Rubriche mensili In questo mese... Vivere in Cristo Allo Specchio

"Esaminando le Sacre Scritture"

In questa rubrica esamineremo, di volta in volta, un testo biblico.
Saremo lieti d'inviare, gratuitamente, una copia del Nuovo Testamento a quanti desiderano seguire questi studi. Basta fare la richiesta al nostro indirizzo.

NUOVO CORSO BIBLICO

"LA BIBBIA ... OGGI!"

Tra tutti i libri che siano mai stati pubblicati al mondo, non ve n'è uno più diffuso della Bibbia. Ma ciò che innalza la Scrittura dell'Antico e del Nuovo Testamento al disopra di ogni altro libro della storia umana è il fatto che essa non trasmette la parola di un uomo - per quanto sapiente e nobile egli sia - ma trasmette la Parola di Dio.

Il frutto della superbia

Incauta e curiosa, Eva accetta il colloquio col serpente; ascolta le sue parole di dubbio; si apre al sospetto della gelosia, accetta la negazione, cede alla tentazione della superbia.

"Allora la donna vide che l'albero era buono da mangiare, che era una delizia per gli occhi e che quell'albero era attraente per avere intelligenza; perciò prese del suo frutto e ne mangiò, poi ne diede anche al marito, che era con lei ed egli ne mangiò."

Queste parole, per quanto chiarissime nel loro significato letterale, fanno credere comunemente, e diciamo pure volgarmente, che il peccato della prima coppia, nel Paradiso terrestre, sia stato di concupiscenza e di carnalità.
È un pensiero grossolano, di grossolani e superficiali lettori, perché il primo peccato, il peccato da cui tutti gli altri peccati derivano, non è nella carne e nel sesso, ma è quello della superbia.

"Sarete simili a Dio".
Questa è la grande tentazione. Anzi, "sarete Dio". Il disordine, nello spirito e nella carne, non sarà poi che la conseguenza di questa colpa, e tutte le tentazioni spirituali e carnali non dipendono che da questa prima, fondamentale e radicale tentazione.

"Se nello spirito di Eva, non fosse entrato l'amore di se stessa e una certa superba presunzione, ella non avrebbe creduto al tentatore". La superbia, che è amore di se stessi è fomite d'egoismo, non è soltanto il contrario dell'umiltà, ma anche il nemico della carità, e quindi dell'amore.

Coloro che nella scena dell'Eden vedono, molto fatuamente, il primo atto d'amore carnale tra l'uomo e la donna, non pensano che la superbia, come distrusse il vincolo d'amore tra l'uomo e il suo Creatore, distrusse anche il vincolo d'amore tra l'uomo e tutte le creature, compresa la donna, a causa dell'egoismo che riduce spesso l'amore a un rapporto di concupiscenza e quindi di soggezione.

L'ambizione di essere come Dio, non il desiderio dell'amore, condusse al primo peccato d'orgoglio e di disobbedienza. L'insofferenza di dipendere dal Signore, l'illusione di potersi alzare al pari di lui, di contro a lui, magari al disopra di lui.

La fantasia dei pagani ideò qualcosa di simile, nel mito dei Giganti, i quali, insuperbiti dalla loro potenza materiale, credettero di poter detronizzare Giove, tentando la scalata dell'Olimpo e ammassando monti su monti. Furono anch'essi rotolati e annientati dalla folgore del padre degli déi.

È la sorte dei superbi, di tutti i superbi, anche di coloro che non pensano esplicitamente di essere simili a Dio, o uguali a lui, ma anche soltanto superiori agli altri uomini, e per questo stesso si fanno, implicitamente, disobbedienti a Dio.

"Dove sarà la superbia ivi sarà il disprezzo - e dove l'umiltà, ivi sia la sapienza", è scritto nel libro dei Proverbi, che fa parte della Bibbia. Ed anche: "La superbia precede sempre la caduta - e prima della rovina s'inorgoglisce lo spirito".

Tutte le cadute derivano sempre da un atto di ribellione a Dio, e cioè da un moto di superbia; tutti i vizi hanno nella superbia la loro radice. La caduta del primo uomo, istigato dalla donna, a sua volta istigata dal tentatore, deriva da una promessa menzognera: "Tu sarai come Dio", alla quale risponde la pazzesca affermazione dell'uomo stesso: "Io sono Dio". "E dopo un attimo, (pensando al fugacissimo destino e alla fragilità della vita umana) questo autolàtra terroso viene ricoperto di terra".

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Argomento del prossimo numero:
"UN VESTITO DI PUDORE"
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