Rubriche mensili In questo mese... Vivere in Cristo Allo Specchio

"Esaminando le Sacre Scritture"

In questa rubrica esamineremo, di volta in volta, un testo biblico.
Saremo lieti d'inviare, gratuitamente, una copia del Nuovo Testamento a quanti desiderano seguire questi studi. Basta fare la richiesta al nostro indirizzo.

NUOVO CORSO BIBLICO

"LA BIBBIA ... OGGI!"

Tra tutti i libri che siano mai stati pubblicati al mondo, non ve n'è uno più diffuso della Bibbia. Ma ciò che innalza la Scrittura dell'Antico e del Nuovo Testamento al disopra di ogni altro libro della storia umana è il fatto che essa non trasmette la parola di un uomo - per quanto sapiente e nobile egli sia - ma trasmette la Parola di Dio.

La statua di fango

Il modo e la materia con cui Dio creò l'uomo è descritto nel secondo capitolo della Genesi e fa parte, al solito, della rappresentazione addirittura plastica, nella quale Dio è immaginato come uno scultore.
"Allora il Signore plasmò l'uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita; così l'uomo divenne un essere vivente".

Il primo uomo fu dunque formato di terra, e perché terra in ebraico si dice "adam", il nome di Adam, dato al primo uomo, significa "fatto di terra".

Ma la statua di terra viene vivificata dal soffio di Dio, e l'uomo "esiste" in virtù di quell'alito divino, che gli infonde un'anima spirituale e immortale.

L'uomo è perciò un essere capace d'intendere e di volere; quindi di conoscere e di amare Dio. Da ciò la sua superiorità sul mondo materiale e su quello brutale.

"Tutti i corpi messi insieme, - scrisse Blaise Pascal -, non formano un atto d'intelligenza; e tutti gli spiriti insieme non compiono un atto d'amore".

Non è uomo che l'essere capace di conoscere e di amare Dio, cioè d'intendere ed apprezzare l'opera del suo Creatore. E non c'è altra creatura sulla terra, oltre l'uomo, capace, come lui, di conoscere e amare Dio.

Tutte le discussioni sul pitecàntropo, sul sinàntropo, sul màuer e sul proto-neandertaliano, possono interessare gli studiosi di paleontologia e di antropologia, ma non intaccano il principio del genere umano, perché il carattere dell'uomo risiede nella sua somiglianza con Dio, che è somiglianza non tanto fisica quanto spirituale.

Fino a quando una creatura, più o meno bestiale, più o meno antropoide, non sia capace di conoscere e di amare, essa non è degna del nome di uomo.
Non è la fronte più o meno schiacciata che fa l'uomo; non è la mascella più o meno prominente; non ce l'orbita dell'occhio più o meno profonda, non è l'òccipite più o meno sviluppato a classificare un resto fossile come appartenente al genere umano.

L'uomo è uomo quando è soltanto egli si alza fra gli altri animali con un atto d'intelligenza. Ma anche quest'atto non basta a rendere uomo un essere. Occorre anche un atto d'amore. Soltanto allora, intendendo ed amando, l'uomo dimostra di avere ricevuto, col soffio divino, l'infusione di un'anima spirituale e immortale.

Questo dice la Genesi. Soltanto questo voleva dire, senza proporre questioni di paleontologia o di antropologia, ma annunziando il vero carattere dell'uomo, fatto di terra, dentro la quale e come imprigionato un lume divino.
Un lume che solo può farci somiglianti a Dio, e sua immagine sulla terra, per quanto impastati di terra.

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