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"UN LIBRO DIVERSO NELLA BIBLIOTECA DELL'UMANITÀ"

I grandi libri dell'umanità sono numerosi. Tuttavia nessuna opera, antica o moderna, può venire paragonata alla Bibbia: essa ha una storia e uno scopo del tutto singolari.

Quando diciamo "Bibbia", usiamo una parola greca che significa "il libro" o "i libri" o "biblioteca".

Infatti, per gli Ebrei e per i Cristiani quest'opera è "il libro per eccellenza"; ai loro occhi riveste un'importanza unica e straordinaria perché lo considerano come divino: in esso trovano la Parola di Dio e la Storia di Dio nel Suo rapporto con l'umanità.

In questa rubrica d'informazione biblica potrete leggere un contesto biblico, le relative "osservazioni" sul medesimo, ed infine, una rubrica costituita da interessanti "puntualizzazioni" su parole o frasi.

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La tabella delle nazioni

Testo biblico: GENESI capitolo decimo

"Questa è la discendenza dei figli di Noé: Sem, Cam e Jafet, ai quali nacquero dei figli, dopo il diluvio:
I figli di Jafet furono: Gomer, Magog, Madai, Iavan, Tubal, Mesech e Tiras.
I figli di Gomer furono: Askenaz, Rifat e Togarma.
I figli di Javan furono: Elisa, Tarsis, quelli di Cipro e quelli di Rodi.
Da costoro si suddivisero le popolazioni delle isole delle genti.
Questi furono i figli di Jafet nei loro territori, ciascuno secondo la sua lingua, secondo le loro famiglie, nelle loro diverse nazioni.

I figli di Cam furono: Etiopia, Egitto, Put e Canaan.
I figli di Etiopia furono: Seba, Avila, Sabta, Raama e
I figli di Raama furono: Saba e Dedan.
Ora Etiopia generò Nimrod: costui fu il primo a divenire potente nella regione. Egli era un valente cacciatore al cospetto del Signore, perciò si suol dire: "Come Nimrod, valente cacciatore al cospetto del Signore".
Il nucleo del suo regno fu Babele, Uruch, Accad e Calne nella terra di Sennaar. Di lì si portò ad Assur e costruì Ninive, Recobot-Ir, Calach e Resen, tra Ninive e Calach; quella è la grande città.
Egitto generò quelli di Lud, Anam, Laab, Naftuch, Patros, Casluch e Caftor, donde uscirono i Filistei.
Canaan generò Sidòne, suo primogenito, e Chet e il Gebuséo, l'Amorréo, il Gergeséo, l'Evéo, l'Archìta, il Sìneo, l'Arvadìta, il Semarìta e l'Amatìta.
In seguito le famiglie dei Cananei si dispersero. Cosicché il confine dei Cananei fu da Sidone fino a Gerar e Gaza, poi in direzione di Sodoma, Gomorra, Adma e Zeboìm, fino a Lésa.
Questi furono i figli di Cam secondo le loro famiglie e le loro lingue, nei loro territori e nelle loro diverse nazioni.

Anche a Sem, l'antenato di tutti i figli di Eber, fratello maggiore di Jafet, nacque una discendenza.
Figli di Sem furono: Elam, Assur, Arpaxsàd, Lud, Aram.
Figli di Aram furono: Uz, Cul, Ghéter e Mas.
Arpaxsàd generò Sélach e Sélach generò Eber.
A Eber nacquero due figli: uno fu chiamato Péleg, perché ai suoi tempi fu divisa la terra, e suo fratello fu chiamato Joktan.
Joktan generò Almòdad, Sélef, Asàrmavet, Jérach, Adoràm, Uzal, Dikla, Obal, Abimaél, Seba, Ofir, Avila e Iobab.
Tutti questi furono i figli di Joktan.

La loro abitazione fu da Mesa fin verso Sefar, monte dell'oriente.
Questi furono i figli di Sem secondo le loro famiglie e le loro lingue, nei loro territori, secondo le loro nazioni.

Queste furono le famiglie dei figli di Noè, secondo la loro genealogia nelle loro nazioni. Da esse si dispersero le nazioni sulla terra, dopo il diluvio."

OSSERVAZIONI

A questo punto il racconto Sacerdotale, che ama organizzare la storia sulle genealogie, ci offre una grande mappa della settantina di popoli che allora si riteneva occupassero il mondo.
Essi sono fatti risalire ai figli di Noé.
Si comincia coi discendenti di Jafet che comprendono un totale di 14 popoli, soprattutto mediterranei. Si passa poi a Cam con quattro grandi nazioni, articolate in tante etnìe minori: Etiopia, Egitto, Put (forse la Libia) e Canaan.

Appaiono figure leggendarie come Nimrod, considerato "valente cacciatore al cospetto del Signore", cioè l'iniziatore della pratica della caccia, ma anche nazioni importanti come Babilonia (Babele), Accad e Uruch, le popolazioni principali della Mesopotamia.

È difficile per noi oggi districarci in questi elenchi di nomi: accanto ai termini noti che abbiamo appena citato ci incontriamo con antenati di tribù o popolazioni a noi ignote o di ipotetica identificazione.

Gli studiosi si sforzano anche di individuare le fonti a cui l'autore biblico attinge e le piccole annotazioni che sono state successivamente aggiunte.

Ad esempio, nel v. 12, quando si parla di due grandi centri della Mesopotamia, Ninive e Calach, si aggiunge: "quella è la grande città". Si tratta probabilmente di una "glossa", cioè di una nota posteriore, e non si sà bene se voglia riferirsi alla prima (Ninive) o alla seconda delle due celebri città dell'Assiria.

In sintesi, però, questa "tavola dei popoli" vuole, da un lato, affermare che il collegamento esistente tra tutti gli uomini è voluto da Dio e, dall'altro, descrivere le diverse culture e razze ricorrendo a spiegazioni popolari.
Si prepara, così, la drammatica dispersione dei popoli operata dalla prepotenza di Babele, che è descritta nel capitolo 11 della Genesi che poi leggeremo.


Continua l'elenco dei popoli nati dai figli di Noé e descritti in una specie di "tavola" fitta di nomi non sempre identificabili. Ora è la volta dei Semiti, cioè dei discendenti di Sem, tra cui spiccano gli Elamìti, gli Assiri (Assur) e gli Araméi.
Come scrive uno studioso della Genesi, C. Westermann: "L'essenziale di questi elenchi non sono i singoli nomi, né la loro compilazione piena di errori e di lacune (dovute al sapere limitato di allora), ma il grandioso tentativo di fornire un prospetto dei popoli della terra come membri dell'umanità. Un tale tentativo non ha nessun vero parallelo in tutta l'antichità".
In questa "tavola" incombe, quindi, alta e solenne, la figura di Dio, creatore di tutta l'umanità".

In questa prospettiva, che potremmo definire "internazionale", entra ora in scena Babele, la grande superpotenza dell'antico Vicino Oriente, vista spesso come un incubo nella Bibbia a causa del suo imperialismo.
Il racconto del capitolo 11 della Genesi vorrà appunto concentrare in essa il simbolo di ogni oppressione, andando oltre la stessa realtà storica.

Alcuni pensano che il nostro testo - attribuito al racconto Jahvista sia articolato su due narrazioni più arcaiche: l'una avente al centro la "torre" (o "ziqqurat") e l'altra la città stessa di Babele-Babilonia col suo nome.

Ricordiamo che la "ziqqurat" era il tipico tempio piramidale mesopotamico a gradoni che conducevano al santuarietto del dio posto sulla sommità. Questi templi erano edificati a mattoni e alcuni si sono conservati fino ai nostri giorni.

PUNTUALIZZAZIONI.

  • Le razze umane.
    Il testo del capitolo 10° della Genesi ricollega i popoli conosciuti al tempo di Israele con i figli di Noé. Si vede come i nomi dei discendenti sono nomi di popoli: Egitto, Etiopia, Canaan ... tra i figli di Cam; Aram, tra i figli di Sem, è il capostipite degli Aramei (gli abitanti della Siria) e così via.

    C'è anche una certa distinzione geografica: i figli di Jafet coprono soprattutto l'area mediterranea -Turchia, Grecia, ecc ... , i figli di Cam l'Africa e la Palestina, i figli di Sem la Mesopotamia, la Siria e la penisola arabica.

  • "Le isole delle genti".
    Il termine "isole" in ebraico può indicare, sia le isole vere e proprie in mezzo al mare, sia le regioni costiere. In questo elenco compaiono quindi sia popolazioni che abitano su isole sia quelle che abitano lungo la costa.

  • Le origini del popolo ebraico.
    In Genesi 10:21-25 le origini del popolo ebraico vengono fatte risalire a Sem, e il nome "ebreo" viene spiegato come derivante da quello dell'antenato Eber.
    Il popolo ebraico viene qui collocato nel contesto delle popolazioni mesopotamiche, accanto agli Assiri da Assur, ai Lidi da Lud e agli Arami da Aram.

  • La terra di Sennaar.
    Questo nome probabilmente designa la regione di Sumer, che si trova nella parte meridionale della Mesopotamia, nella quale si è sviluppata la civiltà dei Suméri. La loro cultura ebbe qualche influsso sul popolo di Israele.

  • Arte e potere.
    Nell'antichità l'arte era l'espressione del potere e il potere era l'espressione della religione, tanto che il re era assimilato alla divinità.
    Nella civiltà mesopotamica la massima rappresentazione architettonica di questa concezione era la "ziqqurat", una grande torre piramidale che si innalzava a gradinate, fino a culminare in un tempietto dedicato alla divinità.
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