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Il successo

Alla base di questa mitica parola, esiste un equivoco: il successo viene confuso con la notorietà, i suoi sovrani vengono generalmente identificati nei divi del cinema, della televisione e dello sport, anche se può perfino accadere che un chirurgo, un sarto o un presentatore diventino eroi dei rotocalchi, dei divi costantemente sotto i riflettori della celebrità.
La matrice resta comunque la stessa: il culto della fama e della ricchezza.

In realtà, che cosa sia effettivamente il successo non lo sanno neppure i più diretti interessati.
"Il successo è qualcosa che non si può definire - disse un giorno un cantante che si trovò improvvisamente catapultato nel mondo della notorietà grazie a una canzone indovinata. Qualcosa che si riconosce dentro di sé solo da un fatto: che poi tutto è diverso, senza rimedio".

Un famoso regista, che da oltre quarant'anni è stato sulla cresta dell'onda, a chi gli pose la stessa domanda, rispose: "Il successo è fortuna, innanzi tutto. Ma la fortuna non và a casa di nessuno. Non si sà neppure dove abiti. Bisogna mettersi per strada e cercarsela: ecco il punto. E poi ci deve essere sempre qualcuno che favorisce questa ricerca. E inoltre ci vuole qualcuno con cui spartire i beni del successo, altrimenti servono a ben poco. Una cosa è molto importante: bisogna insegnare ai giovani che il successo ha più spine che rose, che costa molto. C'è gente che l'ha pagato fin troppo caro".

Il successo di questo genere è una conquista dura, snervante, solitaria, che non ammette pietà per nessuno. Ed è pericoloso il suo rovescio grigio e inquietante.
Il successo, infatti, è come una droga: una volta raggiunto, impegna la personalità di chi è riuscito ad afferrarlo, ogni giorno, ogni ora, ogni minuto.
Ha il potere di rallegrare e di allarmare nello stesso tempo, poiché la sua conquista stimola la ricerca continua della notorietà. La paura di perderlo, di scendere dal piedistallo faticosamente conquistato, diventa un'ossessione, un'idea fissa da cui è arduo liberarsi.

È in questo orgasmo, in questo abnorme sgomento che vanno ricercate le cause di tanti drammi che sempre più spesso riempiono le pagine dei giornali.

Che struggente tristezza leggere certi titoli! "Alcool, droghe e follìa distruggono le stelle". "Un universo disciolto nel wisky, che altro non era se non veleno, come l'incapacità di vivere il tramonto della sua carriera, come il rimpianto lancinante dei giorni in cui era famoso".

La ricerca indiscriminata del successo, che sembra caratterizzare la nuova generazione, non và però giudicata sempre negativamente. Molti giovani infatti vedono nella popolarità non tanto un mezzo per fare denaro o per permettersi esperienze deteriori, quanto una possibilità di aprire la solitudine di ciascuno al dialogo con gli altri, alla vita di gruppo.

Anche questa è certamente una delle tante facce della verità, ma noi vogliamo pensare ad un'altra specie di successo: quello che fece dire a una giovane commessa dei Grandi Magazzini: "Per me il successo è quando si riesce bene nel proprio lavoro e si è felici di farlo. Sentirsi cioè tagliati per il proprio mestiere e ricavarci, oltre ai mezzi per vivere, anche un senso di orgoglio, di pienezza e di sprone alla vita: ecco il successo".

I contadini che zappano su terreni duri come roccia e continuano imperterriti finché riescono a ricavarci dei pascoli, sono fra coloro che conoscono la grande molla del successo: l'ardore implacabile di una potente volontà applicata ai più semplici e aridi doveri della vita.

Il primo punto da considerare, è la capacità di scelta: una comoda rinunzia, o l'ardua perseveranza senza alcuna certezza di un'adeguata ricompensa. Affrontare un'impresa, infatti, può anche implicare una sconfitta. La vita è costellata di sconfitte: fino alla vittoria finale. Esiste un solo ostacolo al suo conseguimento: l'incapacità non soltanto di sopportare gli insuccessi, ma di servirsene.

Il successo è un padrone esigente: ce lo dimostrano le biografie di persone celebri che hanno lasciato una traccia del loro passato: tutte, indistintamente, hanno lavorato, giorno e notte, per lunghissimi anni, senza concedersi distrazioni o inutili sprechi di energie, senza vacillare, senza mai darsi pensiero per sé stessi.

L'egocentrismo è la rovina di una vera personalità. Una persona che si avvolge continuamente in sé stessa, potrà raggiungere tutta la popolarità di questo mondo, ma interiormente perderà qualunque significato.

Il successo, quando a perseguito con sana consapevolezza, è utile e necessario, specialmente ai giovani. Li pone di fronte ad una valutazione attenta delle proprie attitudini e delle proprie qualità e li spinge fuori dalle secche dell'indolenza, dell'incapacità e della malinconìa, pungolandoli verso un traguardo.

Alla luce di questa particolare angolazione tutto è positivo, anche una semplice impresa finanziaria, un esame, un matrimonio, una passione. Un successo comprende anche notti vuote, come quella degli apostoli sul lago di Tiberiade: tanta fatica, un'immensa stanchezza e una rete vuota.
La tribolazione ci spinge a chiedere aiuto e chi, se non Dio, può renderci forti con la Sua promessa? Che cosa, se non l'insuccesso, potrà porre un freno all'orgoglio prima che diventi superbia e stimolarlo a più alte conquiste?
I momenti più importanti della vita non sono quelli della vittoria finale, ma quelli in cui, per avvilimento o disperazione, si sente nascere in sé una sfida alla vita e l'inesorabile volontà di raggiungere una méta più alta, elevandosi al di sopra delle proprie debolezze.
Nel momento stesso in cui decidiamo di non lasciarci più vivere alla giornata e di tentare qualcosa di più alto, dobbiamo mettere in bilancio l'insuccesso.
Contare su sé stessi e, nella sfortunata occasione di una sconfitta, saper superare lo sconcerto e l'amarezza facendo un onesto bilancio delle proprie responsabilità. Se poi accadesse il miracolo della vittoria piena, occorre premunirsi contro questa specie di esaltazione che, simile a uno stupefacente, può far perdere la misura della propria limitazione umana e convincersi di essere veramente degli esseri superiori. Niente di più fallace e pericoloso.

La vita è movimento e nulla dura in eterno. Più in alto ci capiterà di arrivare e più aleatorio sarà il salto che, fatalmente, la matematica della vita ci imporrà.
Restare semplici e perfettamente realisti, è l'unica arma per avere realmente successo.
Alla fine dell'avventura, ci ritroveremo più maturi e arricchiti: maturati dall'esperienza e arricchiti dalla saggezza e dai ricordi.

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