Rubriche mensili In questo mese... Vivere in Cristo Allo Specchio

"UN LIBRO DIVERSO NELLA BIBLIOTECA DELL'UMANITÀ"

I grandi libri dell'umanità sono numerosi. Tuttavia nessuna opera, antica o moderna, può venire paragonata alla Bibbia: essa ha una storia e uno scopo del tutto singolari.

Quando diciamo "Bibbia", usiamo una parola greca che significa "il libro" o "i libri" o "biblioteca".

Infatti, per gli Ebrei e per i Cristiani quest'opera è "il libro per eccellenza"; ai loro occhi riveste un'importanza unica e straordinaria perché lo considerano come divino: in esso trovano la Parola di Dio e la Storia di Dio nel Suo rapporto con l'umanità.

In questa rubrica d'informazione biblica potrete leggere un contesto biblico, le relative "osservazioni" sul medesimo, ed infine, una rubrica costituita da interessanti "puntualizzazioni" su parole o frasi.

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I poveri e i mendicanti

Spesso l'Antico Testamento e il Vangelo parlano di mendicanti (disoccupati, schiavi fuggitivi, lebbrosi, malati vari) come personaggi di certi racconti, o come figure simboliche, usate per illustrare precetti morali.

Il libro dei Proverbi dice che non merita nulla "chi non si affatica durante l'inverno, và mendicando in estate".
Il Salmista, maledicendo il suo nemico, augura ai suoi figli il vagabondaggio e la mendicità: "Lontano dalle loro case in rovina".
In generale, poi, è difficile distinguere nella Bibbia il vero e proprio mendicante dal semplice povero, perché nell'ebraico antico una stessa parola li designa entrambi. Ma certa diffidenza istintiva verso il mendico è temperata dagli obblighi religiosi: l'ebraismo raccomanda con grande insistenza la carità verso i poveri; e il profeta Geremia accusa i preti idolatri di sottrarre ai mendicanti la loro parte di carni sacrificate.

Nelle città - e specialmente a Gerusalemme, nell'atrio del Tempio � i mendicanti sono quasi sempre dei minorati o dei malati incurabili (e naturalmente non c'è a quel tempo un "ospedale" per accoglierli).

Così il cieco Bartimeo o il "cieco-nato" guarito da Gesù, così "lo storpio", che ogni giorno viene portato al Tempio per elemosinare, e che sarà guarito da Pietro e da Giovanni dopo la Pentecoste.

Questi mendicanti - che non possono essere accusati di pigrizia � sono meglio considerati. Ma non sempre ricevono aiuto da tutti. Nella parabola dell'epulone, nessuno dà nulla al mendicante Lazzaro, coperto di ulcere, che cerca di raccogliere le briciole del festino, e di sfamarsi con quelle.
E Gesù ne trae lo spunto per rovesciare le idee sbagliate dei suoi ascoltatori sul conto dei poveri.

IL DESTINO DI CAFARNAO

Cafarnao è un villaggio di pescatori e di contadini sul lago di Tiberiade, dalla parte di nord-ovest, a pochi chilometri dall'Alto Giordano, che divide la Galilea, governata da Erode Antipa, dalla Traconìtide, affidata a suo fratello Erode Filippo. C'è perciò un posto di dogana e un notevole traffico carovaniero. Poiché la Galilea è spesso inquieta, i Romani vi hanno piazzato anche una piccola guarnigione, comandata da un centurione.

A Cafarnao, tra gli altri pescatori, abita Pietro, che ha la sua barca nel piccolo porto naturale, una delle tante insenature del lago che possono anche servire da rustici "auditori", perché hanno una buona acustica. La campagna è piuttosto fertile, quivi si mangiano frutti per tutto l'anno.

Gli scavi archeologici mostrano che al tempo di Gesù il villaggio era piuttosto modesto: vi sono state trovate colonne, ma soprattutto mole per cereali e frantoi per le olive.
Alla fine del II secolo dopo Cristo, però, sarà costruita a Cafarnao una splendida sinagoga, una delle più belle di tutta la Palestina, distrutta poi da un terremoto tre secoli dopo. Nel crollo, un uomo che si trovava nell'atrio morì soffocato e il suo scheletro fu ritrovato dagli archeologi 1400 anni dopo.

Cafarnao vide spesso Gesù tra le sue case e in riva al lago. Qui egli ha predicato e operato prodigi, suscitando anche il risentimento degli abitanti di Nazaret, suoi compaesani e da tempo rivali degli abitanti di Cafarnao.

Al di fuori del Vangelo, Cafarnao è nominata soltanto dallo storico Flavio Giuseppe e per un motivo tutto personale. Flavio Giuseppe, nel 67 d.C., combatteva contro i Romani, nella rivolta che doveva poi portare alla rovina di Gerusalemme: e proprio a Cafarnao trovò soccorso e cure, quando cadde da cavallo, seriamente ferito durante una battaglia.

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