori più lontani.

Le tecniche del linguaggio

Il Discorso della Montagna è un esempio caratteristico di testo concepito nel quadro di una "civiltà orale", cioè fondata sulla parola parlata, da ascoltare e da ricordare. È un testo che i contemporanei di Gesù non dovevano leggere: dovevano raccoglierlo dalla sua voce; e tramandarlo, ancora, a voce. È quindi un discorso "costruito in un certo modo" per facilitarne il ricordo. E contiene perciò accorgimenti tecnici di cui diamo qui un succinto inventario.

PARALLELISMO - È il procedimento più frequente. Qualche volta esso si limita a una serie di equilibrate variazioni, che esprimono sempre la stessa idea con immagini differenti (parallelismo per sinonimia).
Esempio: "Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto".
In altri casi, esso consiste nel mettere in valore una certa idea, affiancandole l'idea contraria (parallelismo antitetico).
Esempio: "Nessuno può servire due padroni", in cui l'affermazione è avvalorata dai suoi due complementi: "Egli odierà l'uno e amerà l'altro"; "Egli si affezioner� all'uno e disprezzer� l'altro". Ancora: "Un buon albero non può portare cattivi frutti. E un cattivo albero non può portare buoni frutti".
Altre volte il parallelismo si dispiega in una sorta di strofe, che sembrano rispondersi l'una con l'altra. Così avviene, per esempio, nell'ultimo paragrafo del sermone, nel raffronto tra chi ascolta la parola di Dio mettendola in pratica, e chi invece la lascia lettera morta.

RITORNELLI - Essi servono a scandire il ritmo del discorso; servono da guida per l'oratore e da aggancio per la memoria di chi ascolta: "È meglio infatti perdere un solo membro che vedere il tuo corpo gettato tutto intero nella geenna ...".
Oppure: "... e il Padre che è nei cieli te lo renderà".

A questi procedimenti "meccanici" si sovrappongono poi nel testo alcuni effetti di carattere psicologico, con immagini destinate a colpire la fantasia dell'uditorio:
"Voi siete il sale della terra ... Voi siete la luce del mondo". E ancora: gli esempi della pagliuzza e della trave, dell'uva tra le spine, dei fichi sul cardo. Bisogna infine notare che per Gesù questi procedimenti non sono mai un saggio d'arte oratoria. Se le sue parole s'imprimono bene nelle menti, è perché dietro la forma verbale risplende una dottrina straordinariamente nuova.

Chiesa di Cristo - Ferrara © , Diritti Riservati