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"UN LIBRO DIVERSO NELLA BIBLIOTECA DELL'UMANITÀ"

I grandi libri dell'umanità sono numerosi. Tuttavia nessuna opera, antica o moderna, può venire paragonata alla Bibbia: essa ha una storia e uno scopo del tutto singolari.

Quando diciamo "Bibbia", usiamo una parola greca che significa "il libro" o "i libri" o "biblioteca".

Infatti, per gli Ebrei e per i Cristiani quest'opera è "il libro per eccellenza"; ai loro occhi riveste un'importanza unica e straordinaria perché lo considerano come divino: in esso trovano la Parola di Dio e la Storia di Dio nel Suo rapporto con l'umanità.

In questa rubrica d'informazione biblica potrete leggere un contesto biblico, le relative "osservazioni" sul medesimo, ed infine, una rubrica costituita da interessanti "puntualizzazioni" su parole o frasi.

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La "testa" del battista

Giovanni il "Battista" è largamente ricordato nella liturgia cattolica, nella tradizione e anche nel folklore.

A partire dal V secolo la sua festa viene celebrata il 24 giugno.
La data non ricorda la sua morte (come avviene per i santi, generalmente) ma la nascita, per sottolineare come Giovanni era destinato sin dall'inizio della sua vita a una straordinaria missione.

Fin dai tempi di Gerolamo (IV-V secolo) si diceva che i resti di Giovanni erano stati trasportati a Sebaste (capitale della Samaria) nel primo secolo, e poi bruciati trecento anni dopo, per ordine dell'imperatore Giuliano l'Apostata.

La testa del Precursore, diceva la tradizione, era rimasta invece a Gerusalemme. Ma nel 394 si venerava anche a Costantinopoli una "testa" di San Giovanni Battista.

Nel secolo successivo, verso il 450, si parlava di una testa di Giovanni esposta in Siria, a Emesa, sulle rive del fiume Oronte.

Attualmente sono indicate da varie tradizioni, come "teste di Giovanni Battista" una reliquia che si trova a Roma (nella chiesa di S. Silvestro) e addirittura tre in Francia: a Saint-Jean-d'Angély, ad Amiens e a Verdun.

Tutte queste testimonianze documentano un ininterrotto attaccamento popolare alla figura del Battista. Ma dimostrano pure che non si è fatto ancora abbastanza per depurare la fede e il culto dai sedimenti di tradizioni malcerte e di grossolani errori storici, che portano a conseguenze di clamorosa assurdità.

Quello che conta di Giovanni è la sua irriducibile testimonianza per la giustizia, la sua totale disponibilità per la missione affidatagli da Dio e non l'esistenza qua e là di parte del suo corpo.

NAZARET, CITTÀ SCONOSCIUTA

Il nome di Nazaret non compare mai nell'Antico Testamento, né nel Talmud e neppure negli scritti storici di Flavio Giuseppe. Ne parla solo il Nuovo Testamento.
Alcuni storici, perciò, hanno per lungo tempo messo in dubbio l'esistenza stessa di Nazaret all'epoca di Gesù, nel luogo della città attuale.

Successivamente, importanti scoperte archeologiche - soprattutto nel sottosuolo delle attuali chiese di S. Giuseppe e dell'Annunciazione - hanno permesso di stabilire che il villaggio non solo esisteva, ma aveva origini antichissime.

Nazaret è situata sugli estremi contrafforti dei monti di Galilea, e si distende sul versante sud-ovest di un vasto anfiteatro collinare (4-500 metri di altitudine).

C'è una ricca vegetazione, soprattutto in primavera, e le ricerche scientifiche hanno rivelato l'esistenza di una fiorente agricoltura già molto tempo prima di Gesù: vigne, uliveti, datteri fichi. Sono stati anche portati alla luce numerosi rustici silos scavati nelle colline, cisterne per l'acqua e il vino, torchi per l'uva e frantoi per le olive. Fiorente era anche l'artigianato.

COM'ERA UNA CASA DI POVERI

Ai tempi di Gesù, certi abitanti di Nazaret vivevano ancora da trogloditi, con il loro bestiame, in nicchie scavate nei fianchi delle colline, mentre nelle grandi città palestinesi già si ammiravano le vie rettilinee, i porticati, i pavimenti di marmo.
A Sefforis o a Samaria (chiamata poi Sebaste) c'erano splendidi templi, bagni pubblici e teatri.
In generale, le case dei poveri erano cubi o parallelepipedi di pietra o argilla, con una sola apertura, formate da un unico locale, diviso poi in due nel senso del livello: una parte pi� elevata del pavimento (pietra o terra battuta) serviva per dormire, e quella pi� bassa poteva essere stalla, o laboratorio.
Case di poveri, e cioè di agricoltori e artigiani, numerosi in questa terra feconda e operosa.

A Nazaret, molte di queste case erano addossate alle colline: si risparmiava così una parete.
Il tetto era piano, a terrazza, raggiungibile con una scala esterna o arrampicandosi sui fianchi della collina: vi si ponevano i frutti a maturare e i legumi. Vi si pregava pure, a volte, e vi si dormiva nelle notti afose. Era anche piuttosto facile "levare il tetto", fatto di rami e di terra quasi sempre (come accadde quando si volle far scendere un infermo davanti a Gesù in una casa della vicina Cafarnao).

Per il riscaldamento si usavano bracieri, o semplici cavità nel pavimento, riempite di carboni ardenti.
A Gerusalemme, nella fortezza Antonia costruita da Erode il Grande e confiscata dai Romani, Ponzio Pilato aveva invece una sorta di "riscaldamento centrale" (esistente anche in certi palazzi di Roma) con un sistema di tubi nei quali circolava l'aria riscaldata da un grande forno.

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