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"UN LIBRO DIVERSO NELLA BIBLIOTECA DELL'UMANITÀ"

I grandi libri dell'umanità sono numerosi. Tuttavia nessuna opera, antica o moderna, può venire paragonata alla Bibbia: essa ha una storia e uno scopo del tutto singolari.

Quando diciamo "Bibbia", usiamo una parola greca che significa "il libro" o "i libri" o "biblioteca".

Infatti, per gli Ebrei e per i Cristiani quest'opera è "il libro per eccellenza"; ai loro occhi riveste un'importanza unica e straordinaria perché lo considerano come divino: in esso trovano la Parola di Dio e la Storia di Dio nel Suo rapporto con l'umanità.

In questa rubrica d'informazione biblica potrete leggere un contesto biblico, le relative "osservazioni" sul medesimo, ed infine, una rubrica costituita da interessanti "puntualizzazioni" su parole o frasi.

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Origine del sabato

Testo biblico: GENESI capitolo secondo

"Così furono ultimati il cielo e la terra e tutto il loro ornamento. Allora Dio, nel giorno settimo, volle conclusa l'opera che aveva fatto e si astenne, nel giorno settimo, da ogni opera che aveva fatto. Quindi Dio benedisse il giorno settimo e lo consacrò, perché in esso aveva cessato da ogni opera da lui fatta creando. Queste sono le origini del cielo e della terra quando Dio li creò".

L'UOMO NEL GIARDINO DELL'EDEN: "Quando il Signore Dio fece la terra e il cielo, ancora nessun cespuglio della steppa vi era sulla terra, né alcuna erba era spuntata nella campagna, perché il Signore Dio non aveva fatto piovere sulla terra e non vi era chi lavorasse il terreno e facesse sgorgare dalla terra l'acqua dei canali per irrigare tutta la superficie del terreno; allora il Signore Dio plasmò l'uomo con la polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita; così l'uomo divenne un essere vivente".

Poi il Signore Dio piantò un giardino in Eden, ad oriente, e vi collocò l'uomo che aveva plasmato. Il Signore Dio fece spuntare dal terreno ogni sorta d'alberi, attraenti per la vista e buoni da mangiare, tra cui l'albero della vita nella parte più interna del giardino, insieme all'albero della conoscenza del bene e del male.

Un fiume usciva da Eden per irrigare il giardino; poi di lì si divideva e formava quattro corsi. Il nome del primo è Pison: esso delimita il confine di tutta la regione di Avila, dove c'è l'oro: l'oro di quella terra è fine; qui c'è anche la resina odorosa e la pietra d'onice. E il nome del secondo fiume è Ghicon: esso delimita il confine di tutta la regione di Etiopia. Il nome del terzo fiume è Tigri: esso scorre ad oriente di Assur e quarto fiume è l'Eufrate.
Poi il Signore Dio prese l'uomo e lo pose nel giardino di Eden perché lo coltivasse e lo custodisse.
Poi il Signore Dio diede questo comando all'uomo: Di tutti gli alberi del giardino tu puoi mangiare; ma dell'albero della conoscenza del bene e del male non devi mangiare, perché, nel giorno in cui te ne cibassi, tu certamente morirai".

LA CREAZIONE DELLA DONNA: "Il Signore Dio disse: 'Non è bene che l'uomo sia solo: gli voglio fare un aiuto degno di lui'. Allora il Signore Dio plasmò dal suolo tutti gli animali della campagna e tutti gli uccelli del cielo e li condusse all'uomo, per vedere come li avrebbe chiamati: in qualunque modo l'uomo avesse chiamato gli esseri viventi, quello doveva essere il loro nome.
E così l'uomo impose dei nomi a tutto il bestiame, a tutti gli uccelli del cielo e a tutte le bestie selvatiche; ma, per l'uomo, non fu trovato un aiuto che fosse degno di lui.

Allora il Signore Dio fece cadere un sonno profondo sull'uomo, che si addormentò, poi gli tolse una delle costole e richiuse la carne al suo posto. Il Signore Dio dalla costola, che aveva tolto all'uomo, formò una donna. Poi la condusse all'uomo. Allora l'uomo disse: 'Questa volta è osso delle mie ossa e carne della mia carne! Sarà chiamata isshah (donna) perché da ish (uomo) è stata tratta'.
Per questo l'uomo abbandona suo padre e sua madre e si unisce alla sua donna e i due diventano una sola carne. Or ambedue erano nudi, l'uomo e la sua donna, ma non ne avevano vergogna".

OSSERVAZIONI

  • Giunto alla sera del sesto giorno, Dio contempla il suo capolavoro: l'uomo non è soltanto "buono e bello" come le altre creature ma è "molto buono e bello".
    Si apre ora il giorno del riposo, il settimo, cioè il "sabato", termine ebraico che rimanda allusivamente sia al vocabolo "settimo" sia al verbo "riposare".

    È il tempo "benedetto è consacrato" a cui Dio ritorna dopo avere operato nel tempo e nello spazio profani. In altri termini si può dire che il sabato è l'eternità e l'infinito di Dio.

    L'uomo, quando nel "giorno di festa" (sabato ebraico o domenica cristiana) celebra e vive la comunione con Dio e si stacca dalle cose, è come se gustasse già l'eternità.

    Creato nel sesto giorno - il "sei" nel valore simbolico dei numeri è indizio di imperfezione -, l'uomo, entrando nel settimo giorno, partecipa della perfezione di Dio.
    Il "sette", infatti, è segno di pienezza e perfezione.
    Si chiude, così, il primo dei due racconti delle "origini del cielo e della terra".
    Distribuita sulla trama della settimana, costruita con una serie di formule fisse che abbiamo sentito ripetere giorno per giorno, tesa in un crescendo che ha come apice l'uomo e la donna e il sabato, la narrazione ci ha fatto scorrere davanti agli occhi il creato e le sue meraviglie, uscite dalle mani di Dio e affidate in parte alle mani fragili dell'uomo.

    Lo sguardo, pur contenuto e pacato, dello scrittore biblico che abbiamo chiamato "Tradizione o Scuola Sacerdotale" (risalente al VI secolo a.C.) si affaccia su un mondo in armonia e profondamente "buono bello".

  • Il secondo racconto della creazione è più antico di quello che abbiamo appena finito di leggere. Gli studiosi lo riportano al X secolo a.C., il tempo in cui su Israele regnava Salomone, il grande e sapiente sovrano ebraico.
    Alle sue origini si ipotizza ci sia stata una scuola di saggi a cui convenzionalmente si dà il nome di "Javista", perché nei suoi testi Dio è chiamato col nome specifico "Jahweh", un nome però in seguito non pronunziato dagli ebrei e che di solito si indica solo con le quattro consonanti JHWH e si usa rendere con "Signore".
    Su questo nome divino e sul suo significato ritorneremo quando leggeremo il libro dell'Esodo.

  • Il nulla da cui Dio parte per la creazione è qui rappresentato dal deserto, privo di acqua, di vegetazione, e di presenze umane. E per questo che l'uomo è creato per primo, perché collabori con Dio nell'atto creativo: nel primo racconto egli era l'ultima creatura; ora è la prima ma il senso è lo stesso (l'uomo è il vertice e ha il primato sulle cose).
    La sua creazione è rappresentata sotto l'immagine del vasaio che plasma la creta: non per nulla in ebraico "uomo" è "adam" e la terra "adamah".

    Adamo, perciò, non è un nome proprio ma indica ogni uomo che è legato all'argilla (la parola ebraica letteralmente indica qualcosa di "rossastro" come l'argilla), cioè alla materia. Ma in lui Dio insuffla "un alito di vita".

    Non si tratta dell' "anima", come poi si dirà, ma di qualcosa simile a ciò che noi chiamiamo "coscienza". L'uomo, perciò, è contemporaneamente legato a Dio e al mondo e questa unità è la sua grandezza e bellezza.

  • Appare subito il mondo come un giardino lussureggiante, posto a "Eden", un termine che nelle lingue mesopotamiche può indicare sia la steppa (il giardino sarebbe, allora, un'oasi) sia la frescura di un luogo fertile e alberato.
    Non si tratta, quindi, di una localizzazione precisa ma di un'immagine per rappresentare il mondo in armonia con l'uomo. È questo il progetto che Dio aveva in mente creando l'uomo e l'universo.
    L'autore biblico, infatti, fa diramare da quel punto i quattro fiumi che, come i quattro punti cardinali, definiscono tutto il mondo nella sua bellezza e fecondità. Il Tigri e l'Eufrate sono ben noti come fiumi della Mesopotamia; gli altri due, Pison e Ghicon sono ignoti (l'Indo e il Nilo?).

  • L'uomo è collocato in questo orizzonte come lavoratore. Ma su di lui risuona un comando divino.
    Esso riguarda un misterioso albero del giardino, non segnato nei testi di botanica: è l'albero della "conoscenza del bene e del male", che sarà centrale nel prosieguo del racconto.
    La "conoscenza" per la Bibbia non è solo un'attività mentale ma anche vitale e della volontà, è simile alla decisione. "Bene e male", sono le due facce della realtà morale.
    Quell'albero è, quindi, il simbolo delle scelte morali.
    È solo Dio che decide ciò che è bene e ciò che è male: questo è il senso di quel comando. Se violato, l'uomo sperimenterà la morte, che non è solo l'esperienza fisica del morire ma soprattutto è la separazione dal Dio della vita.

  • La vicenda dell'uomo ha ora una duplice svolta, legata alla sua solitudine che finora egli ha sperimentato. Essa è parzialmente superata con la creazione degli animali a cui l'uomo impone il nome: nel linguaggio biblico "dare il nome" significa conoscere e possedere una realtà.
    È questo il momento della scienza, della tecnica, del lavoro che trasforma e domina il mondo e le sue creature.
    Ma, giunto alla sera della sua giornata, l'uomo si sente ancora solo. Gli animali e le cose non sono "un aiuto degno di lui". Egli entra allora in un sogno-visione ove Dio, raffigurato come un costruttore, crea, con la stessa materia di cui è costituito l'uomo (la "costola": in alcune lingue semitiche una stessa parola dice "costola" è "vita", "femminilità"), una nuova creatura umana fatta della stessa realtà e dotata di dignità.

  • E' nata la donna che l'uomo celebra con quel primo ed eterno canto d'amore: "Osso delle mie ossa, carne della mia carne".
    Si fa anche un gioco di parole col nome ebraico "isshah", "donna"),vedendolo come il femminile di "ish", un altro termine per indicare l'uomo: "si chiamerà 'isshah' (donna) perché da 'ish' (uomo) fu tratta".
    Tra i due si è stabilita ormai una comunione profonda così da essere "una sola carne".
    Questa espressione rimanda non solo all'atto sessuale matrimoniale, ma anche all'unità della vita (la "carne" è simbolo dell'esistenza nella Bibbia) e forse al figlio, che in se porta la vita di entrambi i genitori.

  • Il primo atto del racconto si chiude con l'uomo e la donna nudi e sereni.
    La nudità nella Bibbia è segno dell'essere creatura: l'uomo non peccatore si accetta così, con serenità. Dopo il peccato, la veste sarà il tentativo di ritrovare la dignità perduta, perché allora l'uomo non potrà più accettarsi così come egli è.

La prima pagina di questo nuovo racconto della creazione ha ribadito la bellezza della realtà uscita dalle mani di Dio. Essa è come un tessuto di armonie: l'uomo è in armonia con Dio, a cui è legato dall'<alito di vita>; è in armonia con la materia e gli animali a cui <impone il nome>; è in armonia col suo simile, cioè con la donna.

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