Rubriche mensili In questo mese... Vivere in Cristo Allo Specchio

"Esaminando le Sacre Scritture"

In questa rubrica esamineremo, di volta in volta, un testo biblico.
Saremo lieti d'inviare, gratuitamente, una copia del Nuovo Testamento a quanti desiderano seguire questi studi. Basta fare la richiesta al nostro indirizzo.

NUOVO CORSO BIBLICO

"LA BIBBIA ... OGGI!"

Tra tutti i libri che siano mai stati pubblicati al mondo, non ve n'è uno più diffuso della Bibbia. Ma ciò che innalza la Scrittura dell'Antico e del Nuovo Testamento al disopra di ogni altro libro della storia umana è il fatto che essa non trasmette la parola di un uomo - per quanto sapiente e nobile egli sia - ma trasmette la Parola di Dio.

La costola di Adamo

"Allora l'Eterno Iddio fece cadere un profondo sonno sull'uomo, che s'addormentò; e prese una delle costole di lui, e richiuse la carne al posto d'essa.
E l'Eterno Iddio, con la costola che aveva tolta all'uomo, formò una donna e la condusse all'uomo.
E l'uomo disse: "Questa, finalmente, è ossa delle mie ossa e carne della mia carne. Ella sarà chiamata 'donna' perché è stata tratta dall'uomo"."
(Genesi 2:21-23).

Nel testo ebraico il nome "donna" è "ishshah", che era il femminile di "uomo". Nella versione latina è usato il termine di "vira", femminile di "vir"; ma in italiano "viràgo" ha preso il significato di una donna poco femminile.

Basterebbe questo particolare filologico per far capire come la Genesi attribuisce subito alla donna la parità morale con l'uomo. Femmina, con tutti i caratteri e gli attributi della femminilità, ma non inferiore all'uomo.

Diversa nel genere, ma non diversa nella sostanza, "Vira", o "uoma", all'altezza del "vir" e dell'uomo, per quanto da lui tratta e derivata.
Diversa, ma non dissimile; variata ma non deformata: tale la scorse Adamo al suo risveglio, riconoscendola immediatamente come osso della proprie ossa, carne della propria carne e anima della propria anima.

Alcuni commentatori fanno notare come Dio non trasse la donna dalla testa di Adamo, perché si sentisse a lui superiore; né dai piedi perché non fosse considerata a lui inferiore. La trasse da una costola, perché fosse all'altezza del cuore, degna di amore e di rispetto.

Per questo Adamo diede alla donna lo stesso suo nome al femminile. Quello di Eva, che significa "madre dei viventi" fu attribuito più tardi alla compagna del primo uomo.

La scena del riconoscimento della prima donna, da parte del primo uomo, nel Paradiso terrestre, è una vera e propria scena d'amore: il primo innamoramento sulla terra.

Dio è presente, ma non interviene. Egli non dice ad Adamo: "Ecco la tua donna".
Anche in questo caso il Creatore rispetta la libertà della sua creatura.
Egli ha dato all'uomo intelligenza e volontà. Uguale intelligenza e volontà nella donna. Perciò neppure a lei il Signore dice: "Questo è il tuo uomo".
Dio tace dinanzi alla prima coppia. Lascia liberi uomo e donna. Tocca all'uomo conoscere e volere; comprendere ed amare.

Amare vuol dire scegliere. E Adamo deve scegliere, deve eleggere liberamente la propria compagna. Per quanto dinanzi a lui non ci sia che una sola donna, anche Adamo sceglie, cioè riconosce se stesso nella sua donna.

Ella era stata tratta dal suo corpo mentre egli dormiva; l'operazione del Creatore dunque gli era ignota. Egli non sapeva di dove fosse uscita quella nuova creatura simile a lui, che immediatamente però riconobbe.

Qualche commentatore della Bibbia dà alla parola "sonno" il valore di "estasi" e pensa che Adamo avesse conservato tutte le sue facoltà, osservando l'opera di Dio.

Noi preferiamo immaginare Adamo ignaro di ciò che è avvenuto; egli fu stupefatto al suo risveglio.
Dio non parla e non gli dice di dove la nuova creatura sia stata tratta. Adamo capisce, quasi per rivelazione d'amore, che quella creatura è uscita da lui, fa parte di se stesso. La riconosce per sua e grida: "Questo è osso delle mie ossa, carne della mia carne; questa sarà chiamata "uoma", perché tratta dall'uomo".

"Uoma", al femminile, ma pari di lui, e perciò degna di condividere la sua vita, il suo regno e la sua sorte; compagna onorata, sposa amata e consorte fedele, cioè partecipe in tutto della sua stessa sorte.

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Argomento del prossimo numero:
"DUE IN UN SOLO CORPO"
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