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La scelta

C'è un fatto, un gesto, talora impercettibile, talora banale, spesso determinante, in qualche momento addirittura decisivo, che segna, caratterizza, struttura tutta la nostra esistenza di uomini: la scelta.
Noi viviamo scegliendo. Ci hai mai riflettuto? Può darsi davvero che non ci abbia mai pensato. E non solo perché sei giovane. Ma perché scegliere fa talmente parte della nostra esistenza, di noi stessi, che quasi ininterrottamente compiamo questo atto senza rifletterci.
Ce ne accorgiamo - e talvolta il fatto sfiora o raggiunge il tragico - quando la scelta comporta lacerazione profonda, rinuncia violenta. Allora il problema della scelta ci si impone con tutta la sua forza esistenziale e ci scopre la sua reale incidenza nella nostra vita.
Ci rendiamo conto, sgomenti, che veramente noi viviamo scegliendo. Al punto che chi - per sfiducia, o pigrizia, o superficialità - tenta di esimersene, è perduto, finito. Mentre, paradossalmente, ha comunque già fatto una scelta. La peggiore: la negazione del vivere, dell'essere, il risvolto negativo dell'affermazione di sé.

Così, noi camminiamo da una scelta all'altra, la scelta ci porta avanti, ci condiziona per la successiva, è una proposta di vita che immediatamente ci interpella per una successiva determinazione.

Hai mai provato, da ragazzo, a camminare sui ciottoli di un torrente? Ecco prova per un momento a ricordare l'ebbrezza mista di conquista e di sgomento di quel procedere sul filo del rischio verso la riva, tra il luccichio dell'acqua che da ogni lato ti lambisce.
Noi camminiamo di scelta in scelta. Ogni scelta ci esprime. Ogni scelta ci rivela. Ma per poter operare delle reali scelte, è necessario essere consapevoli e liberi.

Consapevoli: perché nessuno sceglie veramente se non fra cose che può affermare di conoscere a fondo. Penso a quante persone rifiutano di definire il loro atteggiamento davanti a Dio. Decidono di ignorarlo, semplicemente, di "trascurarlo", Dicono: "Non m'interessa".
Dovrebbero dire: "Non lo conosco, non ne so nulla. Non ho mai saputo o voluto vedere il suo volto in tutti gli sconvolgenti segni che me lo avevano fatto balenare davanti agli occhi. Non ho mai dato retta alle voci che ne cantavano il messaggio. Non ho mai permesso alla sua voce � pur autentica dentro di me - di dirmi chiaramente il suo nome. Non so nulla di questo Sconosciuto che pure mi invade" ... Così lo trascurano. Ma questa non è una scelta. Questa è una evasione. O, al limite, la scelta di una fuga.

Altri, allo stesso modo, credono di aver scelto di rifiutare Cristo, o un certo stile di vita, o un'amicizia. Ma non si sono mai imposti il coraggio di cercare fino in fondo, di conoscere realmente ciò che decidono di trascurare.
Così la loro non si può dire se non la "scelta alla rovescia" di una rinuncia al reale, alla vita e ai suoi impegni pressanti.

Già, perché per operare delle scelte valide oltre che consapevoli occorre essere audaci. Dico audaci nel senso di liberi, aperti, disponibili alla speranza, capaci di fiducia, innamorati della novità inesauribile della vita. Chi è spiritualmente pigro, sfiduciato, pauroso, talpa, è incapace di scelte autentiche. Ripiega sempre su quello che s'illude già di possedere, di già conoscere, su quello che chiama sicuro e che in realtà è immobile e superato, è già morto, già scartato dal dinamismo della vita.
Chi è immobilista per elezione continua tutta la vita a ripiegarsi sulla sua unica scelta non-scelta che lo lascia tranquillo, al riparo dai venti dell'imprevedibile.

Sembra un gioco di parole, vero? La verità è che solo le scelte autentiche operano la promozione della personalità. Appunto perché implicano lo sforzo qualificante della ricerca di una verità più grande di quella posseduta perché esigono un'autodeterminazione alimentata dalla fede dal coraggio dall'ottimismo anche; talvolta da una grande capacità di sofferenza e di rinuncia.
Ogni scelta importante nella nostra vita è, in una certa misura, una nuova generazione, la nascita di una creatura nuova dentro di noi. Un evento. Ci riscopriamo nuovi in un paese nuovo. Con tutti i traumi, l'esaltazione e il mistero che ogni nascita comporta.
Naturalmente non saremo continuamente chiamati a scelte talmente drammatiche. La vita della massima parte delle persone credo possiamo dire di ciascuno di tutti e fatta di un intrecciarsi fittissimo quotidiano � ma non banale - di scelte che sono piccolissime.

Ma qui entra in campo la coerenza.
Le scelte piccolissime sono valide nella misura che sono in armonia con quelle poche - ma definitive - scelte di fondo (una fede, uno stile di vita, un impegno) che ognuno di noi è chiamato a fare forse una volta per tutte nella vita, ma a verificare proprio nello stillicidio quotidiano delle scelte piccolissime.
Oggi prima o poi tutti adoperiamo parole come scelte di fondo scelte prioritarie opzione fondamentale. In tanti sensi. In tanti campi. A proposito di una quantità di argomenti.
Ecco: ho pensato che forse non era inutile fermarci un poco insieme a ragionare così senza pretese su questa parola breve e terribile, su questa realtà tanto quotidiana da apparirci ovvia e insieme tanto impegnativa e qualificante da rivelarsi anche a un esame rapido e superficiale come il nostro addirittura definitiva.
Tutta la mia vita, nella misura che è degna dl essere detta personale, umana, porta il sigillo di questa piccola immensa misteriosa mia capacità: la scelta.

Qualcuno dice: "Ma se, al limite, non mi è stato neanche chiesto di venire al mondo. Mi ci han messo senza interpellarmi" ...
Forse ha ragione. Ma nessuno può negare che mi hanno buttato fra le braccia questo dono sconvolgente ce è una vita tutta ancora da vivere, canzone ancora senza parole. musica senza ritmo.
Io solo ne posso decidere il volto, le cadenze, l'armonia. Io solo scegliendo. Con insistenza, con dolcezza talvolta, più spesso con veemenza, la vita mi sollecita. Impossibile lasciarsi vivere, inaccettabile delegare altri. Sono io che devo scegliere. E la vita mi sollecita a fare ogni giorno scelte di vita.

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