Rubriche mensili In questo mese... Vivere in Cristo Allo Specchio

"Esaminando le Sacre Scritture"

In questa rubrica esamineremo, di volta in volta, un testo biblico.
Saremo lieti d'inviare, gratuitamente, una copia del Nuovo Testamento a quanti desiderano seguire questi studi. Basta fare la richiesta al nostro indirizzo.

NUOVO CORSO BIBLICO

"LA BIBBIA ... OGGI!"

Tra tutti i libri che siano mai stati pubblicati al mondo, non ve n'è uno più diffuso della Bibbia. Ma ciò che innalza la Scrittura dell'Antico e del Nuovo Testamento al disopra di ogni altro libro della storia umana è il fatto che essa non trasmette la parola di un uomo - per quanto sapiente e nobile egli sia - ma trasmette la Parola di Dio.

Il bisogno della società

La Bibbia prosegue:

"Poi il Signore disse: - non è bene che l'uomo sia solo; gli voglio fare un aiuto che sia simile a lui".
"Allora il Signore plasmò dal suolo tutte le bestie selvatiche e tutti i volatili del cielo, e li condusse all'uomo, per vedere come li avrebbe chiamati: in qualunque modo avrebbe chiamato gli esseri viventi, quello doveva essere il loro nome".

Adamo era soggetto a Dio come la creatura è soggetta al suo creatore; ma la natura e particolarmente gli animali, che della natura formavano la parte più viva, erano soggetti a lui. Per questo il Signore presentò ad Adamo gli animali, come per una investitura di sovranità. E da vero sovrano il primo uomo procedette al censimento del suo regno. Fu lui ad assegnare i nomi, per prendere possesso delle cose inanimate.

Il nome delle cose, infatti, non è una semplice indicazione, ma ha valore di possesso. Soltanto chi ha autorità può dare un nome. E l'uomo, nominando le cose, esercita su di esse la sua autorità e sovranità, il suo potere e il suo possesso.

Da ciò l'importanza del linguaggio, che non è una semplice convenzione, ma ha la potenza di una nuova creazione. Dio, sulla terra, diede soltanto all'uomo il governo dei nomi, insieme con il governo della natura e quello del linguaggio fu il segno della sovranità dell'uomo su tutti gli altri animali, privi della parola.

Ma proprio per questo, le parole con le quali egli designava i vari animali non erano contraccambiate da nessun'altra parola.
Adamo pronunziava il nome di un animale, ma quell'animale rispondeva al massimo con un verso, incapace di articolare né il proprio né l'altrui nome.

Da ciò il senso di solitudine che l'uomo provava nel proprio regno, in mezzo ai suoi sudditi animali. Di ognuno di essi egli, con la sua intelligenza, riconosceva le qualità e le attitudini, secondo le quali assegnava il nome giusto. Intuiva anche quale utilità avrebbe potuto ritrarre da ciascuno di essi. Ad uno a uno, li avrebbe tutti piegati, o prima o poi, alla sua volontà, per i propri bisogni.

Chi gli avrebbe fornito il cibo; chi il vestito, chi la forza; chi la destrezza, chi la velocità. Ma nessuno gli avrebbe potuto appagare il bisogno di comunione che il Signore gli aveva messo nell'anima.

Ma l'uomo, - è scritto nella Bibbia, - non trovò un aiuto che fosse simile a lui. Non si trovava cioè, tra i tanti che con lui popolavano la terra, un animale che rispondesse alle sue parole, che corrispondesse ai suoi sentimenti, che partecipasse alla sua intelligenza, che liberamente collaborasse con la sua volontà.

Non c'era una creatura simile a lui, un essere cioè dotato di vita spirituale e quindi capace di intendere e di volere, di conoscere e di amare. Per questo il Signore aveva detto: "Non è bene che l'uomo sia solo".
Il Creatore conosceva profondamente il carattere della sua creatura e quindi sapeva quali fossero i bisogni anche spirituali dell'uomo.

Gli animali, sui quali lo aveva fatto "signore", avrebbero potuto soddisfare i suoi bisogni materiali, ma per appagare quelli spirituali della convivenza e della comunione, occorreva dare all'uomo un "aiuto simile a lui".

Dio aveva creato l'uomo "sociale". Non era bene che restasse solo. Non era bene che alla sua parola non rispondesse la parola di un altro essere intelligente. Non era possibile che la sua chiamata non fosse accolta da un altro essere dotato di volontà e di libertà.

Quando certi critici, come al solito, fanno derivare la società da un semplice "contratto" e da necessità puramente materiali, di assistenza o di difesa, essi, al solito, degradano l'uomo, negandogli quei bisogni superiori di carattere spirituale così chiaramente espressi dalla Bibbia.
"Non è bene che l'uomo sia solo", aveva detto il Signore.

Tra tutti gli animali, attorno a lui, di cui egli era "signore e sovrano", non si trovava un aiuto "convenevole".
La società nacque dunque, per volere di Dio, allo scopo di soddisfare nell'uomo il bisogno della comunione tra esseri affini, capaci di comprensione e di affetto, d'intesa intellettuale e di amore spirituale.

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Argomento del prossimo numero:
"LA COSTOLA DI ADAMO"
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