Rubriche mensili In questo mese... Vivere in Cristo Allo Specchio

"Esaminando le Sacre Scritture"

In questa rubrica esamineremo, di volta in volta, un testo biblico.
Saremo lieti d'inviare, gratuitamente, una copia del Nuovo Testamento a quanti desiderano seguire questi studi. Basta fare la richiesta al nostro indirizzo.

NUOVO CORSO BIBLICO

"LA BIBBIA ... OGGI!"

Tra tutti i libri che siano mai stati pubblicati al mondo, non ve n'è uno più diffuso della Bibbia. Ma ciò che innalza la Scrittura dell'Antico e del Nuovo Testamento al disopra di ogni altro libro della storia umana è il fatto che essa non trasmette la parola di un uomo - per quanto sapiente e nobile egli sia - ma trasmette la Parola di Dio.

Il dominatore dell'universo

Creato dal fango, ma dotato di un'anima spirituale ed eterna; oggetto della creazione, ma al tempo stesso immagine e somiglianza del Creatore, l'uomo si presenta dunque, nei primi capitoli della Genesi, come il principe della terra, frutto perfetto dell'opera divina.

L'anima dell'uomo, il soffio divino alitato sulla sua creta, e soltanto su quella, fa automaticamente dell'uomo l'essere più alto della terra. Più alto per la sua capacità di pensare, di amare, di comprendere, di volere. Più alto anche per la sua possibilità di soffrire, restando consapevole della propria sofferenza.

"L'uomo - scriveva Blaise Pascal - non è che una canna, la più debole della natura, ma è una canna che pensa.
Non c'è bisogno che l'universo intero si armi per schiacciarlo; un vapore, una goccia d'acqua bastano ad ucciderlo. Ma anche se l'universo lo schiacciasse, l'uomo sarebbe ancora più nobile di ciò che l'uccide, poiché egli sà di morire, e l'universo non ne sa nulla".

Questa supremazia sulle altre cose create, implicita nella natura stessa dell'uomo, è confermata, nella Bibbia, da precise parole del Signore. Prima di crearlo, Dio disse infatti:

"Abbia dominio sui pesci del mare e sui volatili del cielo, sul bestiame, su tutte le fiere della terra e su tutti i rettili che strisciano sulla terra".

Dopo averlo creato, benedicendolo, gli confermò il comando di assoggettare tutta la terra, e di signoreggiare i pesci del mare e i volatili del cielo, gli animali della terra e le piante che danno frutto e seme.

L'uomo, dunque, doveva essere, fu ed è, signore della natura, dominatore della terra; tutto era, ed è, a sua disposizione nel creato. L'universo intero è il suo regno, il campo della sua gloria, che è riflesso pallidissimo della gloria di Dio.
Nessuna meraviglia dei suoi progressi, già previsti, anzi ordinati fin dai giorni delle creazione.
Signore della natura, l'uomo doveva coltivare le piante, allevare e domare gli animali, abbattere le foreste, ammucchiare le pietre, fondere i minerali, forgiare i metalli, solcare i mari, percorrere le terre, scrutare i cieli, osservare gli astri.
Doveva, e deve, scoprire i più riposti segreti della natura, sfruttare le più nascoste forze del creato; spaccare l'atomo e sondare lo spazio.

Coloro che, inebriati da certi successi materiali, hanno creduto e credono tutto ciò in contrasto e quasi in concorrenza con la potenza divina, dimostrano di non avere letto o di avere dimenticato le parole della Genesi, nelle quali Dio stesso insedia l'uomo al comando del mondo, e lo fa dominatore della natura.

Nessun altro sistema filosofico o politico fa dell'uomo il dominatore di un mondo non nato da lui, ma per lui creato da un Dio infinitamente potente.
È un pensiero che dovrebbe riempire ogni credente di consapevole fierezza, anche se non di superbia. Sapersi dominatore dell'universo non vuol dire infatti considerarsi superiore a Dio o a Lui uguale. Questa è anzi la colpa prima e ricorrente dell'uomo.

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Nel prossimo numero:
UN GIARDINO DA COLTIVARE

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