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"UN LIBRO DIVERSO NELLA BIBLIOTECA DELL'UMANITÀ"

I grandi libri dell'umanità sono numerosi. Tuttavia nessuna opera, antica o moderna, può venire paragonata alla Bibbia: essa ha una storia e uno scopo del tutto singolari.

Quando diciamo "Bibbia", usiamo una parola greca che significa "il libro" o "i libri" o "biblioteca".

Infatti, per gli Ebrei e per i Cristiani quest'opera è "il libro per eccellenza"; ai loro occhi riveste un'importanza unica e straordinaria perché lo considerano come divino: in esso trovano la Parola di Dio e la Storia di Dio nel Suo rapporto con l'umanità.

In questa rubrica d'informazione biblica potrete leggere un contesto biblico, le relative "osservazioni" sul medesimo, ed infine, una rubrica costituita da interessanti "puntualizzazioni" su parole o frasi.

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Magia bianca e magia nera nell'antichità

A prima vista, la forza che Gesù dispiega contro i demoni si potrebbe paragonare, da qualche interprete, a quella dei maghi.
C'è invece una differenza: al contrario di gran numero di maghi, Gesù usa la sua forza solo per il bene degli uomini; ed è la sua sola volontà � non qualche incantesimo � che domina la natura.
Ma nei lontani tempi non era così, tra i personaggi biblici: c'è stato un progresso graduale.
Mosè fa vincere il suo popolo contro gli Amaleciti brandendo un bastone contro questi ultimi durante l'intera battaglia.
Davide e Golia si maledicono a vicenda prima di affrontarsi, e ciascuno spera con la maledizione di indebolire l'avversario.
Quando il re di Moab chiede al famoso mago Balaam di maledire Israele, Dio previene il suo gesto, costringendolo anzi a benedire il popolo eletto; come se la maledizione fosse talmente efficace da rendere Dio impotente contro di essa, non appena sia stata pronunciata.

Sempre nei tempi antichi, anche la giustizia di Israele ricorre a pratiche magiche: come il gettare un accusato nelle acque di una certa sorgente, che accertano e subito puniscono la colpa, impedendo a chi è reo di tornare a galla.
Queste tradizioni palestinesi risalgono agli antichi Cananei: essi credevano alla "simpatia", cioè all'interdipendenza tra fatti e tra persone; così, attribuivano al colore rosso le virtù magiche del sangue (dipingere ossa con il colore rosso significava restituire loro il soffio vitale); e credevano che il colore azzurro fosse efficace contro il "malocchio".
Nella maggior parte dei popoli dell'Antichità si ritrova questa credenza nella possibilità di agire con mezzi fisici sulle forze invisibili (divinità, demoni, essenza nascosta delle cose). E l'arte benefica di esercitare questi influssi, la "magia bianca", è un'istituzione ufficiale, mentre è proibita dalla legge la "magia nera", o stregoneria: gli Ittiti, anzi, la puniscono con la morte.

In Mesopotamia, gli spiriti maligni venivano neutralizzati presentando loro oggetti capaci di spaventarli (raffigurazioni di animali, ad esempio), oppure esche irresistibili, sulle quali essi si sarebbero immediatamente buttati: bastava allora distruggere l'esca per far scomparire lo spirito.
Per dirottare i presagi infausti, si ricorreva pure a sostituzioni. Ad esempio, poiché una doppia eclisse era stata interpretata come minaccia mortale per Assarhaddu, re di Ninive, un suddito qualsiasi fu messo sul suo trono e poi ucciso, deviando così la minaccia dalla persona del sovrano.

In Egitto e nell'antica Grecia le pratiche magiche sono basate sulla parola. Recitando una certa formula d'incantesimo, si racconta, i maghi possono riattaccare delle teste, rendere l'acqua dura come ghiaccio, infondere vita a un coccodrillo di cera. Talvolta questi maghi assumevano in modo fraudolento l'identità di qualche dio, agendo al suo posto: uno di essi, con quell'inganno, avrebbe interrotto una piena del Nilo.

Parallelamente alla magia bianca, si sviluppa quella nera, malefica. Sempre in Egitto, durante il Medio Impero (2065-1785 a.C.) si scrivono su certe statuette i nomi dei nemici dell'Egitto, asiatici, nubiani e sudanesi, per neutralizzarli. Ma questi malefizi, a volte, si ritorcono contro il regime.
Per esempio, agli inizi della decadenza, il capo della congiura contro il Faraone Ramsete III (XII secolo a.C.) fabbrica i ritratti in cera dei dignitari fedeli al sovrano, per portarli alla rovina col loro re.

All'inizio dell'era cristiana, la magia a livello popolare è diffusissima in Egitto. Si ricorre a pratiche magiche per curare le malattie, per trasformare i propri nemici in animali, per arricchire, per far vincere un cavallo alle corse, per sedurre una donna o per evocare i morti. Nello stesso periodo, in Palestina si sta facendo un grande sforzo per eliminare le pratiche magiche, già proibite dal Deuteronomio.
E tuttavia il culto israelitico ne conserverà ancora a lungo le tracce. Per esempio: il divieto di rompere le ossa dell'agnello pasquale potrebbe essere una sopravvivenza della vecchia fede nei presagi: rompendo un osso si rischia di "rompere" entro l'anno uno dei propri cari ... .

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