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"UN LIBRO DIVERSO NELLA BIBLIOTECA DELL'UMANITÀ"

I grandi libri dell'umanità sono numerosi. Tuttavia nessuna opera, antica o moderna, può venire paragonata alla Bibbia: essa ha una storia e uno scopo del tutto singolari.

Quando diciamo "Bibbia", usiamo una parola greca che significa "il libro" o "i libri" o "biblioteca".

Infatti, per gli Ebrei e per i Cristiani quest'opera è "il libro per eccellenza"; ai loro occhi riveste un'importanza unica e straordinaria perché lo considerano come divino: in esso trovano la Parola di Dio e la Storia di Dio nel Suo rapporto con l'umanità.

In questa rubrica d'informazione biblica potrete leggere un contesto biblico, le relative "osservazioni" sul medesimo, ed infine, una rubrica costituita da interessanti "puntualizzazioni" su parole o frasi.

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I patriarchi prima del diluvio

Testo biblico: GENESI capitolo quinto

"Questo è il libro della genealogia di Adamo. Quando Dio creò Adamo, lo fece a somiglianza di Dio. Maschio e femmina li creò; li benedisse e li chiamò "Uomo" quando furono creati.
Quando Adamo ebbe centotrenta anni generò un figlio a sua immagine e somiglianza, e lo chiamò Set. E dopo aver generato Set, Adamo visse ancora ottocento anni, e generò altri figli e figlie.
L'intera vita di Adamo fu di novecentotrenta anni, poi morì.

Quando Set ebbe centocinque anni generò Enos; e dopo aver generato Enos, Set visse ancora ottocentosette anni e generò figli e figlie. L'intera vita di Set fu di novecentododici anni, poi morì.

Quando Enos ebbe novanta anni generò Kenan; ed Enos, dopo aver generato Kenan, visse ancora ottocentoquindici anni e generò figli e figlie. L'intera vita di Enos fu di novecentocinque anni, poi morì.

Quando Kenan ebbe settanta anni generò Malaleel; e Kenan, dopo aver generato Malaleel, visse ancora ottocentoquaranta anni e generò figli e figlie. L'intera vita di Kenan fu di novecentodieci anni, poi morì.

Quando Malaleel ebbe sessantacinque anni generò Iared; e Malaleel, dopo aver generato Iared, visse ancora ottocentotrenta anni e generò figli e figlie. L'intera vita di Malaleel fu di ottocentonovantacinque anni, poi morì.

Quando Iared ebbe centosessantadue anni generò Enoch; e Iared, dopo aver generato Enoch, visse ancora ottocento anni e generò figli e figlie. L'intera vita di Iared fu di novecentosessantadue anni, poi morì.

Quando Enoch ebbe sessantacinque anni generò Matusalemme; Enoch camminò con Dio. Enoch, dopo aver generato Matusalemme, visse ancora trecento anni e generò figli e figlie. L'intera vita di Enoch fu di trecentosessantacinque anni. Enoch camminò con Dio e non ci fu più, poiché Dio lo aveva preso.

Quando Matusalemme ebbe centottantasette anni generò Lamech; e Matusalemme, dopo aver generato Lamech, visse ancora settecentottantadue anni e generò figli e figlie. L'intera vita di Matusalemme fu di novecentosessantanove anni, poi egli morì.

Quando Lamech ebbe centottantadue anni generò un figlio, e lo chiamò Noé, dicendo: "Costui ci consolerà del nostro lavoro e della fatica delle nostre mani, a causa del suolo che il Signore ha maledetto". E Lamech, dopo aver generato Noé, visse ancora cinquecentonovantacinque anni e generò figli e figlie. L'intera vita di Lamech fu di settecentosettantasette anni, poi morì.

Noé raggiunse l'età di cinquecento anni, quindi generò Sem, Cam e Iafet".

OSSERVAZIONI

Fino a questo punto, se escludiamo il capitolo 1º della Genesi, la narrazione rientra nella cosidetta "Tradizione Jahvista" (X secolo avanti Cristo) che ci conduce per mano nella storia, prima gloriosa e poi tenebrosa dell'uomo.
Ora ritorna quella che abbiamo chiamato "Tradizione sacerdotale" (VI secolo avanti Cristo) e che ci ha offerto il primo racconto della creazione nel capitolo 1º.

Essa ora si presenta con una pagina per noi piuttosto ostica e arida. Si tratta di una genealogìa, uno schema caro ai popoli dell'Oriente per descrivere le loro origini e definire la loro identità risalendo ad una sorgente ideale.
Un abbozzo di genealogìa era apparso già alla fine del primo racconto della creazione in cui:

"Queste sono le origini (ma si potrebbe tradurre anche "genealogìa") del cielo e della terra quando Dio li creò"
(Genesi 2:4).

La "Tradizione Jahvista" ci aveva offerto la genealogìa di Caino fino a Lamech in Genesi 4:17-24 e quella di Adamo-Set-Enos in Genesi 4:25-26.

Ora, invece, la "Tradizione Sacerdotale" ci presenta un grande quadro genealogico che parte dalle radici ben note (Adamo, Set, Enos), ignorando però Caino, per poi proseguire con nomi più oscuri.

Questa "Tradizione" narrativa ama ricorrere alle genealogìe per tracciare la trama della storia della salvezza, come avremo occasione di vedere leggendone le varie pagine all'interno della Genesi.

C'è un dato che subito impressiona il lettore: il numero enorme degli anni di vita dei vari personaggi.

Adamo vive 930 anni, suo figlio Set 912 anni, Enos 905 e si arriva al celebre Matusalemme che raggiunge il primato di ben 969 anni!

Pur riconoscendo che i numeri nel mondo semitico hanno spesso valori simbolici, dobbiamo cercare di individuare una spiegazione generale.
I numeri di anni di queste vite, pur non essendo colossali come in certe liste genealogiche regali mesopotamiche che giungono fino a decine di migliaia di anni, sono un modo orientale per esprimere la convinzione che i primordi fossero una specie di età dell'oro segnata da una straordinaria longevità.

Non bisogna, inoltre, dimenticare che questi personaggi sono spesso capostipiti tribali che inglobano in sé l'intera vicenda della loro tribù.
Noi vorremo fissare l'attenzione solo su qualche nome, ricordato in questi testi, per il significato della figura che lo porta.
È il caso di Enoch, il giusto, la cui vita è di "soli" 365 anni (tanti quanti sono i giorni dell'anno solare): di lui si dice che, dopo aver "camminato con Dio" durante la sua vita terrena, "non ci fu più, poiché Dio lo aveva preso".

Il verbo ebraico qui tradotto con <l'essere preso> indica l'"assunzione" in Dio, ed è divenuto il segno dell'immortalità beata in Dio. Enoch avrebbe continuato la comunione col Signore anche oltre la morte. Lo stesso verbo verrà usato per l'assunzione al cielo del profeta Elia (2Re 2:11-12) e renderà Enoch un personaggio caro al tardo giudaismo.

C'è poi Lamech, che sembra essere diverso dal terribile discendente di Caino di cui si è appena parlato. Figlio di Matusalemme, egli è il padre di un altro personaggio che tra poco avrà nella Genesi un'importanza particolare, Noé. Quando genera quest'ultimo, Lamech ne spiega il nome in modo libero e popolare: "Costui ci consolerà" ("naham"). Si collega, quindi, il nome "Noé" al verbo ebraico "consolare".
In realtà, il nome rimanderebbe piuttosto a un altro significato legato al verbo "riposare".

Con la figura di Noé entrano in scena anche i suoi figli - Sem, Cam, Iafet - che, come vedremo, diverranno i capostipiti (Genesi 10:1-32) della nuova umanità post-diluviana.

Siamo ormai alle soglie di una grande svolta, quella che avrà appunto nel diluvio la sua grandiosa e terribile frontiera.

LA PAROLA E LE PAROLE.

Enoch occupa un posto di rilievo nella tradizione biblica. I suoi anni (365) corrispondono al numero dei giorni del calendario solare; la sua vita è caratterizzata da uno speciale rapporto con Dio ("camminò con Dio"); la sua morte non fu come quella degli altri uomini ("Dio lo aveva preso").

La sua vicenda così è ricordata nel libro apocrifo Siracide 44:16:
"Enoch piacque al Signore e fu portato in cielo, vero esempio di conversione per le generazioni seguenti", e sempre nello stesso apocrifo 49:14, è detto:
"Nessuno fu creato sulla terra uguale ad Enoch, perciò fu fatto ascendere dalla terra";
nel libro apocrifo della Sapienza 4:1 0-11, si dice:
"Diventato gradito a Dio, fu da lui amato ... fu rapito perché la malizia non mutasse la sua mente o l'inganno seducesse la sua anima".

E nella Lettera agli Ebrei 11:3 è detto:
"Per la fede Enoch fu trasportato in modo da non vedere la morte e non lo si trovò, perché Dio lo aveva trasportato. Prima infatti del trasferimento ricevette testimonianza che era piaciuto a Dio".

Nel Libro apocrifo di Enoch (testo giudaico del II sec. a.C.) viene descritto il suo "rapimento" in cielo e vengono presentate le rivelazioni che egli ebbe sul futuro di Israele e dell'umanità.

Gli anni dei patriarchi.

Il 5º capitolo della Genesi contiene un elenco di nomi di patriarchi che si distinguono per la straordinaria longevità. Questa caratteristica si riscontra anche in altri elenchi delle antiche civiltà orientali, come la Lista dei re sumeri, dove si arriva fino a una longevità di 72 mila anni! Questi elenchi rispecchiano la credenza popolare che l'uomo preistorico sia vissuto fino a un'età molto avanzata. Il loro calcolo è convenzionale e si basa su un simbolismo di non facile interpretazione. Gli elenchi biblici vogliono sottolineare che la decadenza dell'uomo e il prevalere del male influiscono negativamente sul progetto di Dio creatore e svigoriscono gradualmente l'umanità intera.

LE GENEALOGIE.

Presso gli antichi le genealogìe (in ebraico "toledot"="serie di generazioni") costituivano la forma di calcolo del tempo, ma nella concezione biblica esprimono pienamente il senso della storia alla luce delle promesse di Dio.

Il succedersi delle generazioni umane si svolge sotto la benedizione di Dio, che dona anche all'uomo e alla donna di generare figli "a loro immagine e somiglianza".
La storia è vista come un avvicendarsi di padri e figli, di famiglie e di clan, segno di una benedizione che Dio mai ha revocato, nonostante il peccato dell'uomo.

Oltre a questo testo di Genesi 5, troviamo nel primo libro della Bibbia altre genealogìe che gli studiosi attribuiscono alla "Tradizione Sacerdotale":

  • 10:1-32 (discendenza dei figli di Noé);
  • 11:10-32(da Sem ad Abramo);
  • 25:1-18 (discendenti di Abramo, figli concubina Chetura e discendenti di Ismaele);
  • 36:1-43 (discendenti di Esaù).

Un breve cenno alla genealogìa si trova anche in Genesi 37:2, dove si dice:
"Questa è la storia della genealogìa di Giacobbe", che introduce la storia di Giuseppe e i suoi fratelli.
Anche l'ingresso di Gesù nella storia è presentato nella cornice di una genealogìa, che lo collega ad Abramo (secondo Matteo 1:1-18) e ad Adamo (secondo Luca 3:23-38).

(Nella prossima edizione ci soffermeremo sul capitolo 6° della Genesi)

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