Rubriche mensili In questo mese... Vivere in Cristo Allo Specchio

"Esaminando le Sacre Scritture"

In questa rubrica esamineremo, di volta in volta, un testo biblico.
Saremo lieti d'inviare, gratuitamente, una copia del Nuovo Testamento a quanti desiderano seguire questi studi. Basta fare la richiesta al nostro indirizzo.

NUOVO CORSO BIBLICO

"LA BIBBIA ... OGGI!"

Tra tutti i libri che siano mai stati pubblicati al mondo, non ve n'è uno più diffuso della Bibbia. Ma ciò che innalza la Scrittura dell'Antico e del Nuovo Testamento al disopra di ogni altro libro della storia umana è il fatto che essa non trasmette la parola di un uomo - per quanto sapiente e nobile egli sia - ma trasmette la Parola di Dio.

"L'albero della scelta"

"Il Signore" - è scritto nel primo capitolo della Genesi, parlando del Giardino delle delizie, - "fece spuntare dal suolo ogni sorta di alberi piacevoli a vedersi e buoni da mangiare; l'albero della vita in mezzo al giardino e l'albero della conoscenza del bene e del male".

Gli alberi comuni dovevano servire per la normale nutrizione, mentre quello chiamato della "vita" aveva la virtù di mantenere l'uomo in perpetua giovinezza.
Infine, l'albero della conoscenza del bene e del male doveva mettere alla prova la libertà dell'uomo, posto nella condizione di scegliere tra il bene e il male.

Infatti il Signore disse ad Adamo: "Di tutti gli alberi del giardino tu puoi mangiare, ma dell'albero della conoscenza del bene e del male non devi mangiare, perché nel giorno in cui ne mangerai, dovrai certamente morire".

L'albero della conoscenza del bene e del male, sul quale era come affisso il divieto divino, manifestava la dipendenza dell'uomo da Dio.
La relazione di dipendenza tra un superiore e un inferiore si concreta e palesa nell'obbedienza che l'inferiore deve al superiore.

Dio poteva dare un ordine, e l'uomo aveva intelligenza e buona volontà per sentire che il suo dovere era quello di rispettarlo. Disubbidendo a quell'ordine, l'uomo avrebbe infranto il vincolo di dipendenza con un atto di aperta insubordinazione.

Ma perché Dio, che era stato così generoso con lui, fino a porlo in un giardino di delizia ed a farlo signore della natura, ora gli limitava l'azione con un esplicito divieto?
Questa, che a prima vista potrebbe sembrare una detrazione, era invece la riprova della generosità di Dio, il quale aveva fatto all'uomo il più alto dono che creatura possa ricevere: il dono della libertà.
Soffiando il suo spirito sulla statua di fango di Adamo, Dio gli aveva elargito la libertà, che è la più grande ricchezza dell'anima. Nessuna condizione è superiore alla libertà; e l'uomo non sarebbe tale se non fosse una creatura libera.

Ma il dono della libertà sarebbe stato inutile, un di più puramente formale, se l'uomo non avesse avuto il modo di usarne in maniera che potremmo dire concreta.
E il modo per usare della libertà non può essere che uno solo: quello di scegliere.

Senza il divieto divino, l'uomo, nel Paradiso terrestre, sarebbe stato un essere libero in un mondo nel quale la libertà risultava inutile.

L'esercizio della volontà consisteva nella scelta tra bene e male; tra l'ubbidienza e la disubbidienza; cioè tra l'accettazione della dipendenza e la ribellione al suo creatore.

Ma perché Dio volle provare l'uomo in una scelta tanto grave, con un divieto così drastico e una condanna terribilmente severa, quella cioè della morte?
Non poteva offrire alla sua creatura una prova più blanda, ponendolo innanzi ad una scelta meno impegnativa?

Chi parla così non tiene conto di una cosa; cioè non pensa che la libertà è bene massimo e massimo dono; perciò ad essa compete la più alta responsabilità e quindi la più grave condanna. La libertà è tale quando implica responsabilità e rischia condanne. Chi cerca di limitare la colpa dell'uomo, riducendo la sua responsabilità, non si accorge di negare la libertà, facendo di lui una specie di fantoccio o burattino, tirato da fili indipendenti dalla sua volontà.

La Bibbia, invece, dà alla libertà di Adamo una grandissima importanza e fa dell'uomo il protagonista non di una commedia o di una farsa, ma di una vera tragedia. Il divieto divino sull'albero del bene o del male, pone l'uomo dinanzi ad una scelta terribilmente impegnativa.
Il giardino della delizia diventa così la scena della vicenda più tragica, che avrà poi il suo doloroso e sublime epilogo sul Calvario.

La storia di Adamo, la storia dell'uomo, si svolge sotto il segno della libertà, bene sommo e quindi sommo impegno. La generosità di Dio, nel creare l'uomo libero, si traduce in responsabilità dell'uomo. Togliere o limitare la libertà dell'uomo, significa rendere la sua storia scialba e povera, priva di valore e d'interesse; una puerile vicenda di fantoccio senza né rischi né meriti.

Ubbidire o disubbidire; vivere oppure morire: questa è la scelta di Adamo, creatura libera e cosciente, che egli deve compiere, per sé e per tutta la sua discendenza, ai piedi dell'albero vietato da Dio.

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Argomento del prossimo numero:
"IL BISOGNO DELLA SOCIETÀ"
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