Rubriche mensili In questo mese... Vivere in Cristo Allo Specchio

"Esaminando le Sacre Scritture"

In questa rubrica esamineremo, di volta in volta, un testo biblico.
Saremo lieti d'inviare, gratuitamente, una copia del Nuovo Testamento a quanti desiderano seguire questi studi. Basta fare la richiesta al nostro indirizzo.

NUOVO CORSO BIBLICO

"LA BIBBIA ... OGGI!"

Tra tutti i libri che siano mai stati pubblicati al mondo, non ve n'è uno più diffuso della Bibbia. Ma ciò che innalza la Scrittura dell'Antico e del Nuovo Testamento al disopra di ogni altro libro della storia umana è il fatto che essa non trasmette la parola di un uomo - per quanto sapiente e nobile egli sia - ma trasmette la Parola di Dio.

Dio vide che ciò era buono

Il racconto biblico della creazione, non ha scopi scientifici nel senso che noi diamo oggi a questa espressione, ma intenti missionari nel senso che anche oggi noi diamo a questo termine.

Rispecchia le cognizioni del tempo e riflette la rappresentazione cosmologica dell'antichità e in modo particolare degli Assiro-Babilonesi.

Occorre perciò distinguere tra "rappresentazione" e "rivelazione".
La rappresentazione riflette fatalmente la cultura dell'epoca. La rivelazione concerne le verità permanenti. La prima è figlia del tempo, la seconda è figlia dell'eternità.

Che la terra fosse piatta e il cielo curvo, che l'Oceano contornasse l'asciutto e il sole pendesse come una lampada, riguarda la rappresentazione del cosmo, e non fa parte della rivelazione religiosa, la quale riguarda invece le credenze mitiche e idolatriche del tempo, contro cui la Bibbia afferma in maniera nettissima l'esistenza di un solo ed unico Dio; di un solo ed unico Creatore.

La rivelazione perciò riguardava non l'astronomia, che faceva parte della "rappresentazione" del tempo, ma il "monoteismo", che è verità permanente di tutti i tempi, e doveva essere stabilito dinanzi a tutte le false credenze mitologiche e idolatriche.

Le mitologie orientali infatti narravano fantastiche storie di divinità in lotta fra di loro: di un dio della Luce e di una dea dell'oceano; di potenze celesti e terrestri; di geni del bene e del male, che si contendevano il dominio del mondo, ognuno col proprio nome, ognuno con una propria sovranità, ognuno con un proprio dominio.

Il libro della Genesi, in polemica con tutte queste credenze, afferma che tutta la creazione è opera di un solo Creatore, e che a Lui solo appartengono cielo e terra, da Lui solo dipendevano la luce e gli astri, il giorno e la notte, la vita delle piante e quella degli animali, e che nessuno, al di fuori di Lui, ha potere sull'universo.

Questo significato del primo libro della Genesi, che narra in maniera "rappresentativa" i giorni della creazione, facendo giustizia di tutte le mitologie, di tutte le idolatrie, di tutte le superstizioni e affermando l'esistenza di un unico Dio, spirituale, trascendente ed eterno, le cui opere sono tutte "buone".

"In principio Dio creò il cielo e la terra. Ma la terra era disadorna e deserta, c'erano tenebre sulla superficie dell'abisso e lo spirito di Dio aleggiava sulla superficie delle acque".

Già in queste parole è affermata la spiritualità di Dio, che non aveva nulla di materiale o di umano come nelle altre mitologie.

"Dio disse: - Sia luce! - E la luce fu. E Dio vide che la luce era buona. E Dio separò la luce dalle tenebre. E Dio chiamò giorno la luce e chiamò notte le tenebre. Poi venne sera, poi venne mattino: un giorno".

Il procedimento narrativo è addirittura poetico, e volere dare alle parole della Genesi conferme o smentite scientifiche sarebbe come commentare Omero con la fisica nucleare e Dante con l'astronautica.
Le strofe di questo poema sono scandite in giornate. Poco importa se le giornate della Genesi debbano intendersi di 24 ore o di anni, di secoli o di millenni.

"Dio disse: - Vi sia il firmamento in mezzo alle acque e separi le acque dalle acque. E così avvenne. Dio fece il firmamento e separò le acque che sono sotto il firmamento dalle acque che sono sopra il firmamento. Dio chiamò cielo il firmamento. Dio vide che ciò era buono. Poi venne sera; poi venne mattina: un secondo giorno".

Qui sono evidenti gl'influssi dell'antica cosmologia, che "rappresentava" la terra come una vasta platea, popolata di piante e d'animali, sorretta da pilastri, immersi nelle acque dette "inferiori". Sopra la terra s'incurvava la volta celeste, a protezione delle acque dette "superiori". Gli astri pendevano da quella volta come lampadari accesi di giorno e di notte.

"Dio disse: - Le acque, che sono sotto il cielo, si ammassino in una sola massa, e appaia l'asciutto - E così avvenne. E Dio chiamò "terra" l'asciutto e chiamò "mare" le masse delle acque. E Dio vide che ciò era buono".

"Dio disse: - la terra verdeggi di verdura ... - E così avvenne ... E Dio vide che ciò era buono. Poi venne sera, poi venne mattina: un terzo giorno".

"Dio disse: - Vi siano luminari nel firmamento del cielo per separare il giorno dalla notte, e divengano segni per le feste, per i giorni e per gli anni. E così avvenne. Dio fece i due luminari maggiori: il luminare grande per il giorno; il luminare piccolo per la notte; e le stelle. E Dio vide che ciò era buono. Poi venne sera, poi venne mattina: un quarto giorno".

Per ogni strofa della durata di un giorno, scandita da mattina a sera, un ritornello sempre uguale: "E Dio vide che ciò era buono".
Il Creatore riconosce come buona la propria opera. Egli ispira lo scrittore sacro a rendere testimonianza alla creazione, che non rinnega, anzi difende ed esalta come opera buona, da rispettare ed amare.

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