Rubriche mensili In questo mese... Vivere in Cristo Allo Specchio

"Esaminando le Sacre Scritture"

In questa rubrica esamineremo, di volta in volta, un testo biblico.
Saremo lieti d'inviare, gratuitamente, una copia del Nuovo Testamento a quanti desiderano seguire questi studi. Basta fare la richiesta al nostro indirizzo.

NUOVO CORSO BIBLICO

"LA BIBBIA ... OGGI!"

Tra tutti i libri che siano mai stati pubblicati al mondo, non ve n'è uno più diffuso della Bibbia. Ma ciò che innalza la Scrittura dell'Antico e del Nuovo Testamento al disopra di ogni altro libro della storia umana è il fatto che essa non trasmette la parola di un uomo - per quanto sapiente e nobile egli sia - ma trasmette la Parola di Dio.

La tentazione

Ora il serpente era la più astuta di tutte le bestie selvatiche, che il Signore aveva fatto, e disse alla donna: Davvero Dio ha detto: "Non dovete mangiare di nessun albero del giardino"? - Rispose la donna: - "Dei frutti degli alberi del giardino noi possiamo mangiarne, ma quanto al frutto dell'albero che sta in mezzo al giardino, Dio ha detto: "Non ne dovete mangiare e non lo dovete toccare, affinché non moriate"."
Genesi 3:1-3

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Nella rappresentazione della scena, di cui già conosciamo i due protagonisti, uomo e donna, il serpente fa la parte del tentatore. Perché proprio il serpente?
Perché il serpente è l'idolo principale delle superstizioni cananee, le quali adoravano in lui il dio della fecondità. La tentazione era dunque idolatrica, e tale rimane anche attraverso i tempi.

L'albero stesso era un elemento della magia, le cui pratiche si svolgevano molto spesso attorno a piante secolari e in boschi "sacri". La rappresentazione della scena nell'Eden è dunque chiaramente polemica contro i culti naturalistici, che minacciavano il monoteismo degli Israeliti.

Ma quello che ha un valore permanente consiste nell'insinuazione del serpente, e in quella che si potrebbe chiamare la tecnica della tentazione.

Egli non si presenta ad Adamo, al quale Dio aveva dato l'ordine di non mangiare i frutti dell'albero posto al centro del paradiso, e che perciò era il depositario del precetto divino. Si presenta ad Eva, che quel precetto divino aveva ricevuto dalla bocca dell'uomo, e quindi non ne era la diretta depositaria. E per questo Satana comincia col mettere in dubbio il divieto divino.

Eva, nella sua ingenuità, non rileva la insinuante malizia del tentatore e risponde con incantevole candore: "Dei frutti degli alberi del giardino noi possiamo mangiare".
La sua non è una spiegazione. È semplicemente l'esposizione di un fatto.

Nella natura integra di Eva non poteva insorgere nessuna inclinazione al dubbio ne alcuno stimolo alla ribellione. La tentazione giunse a lei dall'esterno, in quella voce che cominciava col mettere in dubbio l'ordine ricevuto da Adamo e da Adamo trasmesso a lei.

La cosa migliore sarebbe stata quella di non rispondere, di non raccogliere neppure l'insinuazione del dubbio. Oppure rispondere che un ordine di Dio non poteva essere che buono e non poteva che fare la felicità delle creature.

Invece Eva accettò in qualche modo il dialogo sul dubbio, per quanto rispondendo in maniera veritiera, esponendo i fatti e ripetendo il divieto e la minaccia dell'immancabile morte.
A questo punto il tentatore passa dal dubbio alla negazione: "No, non morrete". E dalla negazione passa immediatamente all'accusa di gelosia contro Dio: "Dio sà che nel giorno in cui voi ne mangerete si apriranno allora i vostri occhi e diventerete come Dio, conoscitori del bene e del male".

La conoscenza del bene e del male non significava intelligenza speculativa, ma potenza magica.
Dio non aveva vietato quella che noi chiamiamo "scienza", ma una conoscenza che avesse la pretesa di usurpare la potenza divina.

Infatti il serpente diceva: "Diventerete come Dio", che è la tentazione delle tentazioni, e consiste nel credere di poter fare a meno di Dio e di bastare a sé stessi.

"Essere come Dio".
È la tentazione dell'orgoglio, che il serpente riesce a scatenare nel cuore di Eva. La presunzione di essere simili a Dio, di usurpare la sua potenza, di essere indipendenti ed autonomi, induce alla disobbedienza e conduce alla ribellione. Satana ha trovato la maniera per eccitare la superbia della donna, la quale, a sua volta ecciterà l'orgoglio dell'uomo.

La strada della tentazione è così tracciata chiaramente da quella che Bossuet chiamò la "profondità" di Satana.

Comincia con l'apparente legittimità del dubbio, procede con la protervia della negazione, avanza col sospetto dell'ingiustizia, con la presunzione della gelosia, e giunge finalmente all'impennata della superbia, di chi vuol essere simile a Dio.

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Argomento del prossimo numero:
"IL FRUTTO DELLA SUPERBIA"
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