Rubriche mensili In questo mese... Vivere in Cristo Allo Specchio

"Esaminando le Sacre Scritture"

In questa rubrica esamineremo, di volta in volta, un testo biblico.
Saremo lieti d'inviare, gratuitamente, una copia del Nuovo Testamento a quanti desiderano seguire questi studi. Basta fare la richiesta al nostro indirizzo.

NUOVO CORSO BIBLICO

"LA BIBBIA ... OGGI!"

Tra tutti i libri che siano mai stati pubblicati al mondo, non ve n'è uno più diffuso della Bibbia. Ma ciò che innalza la Scrittura dell'Antico e del Nuovo Testamento al disopra di ogni altro libro della storia umana è il fatto che essa non trasmette la parola di un uomo - per quanto sapiente e nobile egli sia - ma trasmette la Parola di Dio.

Introduzione:
"In principio"

"In principio Dio creò il cielo e la terra".
Con queste parole comincia il primo libro della Bibbia, la GENESI, chiamato così perché parla della "generazione" o meglio, della "CREAZIONE".

L'affermazione con la quale si apre il libro della Genesi ha una grandissima importanza, a cominciare dalle parole "in principio", tanto che gli Israeliti chiamavano il libro della Genesi con il nome di "Berescith", che vuol dire appunto "in principio".

Tutte le cose hanno avuto un principio; quindi avranno fatalmente una fine. E il principio di tutte le cose deriva da Dio, il quale le "creò", cioè le trasse dal nulla.
In ebraico il verbo "creò" si dice "barà", e questa parola è usata nella Bibbia unicamente per indicare l'opera di Dio.

Soltanto Dio è Creatore.
Ecco un'altra affermazione della Genesi, sulla quale non può cadere dubbio. "Creare", - dice Tommaso d'Aquino, - "significa produrre un vero ente". Significa "dare l'essere", cosa di cui la natura e l'uomo non sono capaci.
L'artigiano manipola o costruisce; non crea. Lo scienziato combina e trasforma; non crea. Neppure l'artista crea, ma al massimo ricrea.

DANTE ALIGHIERI, con la sua consueta precisione teologica, distingue tra il "creare" proprio di Dio, e il "fare" proprio della natura, quando fa dire a Piccarda Donati della volontà di Dio: "Cio ch'ella crea o che natura face".

La creazione è soltanto di Dio, al quale, unico e solo, conviene il nome di Creatore; quel nome e quell'attributo, che noi troppo spesso usiamo impropriamente per malinteso o per presunzione. Ma come il Signore creò il cielo e la terra?

Chi cercasse nella Genesi un linguaggio rigorosamente scientifico, dimostrerebbe per lo meno una certa ingenuità, anche perché il linguaggio scientifico cambia di tempo in tempo e quello di "ieri" non è più quello di "oggi", come quello di "oggi" non sarà più quello di "domani".

Si crede che i capitoli della Genesi siano stati redatti nel V secolo prima di Cristo. Perciò parlano il linguaggio di quell'epoca, rivolgendosi ad uomini di una determinata mentalità e cultura.

Nonostante ciò le parole della Genesi non dovevano esaurirsi nell'ambito di una cultura e non dovevano avere valore soltanto per una generazione di uomini. Pur nel loro linguaggio, diciamo così, effimero e contingente, esse avevano un significato universale e permanente, per tutti e per sempre.
E il significato delle prime parole della Genesi era questo: un solo Dio ha creato tutte le cose.

Già Sant'Agostino, non si preoccupava di verificare il linguaggio della Genesi con quello scientifico del suo tempo, ma scriveva: "Tre cose molto importanti a sapersi dovevano esserci dette: prima, chi fosse il Creatore; seconda, per quale mezzo le cose fossero create; terza, il perché esse fossero state create". Queste cose erano importanti a sapersi tremila anni or sono; e sono importanti a sapersi anche e soprattutto ai nostri giorni.

Jean Danielòu ha scritto, in un suo saggio sul primo libro della Bibbia:

"I primi capitoli della Genesi sono uno scritto missionario. Essi costituiscono una polemica contro le idolatrie cananee, il culto dei falsi déi ed in particolare del serpente".

Vedremo ora come il popolo eletto degli Israeliti portasse e difendesse, in mezzo ai popoli idolatri, il concetto di un solo Dio, secondo l'affermazione contenuta nei primi capitoli della Genesi.

Di fronte alla diffusa idolatria delle antiche religioni, i capitoli della Genesi affermavano l'esistenza di un solo e vero Dio, creatore del cielo e della terra. E poiché la tendenza idolatrica non è spenta neppure nel nostro tempo, ed è sempre pronta ad affiorare sotto varie forme, i capitoli della Genesi hanno ancora valore di attualità.

Oggi l'uomo, illuso da un progresso tecnico, che non può modificare né il principio, né il fine della sua esistenza, ha la presunzione di credersi creatore-autonomo e indipendente. Anche questa è una forma d'idolatria, forse più ingenua di quelle antiche.

Il primo versetto della Genesi, cioè del libro scritto nel linguaggio del V secolo avanti Cristo, rivolto ad uomini di quell'epoca e quindi di una certa mentalità e cultura, afferma in maniera esplicita ed assoluta:
"IN PRINCIPIO DIO CREÒ IL CIELO E LA TERRA".
Afferma cioè l'esistenza di un solo Dio; l'opera di un unico Creatore. E questa verità, indipendentemente dalle cognizioni scientifiche di quell'epoca, di quelle che vennero dopo e di quelle che ancora verranno; al disopra di ogni linguaggio, di ogni cultura, di ogni condizione storica, aveva, ha e sempre avrà un valore universale ed eterno.

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