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Orgoglio

L'orgoglio è una parola dai molti significati: una caratteristica della natura umana dalle molteplici espressioni.

C'è l'orgoglio del cuore che è proprio degli onesti, e l'orgoglio che - come diceva Franklin - si pasce di vanità e finisce nel disprezzo, e c'è l'orgoglio lamentato dal poeta Giusti, come la più sconsolata delle passioni, poiché non sà pascersi d'altro che di sé.

L'orgoglio, considerato nel suo lato più negativo, risulta la radice stessa del male.

Molti dittatori, conquistatori e "capi-popolo" hanno portato alla distruzione o alla rovina il proprio paese e anche quello degli altri per soddisfare la brama insaziata del proprio orgoglio.

L'etica di questa volontà di potenza viene capovolta dalle lapidarie parole del vangelo: "Chiunque si innalzerà sarà abbassato" e "i primi saranno gli ultimi" (Luca 14:11).

In tutta la Sua predicazione, Gesù non fece che innalzare negli umili il senso della loro dignità e restituire gli orgogliosi ai limiti della loro condizione umana.

L'orgoglio, affermano medici e psicologi, è sempre un sintomo di debolezza, di nevrosi, di complessi d'inferiorità. Per combattere queste limitazioni, l'orgoglioso reagisce con la tensione, il disprezzo, l'ostilità.

L'orgogliosa grandezza, la prosopopea dei gesti teatrali, non hanno alcuna importanza.

Sono le virtù morali che, come dice il filosofo William James: "passando da individuo a individuo nelle crepe del mondo, simili a tenere piccole inestirpabili radici, spaccano, a poco a poco i più granitici monumenti della superbia umana".

La vita frenetica e superficiale di oggi, fà di noi tante isole di solitudine circondate da mari di riserbo e di orgoglio.

Un falso orgoglio che ci porta, nelle sue punte estreme, a rifiutare l'aiuto sincero di chi ci vuol bene, per paura di restarne umiliati. Accettare l'aiuto significa crearsi un obbligo. Assolvere quest'obbligo crea delle interdipendenze inaccettabili al nostro orgoglio".

"Ma" - dice Luther King - "tutti gli uomini sono presi in un'inestricabile rete di reciprocità, legati in un unico tessuto di destino. Qualsiasi cosa tocchi direttamente uno, tocca direttamente tutti. Io non posso mai essere quello che dovrei essere finché voi non siete ciò che dovreste essere, e voi non potete essere quello che dovreste essere finché io non sono ciò che dovrei essere. Questa è l'interdipendente struttura della realtà".

Ma questo, l'orgoglioso, chiuso nella fortezza del suo egocentrismo, non può accettarlo. Egli ha paura della compassione e respinge l'intromissione altrui.

L'alternativa dell'orgoglio è l'umiltà e la capacità di perdono. Il perdono è la grazia che redime.

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