Rubriche mensili In questo mese... Vivere in Cristo Allo Specchio

"UN LIBRO DIVERSO NELLA BIBLIOTECA DELL'UMANITÀ"

I grandi libri dell'umanità sono numerosi. Tuttavia nessuna opera, antica o moderna, può venire paragonata alla Bibbia: essa ha una storia e uno scopo del tutto singolari.

Quando diciamo "Bibbia", usiamo una parola greca che significa "il libro" o "i libri" o "biblioteca".

Infatti, per gli Ebrei e per i Cristiani quest'opera è "il libro per eccellenza"; ai loro occhi riveste un'importanza unica e straordinaria perché lo considerano come divino: in esso trovano la Parola di Dio e la Storia di Dio nel Suo rapporto con l'umanità.

In questa rubrica d'informazione biblica potrete leggere un contesto biblico, le relative "osservazioni" sul medesimo, ed infine, una rubrica costituita da interessanti "puntualizzazioni" su parole o frasi.

SAREMO LIETI D'INVIARE, GRATUITAMENTE, UNA COPIA DELLA BIBBIA A QUANTI DESIDERANO SEGUIRE QUESTO STUDIO. BASTA FARNE RICHIESTA AL NOSTRO INDIRIZZO.

Il mestiere di Pietro

Gli Ebrei non avevano molta dimestichezza col mare. Pescavano piuttosto in acqua dolce, soprattutto nel lago di Tiberiade. Anche i nomi dei villaggi testimoniano di questa antica attività: Betsaida significa "pescheria"; Magdala significa "torre dei pesci". Lo storico e geografo greco Stradone (63 a.C.-20 d.C. circa) conosceva e descrisse poi la città di Tarichea, considerata un centro importante per la salatura del pesce.

I pescatori del lago si servivano della lenza e di ami metallici - rame o ferro - che sostituivano gli antichi ami fatti con spine, di cui parla il profeta Amos. Ma la pesca professionale era fatta naturalmente con le reti.

Tornato a riva con il suo bottino, il pescatore doveva innanzi tutto selezionare il pesce per separarne le diverse qualità e soprattutto per scartare i pesci considerati impuri (siluri, anguille, lamprede e, in mare, squali, murene, razze).
Qualcuno vende probabilmente questi pesci "proibiti" a compratori non ebrei, sebbene in genere i pescatori siano assai reputati per la loro religiosità. Anzi, talvolta la loro osservanza della Legge diventa persino un impaccio: quando, per esempio, essi rifiutano di lavorare in certi giorni di festa o di mezza festa, facendo mancare alla popolazione il rifornimento di pesce.

Questi pescatori si riuniscono di solito in gruppi, per procurarsi gli strumenti di lavoro e per operare meglio: i gruppi sono generalmente di 6-8 persone, comandate da un "padrone", come Zebedeo o Simone-Pietro.
L'evangelista Luca indica questi equipaggi coi nomi di "Koinonoi" o di "Metokoi", che significano "associati".
È possibile che i pescatori del lago di Tiberiade - almeno a livello di villaggio - fossero riuniti in specie di cooperative, per vendere il loro pesce ai grossisti di Gerusalemme. Nella capitale, il pesce arriva � dal mare oppure dal lago - attraverso la "Porta dei pesci".

Sotto il segno del pesce

I primi cristiani sono stati colpiti dal fatto che Gesù mangiava volentieri il pesce. E fu probabilmente questo a spingerli ad adottare come segno di riconoscimento, appunto, il pesce, che in greco si diceva "IKTUS". Le lettere di questa parola, sempre in greco, sono le iniziali della frase "Gesù Cristo, figlio di Dio, salvatore".
E, nelle raffigurazioni, hanno dato a questo emblema la figura del delfino (sebbene propriamente esso sia un mammifero) che era un animale leggendario nel mondo greco-latino.

Un giorno, racconta il filosofo Aristotele (384-322 a.C.) alcuni pescatori di Caria, in Asia Minore, catturarono un delfino: e allora molti altri delfini fecero irruzione nel porto, e vi rimasero fino a che il prigioniero fu liberato ...
Catturare un delfino, d'altronde, doveva essere un'impresa insolita e non bella, perché i marinai apprezzavano molto la compagnia dei delfini in mare, considerandoli portatori di fausti presagi; e quando i delfini si allontanavano da una nave, ciò significava annuncio di tempesta o di attacco nemico.
E le leggende attribuivano anche ai delfini una particolare amicizia per gli uomini, presentandoli come compagni di nuotate e come protettori del nuotatore. È famosa la leggenda del poeta Arione (nato a Lesbo nel VII secolo a.C.) che fu buttato in acqua dai marinai mentre tornava in Grecia dalla Sicilia, dove aveva dato una specie di "recital". Mentre si dibatteva in mare con la sua lira, gli si avvicinò un delfino che aveva udito il suo canto, lo prese sul suo dorso e lo portò alla salvezza.

Chiesa di Cristo - Ferrara © , Diritti Riservati