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"UN LIBRO DIVERSO NELLA BIBLIOTECA DELL'UMANITÀ"

I grandi libri dell'umanità sono numerosi. Tuttavia nessuna opera, antica o moderna, può venire paragonata alla Bibbia: essa ha una storia e uno scopo del tutto singolari.

Quando diciamo "Bibbia", usiamo una parola greca che significa "il libro" o "i libri" o "biblioteca".

Infatti, per gli Ebrei e per i Cristiani quest'opera è "il libro per eccellenza"; ai loro occhi riveste un'importanza unica e straordinaria perché lo considerano come divino: in esso trovano la Parola di Dio e la Storia di Dio nel Suo rapporto con l'umanità.

In questa rubrica d'informazione biblica potrete leggere un contesto biblico, le relative "osservazioni" sul medesimo, ed infine, una rubrica costituita da interessanti "puntualizzazioni" su parole o frasi.

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Malattie mentali e credenze religiose

Le malattie mentali, nell'Antichità, restano strettamente legate alle credenze religiose, mentre lentamente le infermità fisiche si "laicizzano".
All'ossesso, al folle, si addebita generalmente un pesante fardello di peccato.

Per l'antica India, la follia è espiazione di colpe di cui ci si è macchiati in una precedente esistenza.
Per gli Ebrei, essa è ugualmente un castigo di Dio: Jahvé minaccia di "delirio" i peccatori, di "accecamento", di "smarrimento di spirito".
Mosè annuncia al suo popolo che Dio lo colpirà con la follia e con lo "stupore di spirito" se si mostrerà infedele. Zaccaria minaccia la stessa pena ai cavalieri di Gerusalemme.

Il re Nabucodonosor, per peccato d'orgoglio, impazzisce: si mette a "mangiare fieno come se fosse un bue", e sulla sua testa i capelli diventano "come le penne dell'aquila"; e si crede trasformato in uno dei colossali tori dipinti sulle pareti della reggia.
La "licantrop´┐Ża", cioè la fissazione di essere un lupo o un'altra bestia feroce, è d'altra parte assai frequente nell'Antichità.

Nella mitologia greca abbiamo la tragedia di Oreste, impazzito e perseguitato da furie a cui si avvinghiano serpenti, per aver ucciso sua madre Clitennestra.
E l'elenco sarebbe lunghissimo: Venere fa impazzire gli Sciti che hanno saccheggiato il suo tempio ad Ascalon. Lo stesso dio Diòniso "inventa" le orge dopo essere stato privato della ragione da Era.

In qualche caso, la follia è anche considerata un ingrediente del genio. Lo dice il filosofo Seneca al tempo di Nerone, e lo si ripete anche ai giorni nostri, a livello di detto popolare. Nel mondo ebraico abbiamo Saul che, agitato da "uno spirito malvagio inviato dall'Eterno", è placato da Davide col suono dell'arpa.
E Davide stesso si finge pazzo presso il re Achis, quando cerca di sfuggire alla persecuzione di Saul. Geremia, Ezechiele ed altri profeti sono incorsi nell'accusa di follia.

Nel mondo greco abbiamo la sentenza attribuita da Platone a Socrate (circa 470-399 a.C.): "I maggiori beni ci vengono attraverso un delirio ispirato dagli dèi. E nel delirio che la profetessa delfica o la sacerdotessa di Dodone hanno reso mille importanti servizi ai cittadini e allo Stato in Grecia. Quando non deliravano, invece, esse hanno concluso ben poco".

Per quanto riguarda la cura della follia, non c'è molto da fare: la mandano gli dèi, tocca a loro guarirla.

Secondo lo storico greco Erodoto (circa 484-425 a.C.) in Egitto gli alienati vengono chiusi nei templi, e la stessa cosa avviene in Grecia: Esculapio, il dio greco della medicina, "cura" i malati di mente nei suoi santuari dove i malati dormono con gli altri infermi. In qualche caso si tenta la guarigione con pratiche misteriose dei sacerdoti. Alcuni secoli più tardi il medico latino Galeno ricaverà da queste pratiche un'audace conclusione che anticipa dettami della moderna neurologia: certi isterici possono essere guariti con un violento "choc" morale.

IL LAGO DI TIBERIADE

Il lago di Tiberiade, a 212 metri sotto il livello del mare Mediterraneo, lungo 20 chilometri e largo 10, è attraversato dal Giordano. La sua profondità media và dai 50 ai 70 metri, raggiungendo però i 250 al centro. Le piogge d'inverno e di primavera possono farne salire il livello di dieci metri in pochi giorni.

Sebbene basti una mezz'ora per attraversarlo in barca, il lago è stato chiamato dapprima "mare di Galilea" - lo chiamano così tutti gli evangelisti, tranne Luca - oppure Kenneret ("arpa", in ebraico) per la sua forma vagamente simile a quella di un'arpa. Da questo nome è derivato poi quello di Genezaret.

Verrà poi chiamato lago di Tiberiade quando Erode Antipa farà costruire sulla sua riva la città nuova, dandole questo nome in onore dell'imperatore Tiberio.

Le acque del lago, azzurro-verdi tendenti al violetto nelle tempeste, acquistano riflessi ruggine e ocra ai piedi delle scogliere orientali.
La pescosità delle sue acque e la fecondità delle terre circostanti fanno della zona attorno al lago il centro economico più vivace della Galilea.

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