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"UN LIBRO DIVERSO NELLA BIBLIOTECA DELL'UMANITÀ"

I grandi libri dell'umanità sono numerosi. Tuttavia nessuna opera, antica o moderna, può venire paragonata alla Bibbia: essa ha una storia e uno scopo del tutto singolari.

Quando diciamo "Bibbia", usiamo una parola greca che significa "il libro" o "i libri" o "biblioteca".

Infatti, per gli Ebrei e per i Cristiani quest'opera è "il libro per eccellenza"; ai loro occhi riveste un'importanza unica e straordinaria perché lo considerano come divino: in esso trovano la Parola di Dio e la Storia di Dio nel Suo rapporto con l'umanità.

In questa rubrica d'informazione biblica potrete leggere un contesto biblico, le relative "osservazioni" sul medesimo, ed infine, una rubrica costituita da interessanti "puntualizzazioni" su parole o frasi.

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Quelli che non scrissero

Con il suo insegnamento, Gesù ha impresso un segno su venti secoli di storia umana: ma ha insegnato solo a voce, non ha mai scritto nulla. Non è un caso isolato. Ecco qui un cenno a grandi figure di pensatori religiosi o di filosofi che non hanno lasciato scritti.

AKENATON (regnò dal 1370 al 1349 a.C.) - Originariamente chiamato Amenofi IV, fu faraone della XVIII dinastia, suocero di Tutankamon.
In contrasto con la religione del suo tempo, che comportava numerose divinità, volle insegnare al suo popolo una fede nuova, basata su una divinità unica, il Sole levante.
Prese allora il nome di Akenaton ("figlio del dio solare"), si proclamò profeta dell'unica divinità e divenne anche sacerdote.
Ma la riforma non fu accolta dalle masse, e alla sua morte l'Egitto tornò al politeismo predicato dai sacerdoti tebani.

BUDDA (563-483 a.C.) - Era di casta nobile, quella dei Gautama, e questo era anche uno dei suoi nomi (gli altri erano: Siddharta. Sakyamuni).
Nacque a Kapilavastu (oggi Rummindei) 240 km a nord di Benares, nella repubblica aristocratica dei Cakya, ai piedi dell'Himalaia. Ricevette poi il nome di Budda, che significa "l'Illuminato", "il Risvegliato", quando fece il suo primo discorso pubblico presso Benares.
Fino alla sua morte, avvenuta a ottant'anni, continuò a percorrere il medio bacino del Gange predicando la sua dottrina.

CONFUCIO (551-479 a.C.) - Il suo nome in cinese e K'ong tsèu o Kongzi ("maestro Kong"). E furono i gesuiti a latinizzarlo in Confucio.
Questo saggio cinese è conosciuto da noi solo attraverso i "colloqui", che sono stati redatti dai suoi discepoli. Confucio non ha mai scritto, ma ha parlato molto, ed ha pure molto cantato: era appassionato specialmente di vecchie canzoni popolari, che cantava accompagnandosi con il liuto.

SOCRATE (470-399 a.C.) - È nato non molti anni dopo la morte di Budda e di Confucio.
La sua scuola era la piazza, dove egli passeggiava interrogando i passanti e i venditori, spingendo ricchi e poveri a riflettere sopra sé stessi. E fin´┐Ż per preoccupare chi non amava che la gente riflettesse, gli eterni soddisfatti, che lo condannarono a morte.

EPITTETO (50-130 d.C.) - Schiavo reso libero da Nerone. Maestro della filosofia stoica. Invitava i suoi discepoli a criticarlo e a interrogarlo: rispondeva con calorose esortazioni, arricchite da aneddoti e notazioni ironiche. Nel 90 fu cacciato da Roma con altri filosofi per ordine di Domiziano, e trascorse gli ultimi anni in Epiro. Le sue conversazioni furono raccolte da un allievo, Arriano, che poi condensò nel "Manuale" la sua filosofia, che insegna il distacco dalla vita e la rassegnazione.


LE MALATTIE NEL VANGELO

Nei Vangeli ci sono frequenti testimonianze sulla situazione sanitaria in Palestina ai tempi di Gesù e sulle malattie che più comunemente colpivano la gente, in un Paese privo di strutture assistenziali.

La malattia più temuta è decisamente la lebbra: ma con questa parola si indicano più malattie, assai diverse tra loro. Vanno sotto il nome generico di "lebbra", per esempio, la tubercolosi ossea in forma purulenta, l'elefantiasi e tutte le malattie gravi della pelle, a volte guaribili.
La lebbra propriamente detta è "tuberosa" (gonfiori) o "bianca" (placche biancastre, che rendono la carne insensibile). Ed è sempre inguaribile, in quel tempo.

La paralisi, di origine sicuramente infettiva, è molto diffusa, ma non sempre mortale.
L'uomo dalla mano disseccata, che Gesù incontra in giorno di Sabato, è colpito solo localmente.
Quello invece che viene calato dal tetto nella casa di Cafarnao, e il servo del centurione, appaiono colpiti da paralisi totale.
A questi sofferenti per sopravvenuta malattia si aggiungono i colpiti da infermità congenite: zoppi, storpi, sordomuti. Ci sono poi gli idropici, i sofferenti di malattie veneree, i colpiti da emorragie.

Abbiamo infine le malattie tipiche dei Paesi caldi; congestioni dovute ai bruschi salti di temperatura tra giorno e notte; dissenterie aggravate, per un consumo eccessivo di frutta; malaria, soprattutto nella zona paludosa del Giordano. E malattie degli occhi, a causa dell'intenso riverbero solare, della polvere fine e penetrante, e dell'abbondanza di mosche e di insetti vari.


L'EPILESSIA, MALATTIA SACRA

Quelli che i contemporanei di Gesù chiamano ossessi, posseduti dal demonio, sono molto spesso individui soggetti a disturbi nervosi: convulsioni, isterismo e soprattutto epilessia.
Quest'ultima malattia ispira una specie di sacro orrore per le sue manifestazioni improvvise e violente.
La chiamano "il gran male", la malattia sacra, e la attribuiscono all'intrusione di uno spirito malvagio nell'uomo. Secondo i Greci, essa è una maledizione divina, e dalle grida dell'epilettico durante le crisi si può addirittura riconoscere la divinità che ha mandato la malattia.

L'opinione di massa non si è ancora liberata dalle paure ancestrali: paura degli spiriti, delle forze avverse della natura, paura dei castighi di Dio.
La medicina dell'antichità è già in grado di curare e guarire certi mali di origine traumatica, ma non sà nulla dell'epilessia; ne ignora anche gli elementari meccanismi.
Qualcuno, tuttavia, è già più acuto.

IPPOCRATE, fondatore dell'osservazione clinica è il primo a riconoscere nel V secolo a.C. la parte spettante al cervello in questo genere di infermità:

"Non mi pare che questa malattia abbia qualcosa di divino, qualcosa di più sacro rispetto alle altre malattie. Ha la stessa loro natura, la stessa loro origine.
O vogliamo attribuirle origine divina per il suo carattere anormale? Ma allora le malattie sacre sarebbero ben numerose ...!
Ciarlatani, maghi e impostori hanno attribuito caratteri sacri a questa malattia per una ragione precisa: se riescono a guarirla con le loro cure, se ne pigliano tutto il merito; se le cure falliscono, né danno la colpa agli dèi".

Ma questi tentativi di Ippocrate e dei suoi successori per demitizzare la malattia non hanno sùbito successo: anzi, per lungo tempo l'epilessia continuerà a ispirare terrore. E gli epilettici continueranno a subire ogni sorta di cure insensate, di cui lo scrittore latino Plinio il Vecchio (morto nel 79 d.C. nell'eruzione del Vesuvio) ci ha lasciato un'atroce descrizione:

"questi poveri malati vengono costretti a bere il sangue di un gladiatore appena sgozzato o a inghiottire midollo femorale o cervello di bambino. Oppure li si cura, semplicemente, con acqua attinta di notte a una fontana: ma essi la devono bere usando come coppa il cranio di un uomo assassinato. E ce n'è abbastanza per fare impazzire anche il più ragionevole degli uomini".
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