Rubriche mensili In questo mese... Vivere in Cristo Allo Specchio

"Esaminando le Sacre Scritture"

In questa rubrica esamineremo, di volta in volta, un testo biblico.
Saremo lieti d'inviare, gratuitamente, una copia del Nuovo Testamento a quanti desiderano seguire questi studi. Basta fare la richiesta al nostro indirizzo.

NUOVO CORSO BIBLICO

"LA BIBBIA ... OGGI!"

Tra tutti i libri che siano mai stati pubblicati al mondo, non ve n'è uno più diffuso della Bibbia. Ma ciò che innalza la Scrittura dell'Antico e del Nuovo Testamento al disopra di ogni altro libro della storia umana è il fatto che essa non trasmette la parola di un uomo - per quanto sapiente e nobile egli sia - ma trasmette la Parola di Dio.

Il nascondiglio della paura

Conseguenza del peccato di superbia, consumato ai piedi dell'albero dell'Eden, fu, dopo la dolorosa vergogna, la tremante paura.

"Poi udirono il rumore dei passi del Signore, che passeggiava nel giardino, alla brezza del giorno; l'uomo con la sua donna fuggì dalla presenza di Dio, nascondendosi in mezzo agli alberi del giardino.
Allora il Signore chiamò l'uomo e gli disse: - Dove sei? - Quegli rispose: - Ho udito il rumore dei tuoi passi nel giardino, ho avuto paura, perché sono nudo e mi sono nascosto. - Dio rispose: - Chi ti ha fatto sapere che eri nudo? Hai forse mangiato dell'albero del quale ti avevo comandato di non mangiare?".

Prima di allora Adamo andava incontro al suo Signore con filiale confidenza e con innocente abbandono. Dopo il peccato di superbia e di ribellione fugge da lui, tentando di nascondersi. Sente che la sua amicizia con Dio è rotta e per questo ha paura. La paura entra nel mondo con la perdita dell'amicizia.

Nulla c'è da temere quando l'amicizia regna nei cuori. Tutto invece diventa diffidenza e timore, quando l'amicizia viene meno. Soltanto l'amicizia con Dio garantisce la pace tra gli esseri e nel creato, dove tutto diventa ostile e infido allorché l'amicizia viene annullata dalla superbia e quindi dall'egoismo.

Dominato dalla paura, invano l'uomo tenta di nascondersi. La giustizia lo raggiungerà ovunque, e non c'è nascondiglio che l'occhio di Dio non penetri e scopra.

Snidato dal suo nascondiglio, Adamo tenta una giustificazione alla propria paura. "Ho udito il rumore dei tuoi passi nel giardino, ho avuto paura, perché sono nudo, e mi sono nascosto". Era la verità, la tristissima verità.

Perduta la veste dell'innocenza, Adamo si sente nudo davanti a Dio. Non è pudore quello ch'egli prova ora: è il terrore, perché quella veste era il pegno dell'amicizia tra lui e il Signore. Non tanto la nudità l'atterrisce, quanto il sentirsi nemico del suo creatore, di cui ha perduto l'amore.

E nemico anche di tutte le altre creature, compresa la donna, sulla quale egli rovescia la responsabilità della colpa.

Infatti, per paura, Adamo si mostra vile. Non prende la colpa su di sé, perché il peccato rende sempre pusillanimi. Com'è nudo, Adamo è anche vile, perché non è più animato da quell'amore che soltanto la grazia rende intrepido.

Perciò egli accusa la donna, con parole che sanno di rimprovero. "La donna che tu hai posto qui con me, lei mi ha dato dell'albero e io ho mangiato".
La donna che mi desti per compagna e che avrebbe dovuto aiutare, pare che egli dica, invece mi ha indotto in tentazione.

Era vero anche questo, ma non era necessario che Adamo lo dicesse quasi in tono di accusa. Era vero, ma non coraggioso; vero, ma non generoso.
Dal canto suo, il signore pare che voglia rintracciare la via della tentazione, passo per passo, momento per momento. Perciò si rivolge alla donna e le chiede: "Perché hai fatto questo?". Ed ella risponde: "Il serpente mi ha ingannata, e io ho mangiato".

Anche questo era la verità, che Dio stesso forse sollecitava, allo scopo d'individuare nettamente il percorso della tentazione, dal serpente alla donna, e dalla donna all'uomo. Resta però l'esempio di come, dopo la colpa, nella paura della condanna, Adamo getti la responsabilità sulla donna ed Eva la getti sul serpente.

Così si comporteranno i loro discendenti; così ci comportiamo anche noi, quando, posti dinanzi al nostro peccato, cerchiamo di rigettare la responsabilità su altri, per diminuire la nostra colpa o addirittura per eluderla.

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Argomento del prossimo numero:
"LA PROMESSA DI REDENZIONE"
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